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Dalla memoria un futuro di pace

· Il Papa conclude il viaggio in Armenia con un nuovo appello alla fraternità e alla riconciliazione ·

E ai giornalisti durante il volo di rientro ricorda che l’Europa deve ritrovare lo spirito creativo

Solo la memoria è «capace di incamminarsi per sentieri nuovi e sorprendenti», trasformando «le trame di odio in progetti di riconciliazione» che consentono di «sperare in un avvenire migliore per tutti». Memoria e futuro sono proprio le parole-chiave per riassumere il significato del viaggio di Papa Francesco in Armenia, conclusosi domenica pomeriggio, 26 giugno, con la firma apposta alla dichiarazione comune insieme al catholicos Karekin ii, che lo ha accompagnato in tutte le tappe della visita.

Sulla necessità di risanare le ferite del passato per «porre le basi di un futuro che non si lasci assorbire dalla forza ingannatrice della vendetta» il Pontefice ha insistito in particolare durante l’incontro ecumenico del pomeriggio di sabato 25, culminato nella preghiera per la pace elevata insieme con il patriarca armeno in piazza della Repubblica a Yerevan. Ma l’invito a custodire la memoria delle grandi sofferenze patite dal popolo armeno per guardare con speranza al domani è riecheggiato anche durante gli altri incontri del viaggio, che hanno avuto come suggestivo scenario la sede madre di Etchmiadzin, antica capitale e cuore storico della Chiesa apostolica, la città di Gyumri — la seconda del Paese, quella in cui più si concentra la presenza cattolica — e il monastero di Khor Virap, nella vallata del monte Ararat, vicino al confine turco.

Nel corso di una visita dal profondo significato ecumenico, Francesco ha avuto più volte l’occasione per ribadire il «forte anelito all’unità» tra i cristiani, con l’auspicio che «la Chiesa armena cammini in pace e la comunione tra noi sia piena». Una speranza messa nero su bianco nella dichiarazione comune firmata con il catholicos prima del rientro in Vaticano. Nel testo del documento — dove si parla anche di solidarietà, secolarizzazione e famiglia — il Pontefice e il patriarca denunciano con parole forti l’«immensa tragedia» che si consuma in Medio oriente e in altre parti del mondo ai danni di «innumerevoli persone innocenti uccise, deportate o costrette a un doloroso e incerto esilio da continui conflitti a base etnica, politica e religiosa».

Su questi temi il Papa è tornato anche parlando con i giornalisti durante il consueto incontro a bordo del volo di ritorno. La conversazione non è stata solo un bilancio della visita, ma ha anche approfondito questioni di politica internazionale. Tra queste il futuro dell’Unione europea all’indomani del referendum che ha sancito l’uscita della Gran Bretagna. Interpellato sull’argomento Francesco ha auspicato «un passo di creatività e anche di “sana disunione”: cioè dare più indipendenza, dare più libertà ai Paesi dell’Unione». Che equivale, ha chiarito, a «pensare un’altra forma di unione, essere creativi. Creativi riguardo ai posti di lavoro, all’economia». Soprattutto a fronte dell’economia “liquida” che «oggi in Europa» provoca disoccupazione e povertà.

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26 giugno 2019

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