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Dalla violenza al dialogo

· ​Sconvolto e rattristato Papa Francesco auspica che l’inutile massacro perpetrato nello Yemen risvegli le coscienze nel Paese ·

«Questo inutile massacro risvegli le coscienze, porti a un cambiamento di cuore e ispiri tutte le parti a deporre le armi e a intraprendere il cammino del dialogo». È l’auspicio espresso da Papa Francesco all’indomani dell’orribile strage compiuta nei pressi della città yemenita di Aden, dove nell’assalto a una casa per anziani sono rimaste uccise sedici persone, tra cui quattro suore Missionarie della carità, la congregazione fondata da madre Teresa di Calcutta. 

Il Pontefice, scrive il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, in un telegramma indirizzato alle autorità ecclesiastiche in Yemen e alla superiora generale delle Missionarie della carità, suor Mary Prema Pierick, «è rimasto sconvolto e profondamente rattristato» e assicura la sua preghiera per i defunti e la sua vicinanza spirituale alle loro famiglie e a tutti coloro che sono stati colpiti «da questa violenza diabolica e priva di senso». Di qui l’appello a un autentico risveglio delle coscienze. «Nel nome di Dio», il Papa esorta «tutte le parti nel presente conflitto a rinunciare alla violenza e a rinnovare il loro impegno verso il popolo dello Yemen, specialmente verso coloro che sono più bisognosi, che le suore e i loro collaboratori cercavano di servire». Su tutti coloro che soffrono a causa di questa violenza, il Santo Padre «invoca la benedizione di Dio, e in modo speciale estende alle Missionarie della carità il suo orante sostegno e la sua solidarietà».

Grande preoccupazione per la situazione in Yemen viene espressa in queste ore da monsignor Paul Hinder, vicario apostolico dell’Arabia del Sud, il quale in una dichiarazione all’agenzia AsiaNews parla di un assalto compiuto «per motivi religiosi». Le suore, che il presule ricorda già in passato oggetto di attacchi mirati, erano consapevoli di correre «un certo rischio». Tuttavia, aggiunge, «avevano deciso di rimanere qualsiasi cosa capitasse, perché questo fa parte della loro spiritualità».
Monsignor Camillo Ballin, vicario apostolico dell’Arabia del Nord, sottolineando l’alto valore della testimonianza cristiana offerta dalla suore — «più la Chiesa è vicina a Gesù Cristo, più partecipa della sua passione» — invita poi a non strumentalizzare l’accaduto in chiave anti islamica. «Uccidere in nome di Dio», ha dichiarato all’agenzia Fides, «è una cosa tremenda che nessun musulmano autentico può accettare».

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17 settembre 2019

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