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Dalle quadrighe a Cinecittà

· Nel libro «Moccoletti romani» ·

Il trasferimento a Roma di mio padre dalla città di Siena, che lo aveva allevato ed educato nelle sue scuole e all’università, si perfezionò nel 1946. Aveva già visitato la città eterna prima del conflitto mondiale e nel 1942 era stato assunto al Centro sperimentale di cinematografia, un servizio che si concluse l’anno seguente a causa del precipitare degli eventi bellici.
Il suo entusiasmo per Roma, la sua storia e le sue tradizioni, lo portarono a mettersi in contatto con grandi personalità del tempo, come lo storico e finissimo cultore di romanistica Ceccarius, che lo invitò a scrivere contributi saggistici per l’annuale Strenna dei Romanisti, un punto di riferimento ineludibile per gli studiosi di Roma. I suoi saggi vennero pubblicati regolarmente dalla fine degli anni quaranta al 2008.

Wilhelm Marstrand, «Festa dei moccoletti al Corso a Roma» (1848)

Si può affermare che fu il cinema a portarlo a Roma, come funzionario del Centro sperimentale di cinematografia, e il debito di riconoscenza fu ricambiato avvicinando me e mio fratello Luca alla sua passione per i film, invitandoci a numerosi pomeriggi nelle sale cinematografiche di Trastevere o del rione di Campo Marzio. Ricordo tanti peplum con Maciste, Ercole e Ursus o molti western di John Ford. Amava anche i film comici e ricordo benissimo le sue risate alle performance di Jerry Lewis, che contagiavano anche me. Sin da bambino ho potuto notare come si fosse ben adattato allo spirito romano e quanto ammirasse Aldo Fabrizi e Alberto Sordi.
Nel libro Moccoletti romani (Roma, Edizioni Sabinae, 2017, pagine 296, euro 18, con introduzione di Luca Verdone e prefazione di Tullio Tentori) presentato il 1° dicembre a Roma presso la Fondazione Besso, vi sono contributi originali di Mario Verdone (1917-2009) allo studio di un aspetto importante nella storia della città. Dalla gloria dei circhi dell’età imperiale, con le loro “pompe” e le corse con le quadrighe, arriva fino alla Cinecittà di Fellini, e delinea in questo modo un percorso che certamente ha nobilitato la tradizione storica dello spettacolo romano arrivando fino agli “studios” di via Tuscolana.
La curiosità di mio padre non si ferma al celebre carnevale romano dell’Ottocento, quando il martedì grasso si svolgeva nella via del Corso la sfilata dei moccoletti, i lumini portati a mano dalle maschere nelle ore serali. Il divertimento dei partecipanti era di spegnere quelli degli altri e di burlarsi di loro con scenate a volte sguaiate, soprattutto se erano rivolte alle dame.
Le sue indagini si estendono infatti a tutto il Novecento, esaminandolo sia nel campo cinematografico che teatrale, senza trascurare le arti figurative. La sua ammirazione per Ettore Petrolini ha avuto come conseguenza il mio interesse per le sue “macchiette” e quando decisi di presentarmi al pubblico con uno spettacolo tutto pensato e interpretato da me intitolato Senti chi parla, non posso negare che i suoi componimenti satirici mi abbiano influenzato per la riproposizione dei miei “caratteri”, soprattutto nella forma sintetica.

Ancora una volta devo confessare che le sue passioni, i suoi interessi, i suoi entusiasmi, mi hanno fatto maturare e quel suo strano connubio di “senesità” e “romanità” lo rendeva gioviale e divertente nella veste di erudito conoscitore dello spettacolo romano. Dalla piazza del Campo di Siena e dalla corsa del Palio a quella dei “barberi” di via del Corso per il carnevale romano, il passo è stato breve.

di Carlo Verdone

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23 maggio 2018

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