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Le radici reali della profezia

· Visita di Francesco alla Pontificia accademia ecclesiastica ·

È stata un segno di attenzione speciale e paterna la visita che il Papa ha compiuto in forma privata alla Pontificia accademia ecclesiastica. Qui ha trascorso tutta la serata di venerdì 2 maggio con la comunità, formata quest’anno da 29 sacerdoti – provenienti da 16 Paesi di quattro continenti – che si preparano a vivere il proprio ministero a servizio diretto del Santo Padre nelle rappresentanze pontificie sparse in tutto il mondo.

Un clima di semplicità, confidenza e familiarità ha caratterizzato l’incontro, vissuto dai presenti con particolare intensità. Papa Francesco è giunto all’Accademia verso le 18, accolto con calore dal presidente, l’arcivescovo Giampiero Gloder, dai superiori, dalle suore francescane missionarie di Gesù Bambino che prestano servizio nella casa e dagli alunni, che l’hanno ricevuto proprio come un padre in visita ai suoi figli. Recatosi in cappella, ha presieduto la quotidiana preghiera dei vespri e si è poi intrattenuto con l’intera comunità per un dialogo aperto, che ha toccato diversi temi della formazione e della vita nella Chiesa.

Sollecitato dalle domande dei sacerdoti, il Pontefice, fra l’altro, ha indicato le priorità della formazione del futuro diplomatico della Santa Sede. Secondo il Papa vi sono tre elementi fondamentali che la sostengono: la competenza (studio approfondito delle problematiche che eviti l’improvvisazione), la fraternità (amicizie sacerdotali che permettano di vincere l’ambizione e la chiacchiera) e soprattutto la preghiera (oltre a quella liturgica, il colloquio silenzioso davanti al tabernacolo, portando davanti al Signore le situazioni e i problemi che si vivono nel ministero).

Al Pontefice è stato tra l’altro chiesto come sia possibile per un diplomatico vivere la profezia e l’utopia del bene. Papa Francesco ha risposto che sono necessarie tre dimensioni per essere profeti. Anzitutto, la memoria del passato: è la memoria della fedeltà di Dio e dell’infedeltà del popolo, che i profeti mantengono viva, come si vede bene nell’Antico Testamento. Anche chi è inviato come diplomatico deve conoscere la storia di Dio con il popolo che è chiamato a servire. In secondo luogo, la capacità di guardare bene il presente. E questo realismo del presente è collegato con la competenza, con lo studio e con la conoscenza, per capire a fondo quale è la situazione di un Paese; e significa studiare, conoscere, visitare, parlare con la gente. In terzo luogo, l’utopia del futuro. Quale sarà la strada del futuro per ogni popolo? Non tutte le strade sono percorribili: qui è necessaria anche la prudenza.

Un profeta – ha continuato Papa Francesco – deve basarsi su questi tre pilastri per dire la parola giusta, compiere il gesto giusto che si elabora nella preghiera. Quando si perde la memoria, la memoria del Vangelo, quella della Chiesa, quella della storia di un popolo, tutto finisce nell’ideologia. Per capire la realtà si deve leggere il presente con occhio di credente. Non vi sono ermeneutiche asettiche: è un’illusione pensare di leggere la realtà prescindendo dalla nostra condizione di discepoli di Gesù Cristo. L’interpretazione con la quale bisogna comprendere il presente, l’ermeneutica cristiana, sono gli occhi del discepolo. Da qui il collegamento con l’utopia del futuro. È la promessa: cosa ci promette Dio nel futuro? La profezia è dire la parola giusta, quella che lo Spirito suggerisce di dire, dopo che si è fatto lo sforzo nella preghiera, nello studio e nella riflessione per fare memoria del passato, leggere il presente e dire una parola sul futuro.

Papa Francesco ha inoltre affrontato alcuni aspetti della vita nelle nunziature. Da un lato ha sottolineato l’importanza per la Chiesa di tale servizio e la necessità che i rappresentanti pontifici coltivino un clima di fraternità con i vescovi dei Paesi in cui vivono; dall’altro, ha segnalato i pericoli nei quali può incorrere chi svolge questo ministero.

Nel corso della conversazione, prima di cenare con la comunità dell’Accademia, il Papa ha parlato anche di altri temi di attualità nella Chiesa, quali l’impegno per la tutela della dignità della vita umana anche sul piano internazionale, le aspettative relative al prossimo sinodo dei vescovi sulla famiglia, la dimensione carismatica di ogni istituzione ecclesiale. Il Santo Padre ha ascoltato con attenzione i sacerdoti che si preparano al servizio nelle nunziature, mostrando i tratti di umanità, paternità e vicinanza che caratterizzano il suo modo di mettersi in relazione con gli altri e che costituiscono un modello, oltre che per ogni pastore, anche per chi si prepara a rappresentare il Papa presso le comunità cattoliche e nei Paesi di tutto il mondo.

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