Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Dall’abisso al sogno

· Testimonianze di vittime del traffico di esseri umani ·

Da quando si riunì per la prima volta il Gruppo Santa Marta — era l’aprilre del 2014 — fino a oggi, è aumentata la sensibilità nei confronti delle vittime della tratta umana. Lo ha affermato il cardinale Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster e presidente dell’istituzione, salutando il Papa durante l’udienza di giovedì 27 ottobre.

Il porporato ha presentato a Francesco i risultati del programma di azione intrapreso negli ultimi due anni dal Gruppo Santa Marta. Ha spiegato che questi risultati incoraggiano a proseguire. Essi offrono anche dettagli dei procedimenti raggiunti e della cura prestata alle vittime. Raccontano del crescente rapporto di fiducia, dell’uso sapiente dell’autorità e di quanto il grande male della tratta umana riesca a rendere più visibile la miseria nascosta. Così, ha detto il porporato, le grida silenziose di disperazione vengono ascoltate.

In particolare, il cardinale ha fatto notare che in questi due ultimi anni il Gruppo, attraverso la sua attività, ha potuto mostrare al mondo la miseria sconosciuta di tante persone vulnerabili. E ha invitato a non dimenticarsi delle vittime della tratta, due delle quali, insieme con lui, hanno partecipato all’incontro con i giornalisti svoltosi successivamente nella Sala stampa della Santa Sede.

La prima a portare la sua testimonianza è stata Princess Inyang. Di origini nigeriane, nel 1999 la giovane è stata condotta in Europa dai trafficanti con la promessa di un lavoro come cuoca. Giunta in Italia è stata costretta alla prostituzione e a sborsare una somma pari a quarantacinquemila euro. La donna ha raccontato di aver dovuto pagare anche altro denaro per l’affitto della casa. E ricordando il dramma sofferto, ha spiegato di aver trovato un’ancora di salvezza grazie all’incontro con alcune persone che l’hanno sottratta alle vessazioni a cui era sottoposta.

Riuscita a scappare ai trafficanti, la donna ha fatto tesoro della sua esperienza dando vita a Piam onlus, con l’obiettivo di aiutare le vittime della prostituzione in Italia. «Sono una testimonianza vivente — ha affermato — dei pericoli e delle atrocità a cui molte donne nigeriane sono sottoposte. Il mio cuore è colmo di gioia ogni volta che posso aiutare qualcuno».

Princess ha raccontato di aver girato per le strade per salvare altre donne costrette a prostituirsi. Le ha avvicinate, accolte e aiutate a uscire dal tunnel, grazie al gruppo di di Piam. La onlus assiste le vittime della tratta favorendo l’ottenimento del permesso di soggiorno, in conformità alla legge, e garantendo loro alloggio, istruzione e formazione professionale. Questo servizio ha permesso a diverse donne di integrarsi nella società e nella cultura, offrendo loro un’opportunità di lavoro.

Tra il 2004 e il 2009 Princess ha lavorato anche in Nigeria contro la tratta, in collaborazione con alcune organizzazioni non governative, aprendo una clinica per il controllo e il trattamento dell’Hiv e di altre malattie sessualmente trasmissibili. Ciò ha permesso di offrire un’opportunità alle ragazze dello stato di Edo e di scoraggiare il lavoro dei trafficanti.

Purtroppo, ha denunciato, i trafficanti continuano il loro lavoro, nonostante le ong stiano facendo del loro meglio per assistere le vittime. A partire dalla sua esperienza, la donna ha voluto indicare alcune linee di azione concreta. Anzitutto progetti internazionali nel paese di origine, che concentrino gli investimenti anche attraverso borse di studio per disincentivare le giovani ad abbandonare la Nigeria. Quindi ha chiesto che le agenzie internazionali delle forze dell’ordine collaborino con determinazione per individuare i trafficanti che operano soprattutto in Nigeria, in Niger e in Libia. Infine, dovrebbe essere aumentato in Europa il numero dei luoghi sicuri per le vittime di tratta, con maggiori investimenti nei programmi di protezione per le numerose vittime che sono alla ricerca di aiuto.

La seconda testimonianza è stata presentata da Al Bangura, un giovane originario della Sierra Leone. Rimasto orfano di padre molto presto, ha ricordato che in quel periodo la Sierra Leone sperimentava una brutale guerra civile. Temendo per la sua vita e per la famiglia, fu inviato in Guinea. Ha raccontato la sua disperazione, sottolineando la difficoltà di provvedere a sua madre e alle sue sorelle in un paese straniero, nel quale non sapeva a chi rivolgersi.

In Guinea il giovane ha incontrato un francese, che lo ha attirato con il miraggio di farlo giocare come professionista nel mondo del calcio. Fidandosi di quest’uomo, Al Bangura è stato condotto a Parigi e da lì a Londra, dove ha capito che le cose sarebbero andate diversamente. Spaventato e impaurito, non sapeva cosa fare. Non conosceva una parola di inglese. Ha confessato di essersi sentito come in trappola.

Poi è riuscito a scappare, grazie a un’anima generosa che parlava la sua lingua e gli ha pagato il biglietto dell’autobus per l’Home office del Regno Unito. Non potendo verificare la sua età, non ha avuto alcuna identificazione. È stato spedito in una casa a Chertsey, nel sud-est dell’Inghilterra, ed è stato lì che in realtà è riuscito a realizzare il suo sogno. Ha iniziato a giocare a calcio, grazie a un allenatore del Watford football club che gli propose di entrare nella sua squadra.

Al Bangura ha spiegato che in Africa occidentale storie come le sue non sono né uniche né rare. A migliaia di ragazzi che aspirano a diventare calciatori viene venduto un sogno, che termina in un incubo. Ma almeno per lui, la realtà alla fine è stata un’altra.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

23 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE