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Dalla parte della gente
come sempre

· La posizione della Chiesa ·

Dalla parte della gente. Come sempre. La Chiesa in Venezuela ribadisce quali sono le priorità da tenere a mente soprattutto in circostanze difficili come quelle che sta vivendo il paese sudamericano. E lancia un messaggio accorato, di fronte al dolore dei venezuelani e al pericolo che esploda la violenza. «In nome di Dio, e in nome del popolo che soffre, i cui lamenti salgono fino al cielo…cessi la repressione», chiede la commissione episcopale Giustizia e pace. In una nota della Conferenza episcopale firmata dal presidente dell’organismo, monsignor Roberto Lückert, e dal vicario generale monsignor Saúl Ron Braasch, i vescovi si rivolgono «in questo momento cruciale e difficile a tutto il popolo venezuelano e a tutta la componente civile e militare» ribadendo che «le condizioni di vita del popolo venezuelano sono note a tutti», vale a dire «violazione del diritto al cibo, alla salute, al lavoro e alla sicurezza». Quest’ultima, «insieme all’emigrazione forzata recente, è ora aggravata dalla repressione violenta contro chi manifesta il proprio malcontento».

I vescovi si rammaricano «profondamente» per «la morte, il dolore e la sofferenza» della popolazione e lamentano le violazioni della dignità e dei diritti umani dei cittadini. Chiedono dunque «rispetto per la vita e la sicurezza di tutti i venezuelani, compresi quelli che protestano civilmente»; di «fermare la violazione dei diritti umani» e «la repressione sistematica del malcontento popolare».

Il pensiero dei presuli si rivolge anche alle forze dell’ordine: si ricorda che spetta «all’istituzione militare il dovere di difendere le persone secondo l’articolo 328 della Magna Carta, che prevede che le Forze armate siano al servizio della nazione». Mentre a tutti i venezuelani i presuli chiedono «di non rispondere con la violenza alle varie provocazioni cui sono sottoposti».

Da Panamá intanto, dove si trova per la Giornata della gioventù, anche il cardinale Baltazar Enrique Porras Cardozo, arcivescovo di Mérida e amministratore apostolico di Caracas, ha espresso la sua preoccupazione: «In America latina — ha detto nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano spagnolo «Ideal» — sappiamo che gli interventi militari non risolvono niente e generano ferite maggiori. La morte e la guerra non sono la soluzione ai problemi della società». Vicinanza e sostegno alla popolazione sono invece indispensabili. Chiarisce il porporato in merito alla posizione della Chiesa: «I sacerdoti e i vescovi che manifestano con la gente devono fare in modo che questa non si senta orfana. In Venezuela c’è un vuoto delle istituzioni e si fa ricorso alla Chiesa per quasi tutto. Non perché siamo più capaci ma perché non c’è altra istituzione cui affidarsi. Non tocca a noi come Chiesa dire che stiamo con una parte o con l’altra ma dire, questo sì, che stiamo dalla parte della gente, che vuole un cambiamento». Le ultime manifestazioni, osserva il cardinale, «mostrano che c’è una grande fame di libertà, di poter vivere serenamente». La situazione, conferma dunque il porporato, è drammatica: «Manca cibo, assistenza, sicurezza giuridica. Non c’è legge ma solo l’interpretazione che ne fa di volta in volta l’autorità di turno. L’emigrazione massiccia inoltre ha rotto i legami affettivi. Chi rimane e chi è partito è orfano dei propri cari. Per questo ci sono tanti casi di depressione e di suicidi. I nonni prima avevano il calore dei propri nipoti, figli e amici. Ora sono rimasti soli. Si sono rotti i valori fondamentali della convivenza».

di Marco Bellizi

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27 giugno 2019

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