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Dalla selva di Turingia alla Foresta Nera

· Tra gli omaggi anche quello dell’ultimo sacerdote superstite di Dachau ·

Dalla Selva di Turingia alla Foresta Nera: dai nuovi Länder federali nei territori dell’ex Repubblica democratica fortemente scristianizzati, al Baden-Württenberg di antica e ancor oggi vicace tradizione cattolica: sabato 24 settembre il Papa ha salutato Erfurt e raggiunto Friburgo in Brisgovia, ultima tappa della suo viaggio in Germania.

Atto conclusivo della sua visita alla città legata al ricordo di Lutero, è stata la messa celebrata sulla Domsplatz. Un avvenimento vissuto in un’atmosfera di piena, convinta e serena partecipazione, nonostante il diffondersi della notizia di un incidente accaduto alcune ore prima della celebrazione stessa, in una zona limitrofa alla Piazza, nel corso del quale un uomo ha sparato alcuni colpi di pistola ad aria compressa dalla sua abitazione. Un gesto che, come hanno confermato le autorità di sicurezza, non aveva nulla a che fare con la presenza del Papa in città. Significativo invece quanto accaduto alla fine della messa, quando al Pontefice è stato presentato un anziano prete su una sedia a rotelle. Si tratta di Hermann Scheipers, di 98 anni, ultimo dei sacerdoti sopravvissuti allo sterminio nel campo di Dachau. Il Papa si è intrattenuto alcuni momenti con lui, prima di congedarsi dalla Piazza, accompagnato dai rintocchi della campana del duomo. Gli abitanti la chiamano la Gloriosa e sono pronti a scommettere che si tratta della più grande campana medievale d’Europa: fusa nel 1497, è alta 2 metri e mezzo e pesa 11,4 tonnellate e ancora oggi viene fatta suonare nelle occasioni solenni.

Il Papa è partito dallo scalo di Lahr, nel sud del Paese, per raggiungere Friburgo. L’arcidiocesi dal 2003 è guidata dall’arcivescovo Robert Zollitsch, che dal 2008 è anche presidente della Conferenza episcopale tedesca.

Giunto nel primissimo pomeriggio, è stato accolto dal ministro presidente del Baden-Württenberg,Winfried Kretschmann, con alcune autorità dello Stato e della Chiesa locale e da un gruppo di bambini e ragazzi in abiti tradizionali.

Con gli onori militari si è conclusa la breve cerimonia dell’arrivo. Benedetto XVI in città, è giunto a bordo della papamobile, quasi scortata lungo il tragitto da due ali di folla in festa. Davanti alla stupenda cattedrale gotica, Papa Ratzinger ha ricevuto un’accoglienza davvero calorosa. Non a caso siamo vicini alla sua Baviera, in una città che si oppose alla Riforma protestante e divenne un baluardo del cattolicesimo. Gente tenace, che durante la seconda guerra mondiale smontò pezzo per pezzo tutte le vetrate della cattedrale, nascondendole nelle campagne, per sottrarle ai bombardamenti degli alleati che da queste parti furono particolarmente violenti, soprattutto il 27 novembre del 1944, quando venne rasa al suolo gran parte della città. Ricostruita sul modello originale, oggi Friburgo è un centro abitato molto grazioso, attraversato da innumerevoli piccoli canali d'acqua — scavati in passato per rinfrescare l’abitato e spegnere gli eventuali incendi — che oggi sono divenuti un’attrazione turistica.

Le stesse scene d’entusiasmo per l’arrivo del Pontefice — con accanto monsignor Gänswein, originario di questa arcidioesi — si sono ripetute quando, accolto dal capitolo, ha fatto il suo ingresso tra gli applausi dei religiosi e delle religiose della regione che gremivano il tempio, insieme con un gruppo di disabili e di infermi.

Dopo l’adorazione del Santissimo Sacramento e la recita dell’Angelus il Papa è uscito sotto il portico per firmare i libri d’oro del Baden-Württenberg e della città di Friburgo, ricevendo i doni del presidente del Land e del sindaco. Infine si è di nuovo affacciato sulla grande Muensterplatz per un saluto alla cittadinanza, prima del trasferimento al seminario arcivescovile (Collegium Borromaeum), sua residenza qui a Friburgo.

In mattinata a Erfurt, almeno trentamila fedeli avevano partecipato in silenzioso raccoglimento alla messa celebrata da Benedetto XVI sulla Domplatz. Il sagrato del Duomo è infatti un luogo fortemente simbolico: la comunità della cittadina — fino a vent’anni fa parte integrante della Germania Est — ha una forte voglia di riscatto e di dimostrare la propria vicinanza al Papa, per non essere più la «Chiesa della diaspora», com'è la definisce il vescovo Joachim Wanke.

È stata celebrata la messa in onore della patrona Elisabetta di Turingia. E durante il rito un prezioso reliquario con le sue spoglie mortali è stato posto accanto all’altare. Anche i testi liturgici erano quelli propri della diocesi per la venerazione della santa. Una delle letture è stata proclamata da un non vedente grazie a un lezionario in Braille.

Ancor prima, nel pomeriggio di venerdì, il momento mariano, del viaggio. A bordo di un elicottero il Papa era giunto a Etzelsbach, enclave cattolica nella Turingia protestante, per un pellegrinaggio — in cui è stato accompagnato da oltre novantamila fedeli — alla Wallfahrtskapelle, nella quale si venera come immagine miracolosa una Pietà risalente al XVI secolo.

Situata tra i comuni di Steinbach e Hundeshagen, nel circondario rurale di Eichsfeld, è un luogo altamente simbolico per la numerosa comunità cattolica, provata da due dittature, come il nazismo e il comunismo. Dopo un giro in papamobile tra la folla sterminata radunatasi sulla spianata antistante la cappellina, il Pontefice ha presieduto i vepri mariani, per affidare alla Vergine Addolorata le piccole cose della vita quotidiana così come i grandi problemi. La preghiera della sera è sfociata poi in un momento di adorazione eucaristica, culminato con la benedizione eucaristica impartita dal Papa, che come segno della sua venerazione ha lasciato in dono un rosario.

Fuori dalla sagrestia, Benedetto XVI è poi stato salutato dal presidente della Regione, dall’ex ministro presidente della Turingia, dal sindaco di Etzelsbach e dal parroco. Infine ha benedetto le campane e la prima pietra per il campanile che sorgerà presso il santuario. Quindi, di nuovo in elicottero, il rientro a Erfurt, in seminario, per l’incontro con le vittime degli abusi a conclusione di una giornata che segna il giro di boa del viaggio.

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