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Dalla riflessione
alla concretezza

· ​Conclusi i lavori del Consiglio permanente della Cei ·

Introdotto in apertura dei lavori dal cardinale presidente Gualtiero Bassetti, il tema della sinodalità, con le sue differenti applicazioni, ha accompagnato l’intera riunione del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana (Cei), svoltasi a Roma dal 1° al 3 aprile. Nel riconoscere quanto sia vitale per la comunità ecclesiale e per la stessa società una sinodalità convinta e diffusa, i vescovi — si legge nel comunicato finale — «ne hanno evidenziato contenuti e ricadute, per assicurarle concretezza». E “concretezza” è stata l’impronta con la quale sono state affrontate le conseguenze del decreto sicurezza e le soluzioni assunte dalle diocesi sul fenomeno dei migranti (sulle quali riferiamo in prima pagina).

Gli interventi hanno evidenziato come la sinodalità «richieda un profondo respiro ecclesiale, chiami in gioco il rapporto con la collegialità, viva di un coinvolgimento convinto del laicato, in forza della comune chiamata battesimale». Di fronte all’individualismo, al clericalismo, alla staticità, alle resistenze che nascono dalla paura del nuovo, si rafforza «la consapevolezza della necessità di un lavoro formativo, che porti le comunità cristiane a un cambio di mentalità, a sostenere con convinzione processi di partecipazione nella vita ordinaria e a una presenza effettiva dei laici nel tessuto della società». In tal senso, anche la proposta avanzata da alcuni vescovi di un sinodo della Chiesa italiana (da prepararsi nelle diocesi) «è intesa essenzialmente come occasione per legare la riflessione alla concretezza, a partire da un’esperienza che aiuti innanzitutto i credenti a riconciliarsi, superando contrapposizioni sterili, e a ritrovarsi in una corresponsabilità ecclesiale e sociale». Si è parlato inoltre della riduzione del numero delle diocesi, «dove la disponibilità a un nuovo confronto si unisce alla richiesta di ascolto e coinvolgimento delle conferenze episcopali regionali», e di disoccupazione, che — scrive la Cei — «rimane diffusa e preoccupante, a fronte anche di un lavoro che in nome della flessibilità rischia di non assicurare condizioni per un progetto di vita». Affrontata poi la questione delle autonomie regionali, «nel richiamo a evitare che sfoci in frazionamento o separatismo, dando luogo a una cittadinanza diseguale». L’unità del paese resta un caposaldo, come del resto quella dell’Europa, senza per questo rinunciare a «chiedere una verifica del percorso compiuto, anche circa alcuni assetti istituzionali».

Per molti aspetti, i lavori del Consiglio permanente sono stati orientati alla preparazione dell’assemblea generale che si terrà in Vaticano dal 20 al 23 maggio, dedicata al tema «Modalità e strumenti per una nuova presenza missionaria» (ne è stato approvato l’ordine del giorno). L’obiettivo è proporre una nuova “forma” della missione della Chiesa italiana, ispirata ai criteri dell’Evangelii gaudium e della consegna che il Papa ha affidato in occasione del Convegno di Firenze.

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23 agosto 2019

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