Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Dalla foresta al mare sempre accanto al popolo

Dopo aver visitato venerdì 19 gennaio la foresta amazzonica, sabato 20 Papa Francesco è giunto nella città di Trujillo, nel nord del Perú. Qui, a Huanchaco, località turistica affacciata sull’sull’oceano Pacifico, non lontana dai siti archeologici Inca, davanti a una moltitudine di fedeli il Pontefice ha celebrato la messa nel corso della quale ha ricordato le dolorose conseguenze di fenomeni disastrosi — come El Niño Costero — dovuti al cambiamento climatico, una delle grandi preoccupazioni del Papa.

Davanti a quella immensa spiaggia, praticamente allo stato naturale, Francesco ha presieduto una celebrazione eucaristica in onore di Santa Maria “porta del cielo”, al cospetto di 250.000 persone, che l’hanno accolto con canti entusiastici e grande fervore. In maggioranza gente di condizione molto modesta, che vive, o meglio sopravvive, con l’unica risorsa che ha: il mare. Tra i fedeli anche alcuni turisti: per il suo clima temperato, Trujillo è conosciuta come la «città dell’eterna primavera».

Durante l’omelia, Francesco ha parlato ai fedeli dei primi discepoli di Gesù che, «come tanti di voi oggi, si guadagnavano da vivere con la pesca», affrontando il mare sui “cavallini di totora”, le antiche piroghe fatte di giunchi usate nella laguna di Huanchaco. Proprio alcune di queste piroghe adornavano la parte laterale dell’altare affacciato sul mare. «A voi — ha detto il Papa — è toccato affrontare il duro colpo del “Niño Costero”, le cui conseguenze dolorose sono tuttora presenti in tante famiglie, specialmente quelle che non hanno ancora potuto ricostruire le loro case. Anche per questo ho voluto venire e pregare qui con voi». L’amaro bilancio di questa zona, dove vivono 30.000 persone, è stato di 3000 vittime e 500 case crollate.

Ma le inondazioni non sono l’unico problema della città. Francesco tra le «altre tempeste» ha menzionato quelle «che si chiamano violenza organizzata, come “il sicariato”», facendo riferimento agli assassini professionisti, per la maggior parte al soldo di narcotrafficanti, che generano paura nella popolazione per il gran numero di morti che lasciano al loro passaggio.

L’omelia si è conclusa con un canto alla Vergine: «Madonnina della Porta, dammi la tua benedizione. Madonnina della Porta, dacci pace e tanto amore». Il Papa ha poi chiesto ai presenti di cantarla con lui, ma poiché esitavano a farlo, ha chiesto loro di ripetere quelle frasi come parte delle preghiere finali.

Dopo la messa, il Pontefice ha visitato il quartiere Buenos Aires, letteralmente distrutto dalle mareggiate, dalle inondazioni e dagli smottamenti di fango provocati dalle piogge torrenziali. Migliaia di persone entusiaste gli hanno dato il benvenuto lungo le vie del quartiere e in tutta la città, il cui nome è un omaggio a Francisco Pizarro. Durante la messa, Francesco aveva detto: «l’anima di una comunità si misura da come riesce ad unirsi per affrontare i momenti difficili, di avversità, per mantenere viva la speranza».

Consapevole che il Perú sta affrontando gravi piaghe, come il fenomeno della corruzione, la criminalità organizzata ed eventi climatici devastanti, Francesco ha aggiunto con forza: «voi peruviani, in questo momento della vostra storia, non avete diritto a lasciarvi rubare la speranza!».

In tutta la città di Trujillo la gente si è accalcata lungo le vie assolate, ricoperte di fango e sale ma accarezzate da una piacevole brezza proveniente dal mare, in attesa del passaggio della papamobile. Trujillo è una località povera, ma di gente allegra, con la caratteristica devozione popolare latinoamericana. Sono famosi i suoi cavalli che galoppano con uno stile proprio, che viene dai tempi delle colonie e che si potevano vedere un po’ ovunque.

