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Dall’esodo
alla rinascita

· Conclusa la visita del cardinale Sandri negli Stati Uniti ·

Cento anni fa i vescovi ruteni erano tre; oggi sono più di cinquanta in trentaquattro eparchie. In questo lasso di tempo c’è stata la persecuzione del regime comunista in Ucraina e la clandestinità. Bastano questi dati per considerare la grande vitalità della Chiesa greco-cattolica ucraina. In ricordo dei cinquanta anni dall’erezione dell’eparchia di Parma dei ruteni, il cardinale Leonardo Sandri ha tenuto l’omelia durante la Divina liturgia celebrata sabato 22 giugno, nella cattedrale locale. È stata questa la penultima tappa del viaggio del prefetto della Congregazione per le Chiese orientali negli Stati Uniti d’America, dove ha visitato le comunità della diaspora orientale, diventate nel corso degli anni numerose e importanti. Sono comunità sorte per l’emigrazione a causa delle violenze e dell’indigenza, e chiamate oggi a custodire la propria identità. Anche l’eparchia di Parma dei ruteni e la metropolia di Pittsburgh dei ruteni sono realtà nate nel tempo a seguito della massiccia emigrazione dalle zone della Transcarpazia e dell’Europa orientale.

Durante il viaggio che lo ha portato a fare tappa a Chicago e a Detroit, il cardinale ha potuto incontrare le comunità ucraine, rutene, maronite, copte, caldee, siro-malabaresi, condividendo un tratto del cammino dei figli e delle figlie delle Chiese orientali cattoliche negli Stati Uniti d’America. Questo paese, ha detto all’omelia, «deve la sua storia e identità all’accoglienza di diversi popoli, chi in fuga dalle guerre, chi in cerca di lavoro o di poter sopravvivere con dignità insieme ai propri figli e alla propria famiglia» sentendosi «da un lato autentici e fedeli cittadini della nuova realtà e dall’altro non volendo perdere le proprie radici ed identità». Da qui la preghiera affinché non «si smarrisca la consapevolezza e la promessa di futuro contenuta nel credere che si può vivere insieme tra diversi, che si può essere un solo popolo pur provenendo da molte genti».

Vivere la tensione all’unità, l’amore per la giustizia e per la pace, per i figli e figlie della Chiesa rutena significa — ha aggiunto il porporato — «rimanere in un grande abbraccio con Papa Francesco, garante dell’unità visibile di tutti i credenti in Cristo». Ma significa anche rimanere in comunione con il metropolita William, con il vescovo Milan e con tutti i fratelli e le sorelle nelle terre dell’Europa centro-orientale «dalle quali siete venuti un giorno, specialmente quelle purtroppo sofferenti dopo già tante prove vissute» nella loro storia recente. Il cardinale ha invitato in particolare a ringraziare «per il dono della libertà che in questo paese avete potuto sperimentare perché per lunghi anni diverse zone dell’Europa erano oppresse da regimi atei e contro la stessa umanità». Nel paese americano, i fedeli hanno avuto la possibilità di svilupparsi e «di crescere senza quel tipo di ostacoli, ma questa libertà come dice san Paolo non divenga un pretesto per smarrire le vostre radici».

Il giorno successivo, il prefetto ha presieduto le celebrazioni per i cinquanta anni dell’arcieparchia metropolitana di Pittsburgh dei ruteni. Nella cattedrale locale, ultima tappa del suo viaggio negli Stati Uniti d’America, ha tenuto l’omelia durante la Divina liturgia celebrata domenica 23. Il cardinale ha trasmesso ai presenti il saluto e la benedizione di Papa Francesco. Anche lui, ha detto, «è figlio di una famiglia che un giorno si è messa in cammino, lasciando la casa e imbarcandosi su una nave per attraversare l’oceano». Come fecero «i vostri familiari, lasciando diverse zone dell’Europa centro-orientale per venire negli Stati Uniti cercando fortuna e lavoro, soprattutto nell’esperienza dura e faticosa delle miniere». Non fu facile per loro il viaggio, ha sottolineato il porporato, perché «l’accoglienza dovette subire le regole dure dell’immigrazione». Anche da parte della Chiesa latina di allora «non fu immediata la comprensione». Poi, il prefetto ha ringraziato il Signore perché «come in ogni famiglia, la crescita e la maturità dei figli donano sempre nuova consapevolezza ai membri della casa». Da allora quanto «era iniziato con Leone xiii, supportato da Benedetto XV, passato attraverso il grande evento del concilio Vaticano II, culminò per voi con gli eventi che stiamo celebrando, i cinquant’anni dell’eparchia di Parma e della metropolia di Pittsburgh». Come è stato ricordato, proprio mentre «i fedeli dell’Europa soffrivano il martirio o il carcere, san Paolo VI non abbandonava i loro fratelli e sorelle negli Stati Uniti confermando la presenza attraverso l’istituzione delle circoscrizioni rutene». Nel 2014 Papa Francesco «ha regolarizzato e consentito una piena e migliore assistenza pastorale dei fedeli orientali cattolici, secondo il proprio ordinamento disciplinare anche al di fuori dei territori tradizionali». Di questa storia il porporato ha invitato a rendere grazie a Dio, perché anche «i momenti difficili, vissuti sin dentro la Chiesa, se affrontati nella fedeltà profonda al Signore generano frutti di maturità e consapevolezza che sono un dono che su tutti nel tempo si riverbera, come è ogni grazia che viene dal cielo». Da qui l’invito a rimanere sempre «aperti e disponibili all’azione dello Spirito», stringendosi «nella preghiera attorno alla roccia di Pietro e dei suoi successori, perché ci indichino sempre Cristo, via, verità e vita» e aiutino a vivere «con gioia e orgoglio l’appartenenza alla Chiesa cattolica, recando ciascuno il proprio dono e deponendolo dinanzi al Signore, come fecero i Magi, venuti da Oriente».

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