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Dall’estasi all’adorazione

Dal libro qui presentato pubblichiamo alcuni stralci del saggio «Iconografia giuseppina nell’arte colta».

In uno dei palazzi della piazza, a Guastalla, io la vidi quasi trent’anni fa: una tavola, cosa rara per un pittore del Settecento come Piazzetta, un San Giuseppe con il Bambino . Il dipinto, in verità, non era né pubbicato né conosciuto, né confermato come Piazzetta da nessuno oltre alle persone che, con sensibilità, lo avevano visto come me negli anni precedenti. Dunque venne conosciuto e pubblicato per la prima volta da me. Decisi di acquistarlo e così divenne mio del tutto. Il dipinto è stato restaurato da Gianfranco Migliardi e venne concesso quasi subito in prestito al Museo della città di Guastalla.

Il destino mi ha condotto, nel corso degli anni, ad acquistare anche un bellissimo disegno di Piazzetta con il medesimo soggetto: il San Giuseppe con il Bambino della collezione Alverà di Venezia, un disegno notificato.

Piazzetta è uno dei grandi pittori del Settecento Veneziano, meno conosciuto di Tiepolo. È pittore di grandi pale d’altare e di soffitti di chiese, e coltiva una pittura di genere con soggetti popolari che ha determinato una scuola con artisti notevoli come Maggiotto, Nogari, Angeli, Giulia Lama. È certamente un grande maestro. Ma i suoi temi più frequenti restano quelli religiosi, in una particolare interpretazione, retorica e scenografica, del naturalismo.

La sua esperienza è maturata in ambito emiliano, vicino a Giuseppe Maria Crespi, in una tradizione realistica — benché egli non sia un pittore realista — che ha la sua ascendenza nel naturalismo di Caravaggio. Rimane sempre in Piazzetta un fondo scuro, un effetto di penombra, di contrasto, di chiaroscuro che è la sua caratteristica. Dal punto di vista del disegno e della felicità pittorica egli è esattamente come Tiepolo, ma mentre Tiepolo è portato verso i chiari e verso la natura e la luce del giorno, Piazzetta è portato verso la notte, verso gli interni, verso gli scuri. Entrambi sono grandi disegnatori.

Notevole testimonianza delle capacità del Piazzetta, anche nel breve sviluppo, con una sintesi più risoluta di quella del Tiepolo, è la felicissima composizione del San Giuseppe con il Bambino , in un originalissimo scorcio che mostra la testa del santo di sotto in su, con lo sguardo volto al cielo in una suprema visione divina (formidabile la velocità dello sguardo rapito, col bianco lampo negli occhi).

Il Bambino si proietta verso di noi non solo con la concentrazione dello sguardo felino, come contornato da una maschera disegnata dall’ombra e inarcata sul naso emergente alla luce, ma con tutto il suo corpo plastico e morbido, dalle carni premute dalla mano energica del padre. Ne sentiamo l’elastica consistenza, sulla quale emerge il braccio tornito dalla luce, di densa pasta pittorica, con un perfetto chiaroscuro. In tutto il dipinto la pittura è vibrante, con rapidi guizzi, veloci sottolineature, fino al grumo bianco del panneggio increspato. Tutta la superficie dipinta è in tensione, vibra, e restituisce volumi pieni, compatti, elastici.

Nella prospettiva di una pubblicazione di questo dipinto, il Piazzetta assume quasi il ruolo di un patrono, di un testimone, di una mascotte. Infatti è mascotte questo bellissimo Bambino che rappresenta, ancora in chiave caravaggesca, il divertimento di Piazzetta, con il potente contrasto e con il chiaroscuro che offusca il volto dispettoso di questo Gesù, esaltandone lo sguardo penetrante.

Il tema di Giuseppe con il Bambino poi dovette appassionare il Piazzetta, che lo affrontò anche in un grande disegno già in collezione Alverà, a Venezia. Un foglio imperiale in cui si indaga diversamente il rapporto fra il padre e il Bambino: san Giuseppe vigila, con paterna, amorosa attenzione sul Bambino disteso e dormiente, agli antipodi di quello sveglissimo e spiritato della tavola. San Giuseppe passa dall’estasi, nella quale pare inebriato, alla contemplazione, all’adorazione.

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24 ottobre 2019

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