Nel pomeriggio il Papa ha incontrato, sempre a Trujillo, nel seminario Santos Carlos y Marcelo, sacerdoti, religiosi, seminaristi e consacrati del nord del Perú, ai quali ha rivolto un discorso. In esso ha menzionato in modo particolare san Toribio de Mongrovejo, patrono dell’episcopato latinoamericano, e ha esortato a «guardare alle nostre radici» per crescere verso l’alto e portare frutto. Francesco ha ricordato che la vocazione «è ricca di memoria» perché sa riconoscere «che né la vita, né la fede, né la Chiesa sono iniziate con la nascita di qualcuno di noi: la memoria si rivolge al passato per trovare la linfa che ha irrigato nei secoli il cuore dei discepoli, e in tal modo riconosce il passaggio di Dio nella vita del suo popolo».

Nel patio coperto, gremito da quasi duecento persone tra sacerdoti e religiosi, interrotto dagli applausi, in un clima di grande empatia, il Papa, a un certo punto del suo discorso, ha prescritto ai consacrati «due pastiglie che aiutano moltissimo»: la prima, «parla con Gesù, con la Madonna nella preghiera»; la seconda «la puoi prendere varie volte al giorno», ha specificato: «guardati allo specchio», ha detto, perché lo specchio serve come una cura». Francesco ha anche fatto riferimento all’«ora della chiamata» e ha ricordato che «l’incontro con Gesù cambia la vita, stabilisce un prima e un poi».

Al termine dell’incontro il Pontefice è risalito sulla papamobile per raggiungere la Plaza de Armas, nota come Plaza Mayor. L’ha percorsa fino ad arrivare al palco allestito per la celebrazione mariana, alla presenza della Vergine della Porta di Otuzco, venerata immagine di Trujillo. A dare il benvenuto al Santo Padre è stato monsignor Héctor Miguel Cabrejos Vidarte, arcivescovo di Trujillo, che nel suo discorso lo ha ringraziato per la sua presenza a una celebrazione dedicata alla Vergine Maria.

Durante la messa il Papa ha chiesto ai presenti di lottare contro la «piaga» della violenza contro le donne, denunciando «molte situazioni di violenza che sono tenute sotto silenzio al di là di tante pareti», di questa «fonte di sofferenza», e ha chiesto una legislazione e una cultura che ripudi ogni forma di violenza. Ha sottolineato anche il ruolo delle donne all’interno delle famiglie e della società. E allo stesso tempo ha invitato i fedeli a combattere uno dei delitti che affliggono maggiormente il paese: il femminicidio. «Guardando alle madri e alle nonne voglio invitarvi a lottare contro una piaga che colpisce il nostro continente americano: i numerosi casi di femminicidio». Nel 2017 ci sono stati in Perú 121 femminicidi e 247 tentativi di femminicidio, per un totale di 368 casi. «L’amore per Maria — ha concluso il Pontefice — ci deve aiutare a generare atteggiamenti di riconoscenza e gratitudine nei riguardi della donna, nei riguardi delle nostre madri e nonne che sono un baluardo nella vita delle nostre città».

In serata il Papa ha raggiunto l’aeroporto di Trujillo per imbarcarsi sul volo diretto a Lima. Un bagno di folla lo ha accolto lungo i 13 chilometri che separano l’aeroporto dalla sede della Nunziatura, dove in serata si è radunato un enorme gruppo di fedeli, per lo più donne e bambini. Qui il Papa si è fermato con ognuna delle famiglie di una trentina di malati presenti. Anche se molto stanco, non si è comunque sottratto a quel lungo saluto, chiedendo a tutti i presenti di recitare un Padre nostro e un Avemaria pensando alle sofferenze dei malati. La lunga, lunghissima, giornata di Papa Francesco si è conclusa con gli ultimi, con quelli che hanno più bisogno di sostegno e di preghiera.

dal nostro inviato Silvina Pérez

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

18 marzo 2019

NOTIZIE CORRELATE