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Dalla parte
dei vinti

· La difesa di Roma nel 1870 ·

Tra i lavori di Paolo Dalla Torre ve ne è uno del 1978 che nel titolo è emblematico della personalità dello studioso, come essa già è emersa negli interventi che abbiamo ascoltato. Il titolo è: La difesa di Roma nel 1870 e il sottotitolo precisa Una contestata resistenza tra il mito e la storia, con nuovi documenti e memorie inedite. Dunque una ricostruzione degli eventi compiuta dalla parte dei vinti, non dei vincitori. 

Lo scrive Giuseppe Sangiorgi aggiungendo che oltre a una tenera dedica alla moglie Maria Antonietta, «pia e dolcissima consorte anche nei giorni più amari» e ne ebbe di questi giorni, il lavoro si apre con una sorta di autopresentazione dell’autore, ricavata da una lettera di Machiavelli al Vettori, inviata dall’esilio di San Casciano il 10 dicembre 1513: «Venuta sera mi ritorno in casa ed entro nel mio scrittoio (...) mi spoglio della veste quotidiana e mi metto panni reali e curiali; e così rivestito entro nelle antiche corti di antichi uomini dove, da loro ricevuto, non mi vergogno di parlare con loro e domandare la ragione delle loro azioni (...), e tutto mi trasferisco in loro». C’è Plutarco in questo amore dichiarato di Dalla Torre per gli uomini del passato, Plutarco che spiegava come, guardando nello specchio della storia egli cercava di modellare la propria vita alla luce della virtù dei grandi uomini.

Ma Dalla Torre non si sottrae al merito polemico delle questioni che affronta. Già nel sottotitolo del suo lavoro, il richiamo a una «resistenza tra il mito e la storia» appare una replica al giudizio espresso da Gregorovius sulla presa di Roma: «La vita, col suo impietoso procedere, fa di un principio immobile e cristallizzato una tragica colpa. Nel mondo che si rinnova la figura politica del Papato era un anacronismo e un’anomalia: la sua caduta è stata l’esecuzione di una sentenza capitale emessa dalla storia».

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18 agosto 2019

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