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No dell’Australia
al Global Compact sulle migrazioni

· Il governo di Canberra pronto a tagliare la quota annuale di arrivi ·

L’Australia non firmerà il Global Compact sulle migrazioni che verrà adottato alla conferenza intergovernativa in programma a Marrakech nel prossimo mese di dicembre per poi ricevere l’avallo dell’Assemblea generale dell’Onu. Il governo di Camberra si prepara inoltre a tagliare da 190.000 a 160.000 unità la quota annuale di immigrati nel paese. Lo ha annunciato il primo ministro conservatore Scott Morrison.

In un comunicato congiunto con il ministro degli affari interni, Peter Dutton, e degli esteri, Marise Payne, Morrison ha annunciato il no australiano al testo, peraltro non vincolante, dell’Onu. «Non pensiamo che un’eventuale firma a questo accordo possa migliorare la nostra capacità di controllare le frontiere e di gestire il nostro programma di immigrazione» si legge nel comunicato. In un’intervista al quotidiano «The Australian», il primo ministro è stato ancora più esplicito: «Non intendo sottoscrivere un trattato che ritengo sia contrario all’interesse nazionale e che potrebbe essere utilizzato contro l’Australia da chi critica la nostra politica sul controllo dei confini». Il no dell’Australia al Global Compact sulle migrazioni si aggiunge a quello di altri paesi come Stati Uniti e Israele. Secondo fonti di stampa, il rifiuto di Canberra al Global Compact è motivato dal fatto che la bozza finale del trattato considera la detenzione dei migranti come un’ultima risorsa, invitando gli stati a individuare strumenti alternativi.

La scelta australiana s’inquadra in un contesto estremamente complesso. Ieri Amnesty International ha pubblicato un rapporto nel quale rende noto che «la detenzione a tempo indefinito nello stato-isola di Nauru e nell’isola di Manus ha spinto un numero crescente di rifugiati e richiedenti asilo a tentativi di suicidio e atti di autolesionismo». Da anni Canberra ha stretto un accordo con alcuni stati del Pacifico per dirottare migranti e rifugiati provenienti dal sud-est asiatico in centri di accoglienza sul loro territorio. Secondo dati raccolti dal rapporto, nelle due isole sono richiuse 1278 persone. «Tre persone hanno già commesso suicidio, spinte alla disperazione dopo anni in una prigione a cielo aperto».

In un discorso tenuto a Sydney, Morrison ha inoltre espresso inquietudine per l’aumento dei migranti, specialmente nelle grandi città. «La crescita della popolazione ha svolto un ruolo importante nel successo della nostra economia. Ma ora gli australiani nelle grandi città sono preoccupati per questo fenomeno. A Sydney e a Melbourne le strade sono sempre più congestionate, gli autobus e i treni sono pieni, le scuole non accettano più nuovi alunni», ha detto il primo ministro.

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