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Dall’accordo sul clima
non si torna indietro

· Per combattere il riscaldamento globale ·

Dall’accordo di Parigi sul clima non si torna indietro. Lo ha dichiarato ieri il segretario statunitense all’energia, Ernest Moniz, aprendo l’incontro dal titolo «Energy Innovations: Shaping the 21st Century Smart Cities», organizzato a Washington dalla Georgetown University. Pur riconoscendo «che nel periodo post elettorale, come in ogni transizione ci sono alcune incertezze», i relatori hanno sottolineato che «il mondo si muove ormai verso un futuro a basso utilizzo di carbone».

Lo scioglimento dei ghiacci in Canada (Afp)

«Ogni paese nel mondo ha proposto programmi che a vari livelli mostrano l’ambizione di muoversi verso quell’obiettivo», ha detto ancora Moniz, indicando con chiarezza quale sia la direzione che va presa a livello globale, pur nella consapevolezza che «ci possono essere ostacoli lungo la strada circa la velocità a cui ci si arriva». A chiusura della recente conferenza mondiale sul clima Cop22 di Marrakesh, in Marocco, è stato deciso che verrà definito entro due anni (dicembre 2018) il regolamento di attuazione dell'accordo parigino, con il monitoraggio degli impegni presi da ciascun paese e l’istituzione del cosiddetto “fondo verde” per aiutare i paesi in via di sviluppo. Nella capitale francese 196 paesi avevano deciso di mantenere il riscaldamento entro 2 gradi dai livelli pre-industriali, se possibile entro 1,5 gradi. Il regolamento da approvare entro il 2018 dovrà stabilire in quale modo i paesi controlleranno i loro impegni per il taglio dei gas serra, presi a Parigi l’anno scorso durante la Cop21. Impegni, ricordano gli analisti, che l’Unep, l’agenzia dell’Onu per l’ambiente, ha già definito “insufficienti” per raggiungere l’obiettivo dei 2 gradi. La grave emergenza ambientale è confermata dai ripetuti allarmi che giorno dopo giorno si susseguono nel mondo. Dopo le recenti preoccupazioni sul progressivo scioglimento dei ghiacciai artici, un nuovo allarme riguarda l’atollo delle Midway, a largo delle coste delle Hawaii, a metà strada tra l’Asia e il versante pacifico degli Stati Uniti, diventato ormai un’enorme discarica di rifiuti di plastica.

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20 novembre 2019

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