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Dalla parte della vita

· Eutanasia e aborto temi all’attenzione dei vescovi in Francia ·

Il Papa incoraggia i partecipanti alla marcia di domenica a Parigi

Parigi, 18. Domani, domenica, è in programma a Parigi la nona edizione della Marcia per la vita, organizzata dal collettivo «En marche pour la vie». In una lettera inviata alla portavoce, Virginie Raoult-Mercier, il nunzio apostolico in Francia, arcivescovo Luigi Ventura, riferisce che Papa Francesco, informato dell’iniziativa, saluta i partecipanti invitandoli a mantenere viva l’attenzione su un tema così importante e ricorda l’esortazione da lui rivolta il 16 giugno 2013 nell’omelia pronunciata in piazza San Pietro per la Giornata Evangelium Vitae: «Cari fratelli e sorelle, guardiamo a Dio come al Dio della vita, guardiamo alla sua legge, al messaggio del Vangelo come a una via di libertà e di vita. Il Dio Vivente ci fa liberi! Diciamo sì all’amore e no all’egoismo, diciamo sì alla vita e no alla morte; (...) in una parola diciamo sì a Dio, che è amore, vita e libertà».

In Francia la tutela della vita non ha mai smesso di essere al centro dell’attenzione della Conferenza episcopale. Il Consiglio permanente, riunitosi mercoledì scorso, ha diffuso una dichiarazione intitolata Fin de vie: pour un engagement de solidarité et de fraternité, nella quale si ribadisce che «nessuno può provocare deliberatamente la morte, fosse anche su richiesta di una persona gravemente malata, senza trasgredire un divieto fondamentale. “Non ucciderai” (Esodo, 20, 13) resta un importante requisito morale di ogni società e, per i credenti, un comandamento di Dio». Resta, soprattutto, il fondamento di una vita sociale rispettosa degli altri, specialmente dei più vulnerabili.

Ma il 15 gennaio il Consiglio permanente ha affrontato anche il tema dell’aborto, deplorando — riferisce il portavoce, monsignor Bernard Podvin — «la trasformazione profonda della legislazione che provocherà, se votata, la sostituzione delle parole evocanti “la situazione di angoscia della donna” con le parole “che non vuole proseguire la gravidanza”». Questa soppressione del riferimento alle condizioni di disagio della donna è, secondo i vescovi, inaccettabile: «Essa elude ogni espressione di compassione della società e la sua disponibilità a rispondervi». Abortire non è mai “banale”, conclude Podvin.

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