Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Dalla tradizione
alla profezia

· Nel convento benedettino di Fahr ·

Sul finire del mese di ottobre inizia a circolare sui mezzi di informazione una fotografia che ritrae una quindicina di suore sorridenti e fiere; fra le mani reggono cartelli in cui si legge: «Voto per le donne cattoliche». È un’immagine potente, proveniente da un angolo remoto della Svizzera: il convento benedettino femminile di Fahr.

La loro azione aderisce a una campagna di protesta internazionale contro le disparità di genere presenti al sinodo sui giovani, che ha ammesso fra i votanti un paio di padri superiori non ordinati, ma non le madri superiori. Una diseguaglianza che non ha cause dottrinali, ma è solo frutto di una mentalità difficile da sradicare.

La priora del convento, Priorin Irene, mi accoglie cordiale e, nelle pause fra le ore di preghiera e di lavoro che scandiscono la giornata benedettina, racconta la sua testimonianza: «Noi donne facciamo parte di questa Chiesa, e quindi dobbiamo poter far sentire la nostra voce e apportare il nostro contributo».

«La nostra azione — continua — è il risultato di un lungo cammino fatto insieme su questo tema». La parola “cammino” non potrebbe essere più indicata: nel 2016, infatti, le suore di Fahr sono state fra le protagoniste di un pellegrinaggio a piedi da San Gallo (Svizzera) a Roma per chiedere a Papa Francesco una Chiesa «con le donne», che includa e coinvolga veramente le donne. Al pellegrinaggio, sul quale è stato girato il documentario Habemus feminas e pubblicato il libro Einweiter Weg, hanno partecipato più di mille donne, uomini, laici, consacrati e vescovi. Giunti a Roma non è stato però possibile ottenere un’udienza dal Papa o dai suoi collaboratori.

Mi permetto di chiederle se abbia perso la speranza: «No» afferma convinta. «Papa Francesco ha fatto passi importanti, come per esempio istituire per Maria Maddalena una liturgia uguale a quella degli apostoli, innalzandola al pari di essi». Priorin Irene intreccia le mani, il suo racconto diventa preghiera: «D’altra parte spero che il Papa su questo tema diventi ancora più concreto».

Nel suo piccolo il convento di Fahr mostra come uomini e donne possano lavorare gli uni a fianco alle altre. Si tratta infatti di uno dei rarissimi doppi conventi rimasti al mondo: la congregazione maschile è a Einsiedeln e quella femminile a Fahr, ma fra le due ci sono importanti collaborazioni e l’abate è unico.

A Fahr attualmente rimangono venti suore, che affrontano la crisi delle vocazioni con serenità. «Il convento è stato fondato nel 1130 ed ha saputo diventare un punto di riferimento per la comunità» racconta Priorin Irene. «Forse in futuro non saranno più le suore, ma un gruppo di donne che lavorano e con una propria casa a fare andare avanti questo posto. Il convento continuerà a esistere come luogo di spiritualità, ne sono certa».

«Noi siamo pronte a cambiare insieme alla società» aggiunge sorella Petra, la suora più anziana: ha 86 anni, ma ride come una ragazzina quando prova a ricordare qualche frase in italiano. Sorella Petra faceva l’insegnante e io le chiedo di quale materia: «Di vita» risponde. «Insegnavo alle contadine della regione a vivere. Le mie materie erano nutrizione, igiene, cura della casa e del bambino». Molte di quelle donne hanno poi deciso di chiamare le proprie figlie Petra, come segno di gratitudine e affetto.

Oggi il convento di Fahr non è più una scuola ma si continua a percepire, da parte delle consorelle, la soddisfazione di aver vissuto pienamente la propria vocazione spirituale ed evangelica. «Sa — confessa sorella Petra — io sono in convento da sessantaquattro anni e ho avuto davvero una vita piena». Le chiedo quale futuro auspichi per la Chiesa: «Vorrei che le donne si sentano di nuovo incoraggiate e gratificate nel scegliere questa via — risponde — per trasmettere il messaggio di Dio felici. Credo che oggi ci sia bisogno di un cambiamento, altrimenti non so dove andrà a finire la Chiesa. E perché questo avvenga, c’è bisogno delle donne».

di Barbara Camplani

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

23 gennaio 2019

NOTIZIE CORRELATE