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Il consiglio
di suor Liliana

· Storia di un miracolo ·

Caterina soffre molto. Con Stefano avevano desiderato tanto di dare un fratellino a Elisabetta, e ora tutto è compromesso. 

La sofferenza di Caterina è condivisa, oltre che con Stefano, con la mamma, i parenti e gli amici. La sua gioia per la nascita di un secondo figlio si trasforma in un dramma. All’orizzonte si prospetta solo la morte del bambino al momento del parto. Nel migliore dei casi, ci sarà una grave malformazione renale e polmonare che in ogni caso condurrebbe alla morte precoce. Qualcuno avanza sottovoce l’ipotesi dell’aborto. Una parola che Caterina non vuole sentire pronunciare. Stefano, in pieno accordo con la moglie, non intende minimamente ricorrere a questa soluzione. È vero, lui non è credente. Le sue uniche certezze sono quelle che gli provengono dalla scienza. Con la scienza non si discute, si è davanti alla verità, questa è la sua convinzione. E, tuttavia, lui l’aborto non lo accetta. Non rientra nelle sue visioni “laiche”. Ciò che lui ritiene è solo aspettare la soluzione medica. È l’unica strada che desidera percorrere.

La prima benedizione «Urbi et Orbi» di Paolo VI (21 giugno 1963)

Entra in scena negli stessi giorni suor Liliana. È una suora maltese dell’Istituto Maria Bambina, grande amica di famiglia. Va a visitare Caterina avendo saputo dalla mamma le gravi difficoltà in cui versa. Parlando con lei, la invita a pregare Paolo VI per chiedere la grazia del buon esito della gravidanza. Un motivo per suggerire la preghiera a Paolo VI c’era.
Suor Liliana aveva conosciuto il Papa quando era ancora cardinale di Milano e, in quanto protettore del suo ordine, alloggiava presso di loro quando soggiornava a Roma. La sua testimonianza è preziosa e manifesta i tratti della personalità di Paolo VI che colpiscono per la loro semplicità e generosità: «Quando egli era cardinale a Milano, era cardinale protettore del nostro Istituto ed io ero la segretaria personale della Madre Generale. Lui veniva spesso e io ricordo che ero ancora novizia e mi stavo preparando ai miei primi voti nel 1961 ed egli era là per il senato dei vescovi perché aveva un appartamento privato nella nostra Casa generalizia. Era solito venire e passare giorni interi in preghiera. Andava nella cappella di Maria Bambina e noi lo vedevamo con le mani aperte che pregava Maria Bambina. Un giorno la Madre Generale mi mandò nella camera degli ospiti per verificare se la suora incaricata avesse bisogno di aiuto. Io andai lì e stavo nella piccola cucina per bere un po’ di acqua e il cardinale uscendo fuori dalla porta laterale mi incontrò. Io rimasi un po’ confusa ed egli disse: “Oh, chi abbiamo qua?” ed io risposi: “Sono una novizia”. Mi chiese da dove venivo e se i miei genitori fossero ancora vivi. Poi disse: “Ho sete anch’io”. E rimasi ferma in piedi e capii che non voleva che mi sentissi imbarazzata. E continuò a parlare. Dopo di che voleva sapere che cosa facevo nella Casa madre. Mi diede la benedizione, prese il mio volto tra le mani e disse: “Si ricordi, io sono il suo cardinale protettore e se lei ha bisogno di qualche cosa, la chieda a me”. È per questo che adesso io gli dico di ricordarsi ciò che mi ha detto. Più tardi la Madre Generale mi disse: “Oggi ha parlato con te il Cristo mite sulla terra”. E così ogni volta che veniva nella Casa madre per fare qualche conferenza alle suore, io di solito le traducevo in inglese in modo da poterle mandare a tutte le nostre comunità. E così fu da allora... Venne anche una volta quando la Madre Generale non c’era. Lei era in India, a Pasqua, ed egli con il suo segretario monsignor Macchi arrivarono verso le 10 di sera. Suonarono il campanello e io andai a rispondere. Il cardinale Montini aveva portato due scatole di vino e due scatole di caramelle per le suore. Ma mi disse di chiamare le suore. Nelle sue braccia aveva un agnello con un nastro rosso. Mi disse di nuovo di chiamare le suore anche se era abbastanza tardi. Le suore vennero tutte in sala di ricreazione. Egli disse: “Volevo venire. La Madre è fuori quindi il Padre doveva venire perché questa è la festa di Pasqua”. Lui aveva di questi momenti. Di solito andava nei sobborghi di Milano per visitare i poveri e non voleva farsi riconoscere come cardinale. Tutti questi esempi rimanevano impressi nel mio cuore».
Questa conoscenza diretta di Paolo VI ha permesso a suor Liliana di divulgare la santità del Papa nei vari luoghi di apostolato in cui è stata inviata. In quella circostanza, tuttavia, suor Liliana non aveva con sé l’immaginetta con la reliquia di Papa Montini. Promette a Caterina, comunque, di inviargliela subito appena tornata a casa. Detto fatto.
Tornata in convento, suor Liliana manda subito a Caterina l’immaginetta. Questo, però, non le basta.
Anche lei inizia a pregare Paolo VI perché salvi quel bambino. È ancora lei a darne diretta testimonianza. Alla domanda su quale fosse il contenuto della sua preghiera, risponde: «Di salvare quel bambino. Dicevo alla gente e dico a me stessa: “Ciò che è impossibile per l’uomo è possibile a Dio. Se Dio vuole, succederà; se Dio non vuole, c'è una ragione”. Questa è la mia fede. Per quanto riguarda la preghiera è una preghiera spontanea come se stessi parlando con papa Paolo VI: “Tu sei così vicino a Dio, aiutaci. Aiuta Caterina con quel bambino. Confondi tutte quelle persone che pensano che lei dovrebbe abortire”. Eravamo preoccupati per lei come anche per il bambino... Pregavo e speravo e desideravo che Paolo VI avrebbe fatto qualcosa. Io gli dicevo così.»
Le invocazioni al Papa si moltiplicano. La mamma e la nonna di Giorgio, la comunità parrocchiale e tante altre persone si uniscono nel chiedere al Papa dell’Humanae vitae la nascita di Giorgio sano e salvo.
Improvvisamente, alla trentunesima settimana di gestazione viene notato un radicale viraggio di tutti i parametri di gravità presenti nelle settimane precedenti. La vescica rientra nelle dimensioni normali, così come il liquido amniotico è coerente con i valori a norma. I reni, tuttavia, permangono in grave degrado tanto che i medici ritengono che Giorgio sarebbe sopravvissuto al massimo due giorni dalla nascita. La condizione clinica del bambino, invece, migliora e si stabilizza fino alla nascita, che avviene alla trentanovesima settimana per parto cesareo.
Fin da subito, Giorgio non è sofferente e non presenta segni di insufficienza respiratoria né renale né di altre problematiche connesse con la patologia. Solo un piccolo e abituale intervento per la riparazione della valvola uretrale. Giorgio può uscire sano dall’ospedale e al momento della stesura della causa, all’età di 12 anni, è perfettamente sano.

Papa Paolo VI aveva ascoltato la preghiera corale che gli era stata rivolta da più parti e aveva seguito questa creatura non solo nella fase finale della gestazione, ma anche nel momento critico della sua nascita.

di Rino Fisichella

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22 agosto 2019

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