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Uno sguardo diverso

· In un libro intervista a Víctor Manuel Fernández ·

È passato un anno dall’elezione di Bergoglio e in Europa si comincia a capire che la portata di questo pontificato va ben al di là di un semplice rinnovamento dello stile comunicativo. Si tratta infatti di una novità che non si può interpretare all’interno delle tradizionali correnti usualmente riconosciute nella Chiesa: dietro Francesco c’è infatti un altro mondo, un’altra cultura, che bisogna imparare a conoscere. Una cultura poco nota, anche se l’America latina è il continente che conta il maggior numero di cattolici.

Proprio per questo è utile leggere il libro intervista di Paolo Rodari (Il progetto di Francesco, Emi) all’arcivescovo Víctor Manuel Fernández, teologo e rettore della Pontificia università cattolica di Buenos Aires, una delle primissime nomine episcopali di Bergoglio, con il quale aveva collaborato alla stesura del documento di Aparecida. Un collaboratore stimato dal Papa, dunque, esponente importante della cultura cattolica sudamericana.

Il libro — che si dipana sullo schema dell’esortazione apostolica Evangelii gaudium — è chiaro e profondo, e apre una porta su un modo di vedere il mondo e la Chiesa diversi da quelli a cui si è abituati. Perché siano diversi lo spiega con chiarezza Fernández: «Se un cristiano è circondato dai poveri, è da quella realtà che sarà sempre interrogato ed è da lì che nascerà la sua riflessione». Francesco infatti «raccoglie la riflessione teologica e spirituale delle estremità del mondo e non solo quella dei Paesi che vengono considerati il “centro” del mondo». Una riflessione che non parte da una prospettiva dottrinale ma dall’esperienza pastorale, e può essere accompagnata e arricchita da altre visioni complementari.

Non è solo però la consapevolezza dell’esistenza dei poveri a cambiare il punto di vista, ma il fatto che i poveri in America latina sono credenti, e molti di loro cattolici. Per questo è decisivo riconoscerli come soggetti creativi, e non solo destinatari di aiuti e di visioni del mondo elaborate altrove. Un punto di vista che fa capire con chiarezza come ci si muova al di fuori di ogni ossessione ideologica, che caratterizzava invece il pensiero della teologia della liberazione.

Fernández sottolinea come conseguenza di questo atteggiamento la forte diffidenza di Papa Francesco nei confronti della «mondanità spirituale», purtroppo molto diffusa e descritta efficacemente come «una fiducia eccessiva nelle proprie capacità, nell’assolutizzazione delle proprie idee, nell’abitudine di giudicare gli altri, in una guerra permanente contro coloro che sono diversi, in un individualismo di comodo, nella mancanza di un generoso fervore». Atteggiamento più grave se si verifica all’interno della Chiesa, perché viene mascherato da spiritualità e ortodossia.

Francesco pensa infatti che restituire il ruolo di soggetti attivi ai poveri — alla loro semplice pietà attribuisce un grande valore — sia essenziale per spingere la Chiesa verso un’“uscita” missionaria nel mondo. Fernández sottolinea la fedeltà del Papa a un insegnamento del Vaticano ii spesso negletto, la “gerarchia delle verità”, non tutte della stessa importanza. Si capiscono così meglio le sue critiche nei confronti di coloro che insistono in modo esclusivo sui principi della morale, significativi soltanto all’interno del contesto evangelico e dello spazio riservato alle verità più importanti. In quest’ottica si comprende bene come i principi detti non negoziabili rischino di divenire solo occasioni di una battaglia ideologica, se vengono isolati al di fuori di uno sguardo di fede.

Nell’Evangelii gaudium Fernández segnala altri punti fortemente innovativi, non ancora sviluppati: come la necessità di una nuova catechesi, che «è qualcosa di molto esigente e rivoluzionario, e provocherà molto scompiglio». Il libro termina con ricordi del rapporto con Bergoglio, caratterizzato da momenti di grande intensità spirituale: come quando Fernández, rivoltosi a lui per un consiglio quando fu sottoposto a critiche per alcuni libri di spiritualità, riceve una risposta che rivela molto anche del coraggio del futuro Papa: «Alza la testa e non lasciare che ti tolgano la tua dignità».

 Lucetta Scaraffia

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14 ottobre 2019

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