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Dall’arte alla politica

· Le radici culturali di Theodor Herzl ·

Eugenio Capozzi ricostruisce la storia del movimento sionista sottolineando che questo ha molti tratti in comune con altri fenomeni politici e ideologie dell’Ottocento europeo. 

In particolare, esso si può assimilare per molti versi ai grandi processi di costruzione delle identità nazionali che in quel secolo hanno svolto un ruolo centrale. Ma ciò che lo caratterizza specificamente è la sua intrinseca commistione con la dimensione letteraria. È vero che un certo tasso di retorica artistica e/o accademica contrassegna i modelli politici prodotti da tutti i movimenti di nation building europei. Ma la ridefinizione dell’ebraismo secondo i canoni ottocenteschi del “popolo” e della “nazione” attinge a uno strato ancor più profondo: si presenta innanzitutto come “ispirazione” individuale di uno scrittore, in cui il registro della profezia biblica, quello del romanzo e quello della lirica di ascendenza romantica si fondono in un’inedita sintesi.

Quel nesso primario tra elaborazione letteraria, ideologia e leadership politica è posto particolarmente in evidenza, non a caso, in alcune tra le migliori biografie di Herzl pubblicate in Italia negli ultimi anni, come quella di Luigi Compagna (Herzl, il Mazzini di Israele, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2010) e quella di Paola Paumgardhen (Theodor Herzl tra letteratura e sionismo, Roma, Bonanno Editore, 2011).  

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18 febbraio 2020

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