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Dallo sfruttamento
all’inclusione

· ​Rapporto di Caritas italiana e Fondazione Migrantes ·

Roma, 6. Svolgono lavori meno qualificati, vengono sfruttati e la loro retribuzione mensile è al di sotto della media degli occupati italiani: è quanto emerge dal venticinquesimo Rapporto immigrazione di Caritas italiana e Fondazione Migrantes, che analizza la presenza dei residenti stranieri nei vari settori lavorativi. In Italia sono 2.360.307 i lavoratori stranieri, l’88,5 per cento sono dipendenti e in maggioranza svolgono lavori meno qualificati (36,5 per cento rispetto al 7,9 per cento degli italiani). Da qui la richiesta di don Francesco Antonio Soddu, direttore nazionale di Caritas italiana, di misure di sostegno finanziario «per tutti, per riequilibrare un’eccessiva disparità economica fra i cittadini che vivono e lavorano nel nostro Paese, italiani o stranieri che siano».

Ricordando le gravi disparità salariali e le situazioni di sfruttamento degli immigrati, Soddu si è detto convinto della necessità di introdurre in Italia il Reis (Reddito di inclusione sociale), una misura universale di lotta all’esclusione sociale. La Caritas chiede anche, a favore degli immigrati e per allinearsi agli standard europei, «un abbassamento delle tasse per i rinnovi dei permessi di soggiorno e per l’inoltro della domanda di cittadinanza, attualmente troppo elevati rispetto alla media europea e anche ingiustificati in confronto ad altre istanze di tipo amministrativo». Oltre a sollecitare l’approvazione della legge sulla cittadinanza, il direttore ha ricordato anche l’iniziativa di legge popolare per riconoscere il diritto di voto alle amministrative per gli stranieri residenti: «Non si può pensare di costruire un dialogo con alcun interlocutore se non gli si dà voce, se non lo si coinvolge nei processi che lo riguardano».

Anche monsignor Guerino Di Tora, vescovo ausiliare di Roma e presidente della Fondazione Migrantes, ha osservato che, per favorire una cultura dell’incontro che si traduca nella capacità di riconoscere peso alla rappresentanza del popolo dei migranti, sono necessari «una cittadinanza per i minori stranieri (oltre un milione in Italia), ma anche un esercizio della cittadinanza per gli adulti».

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24 agosto 2019

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