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Dalla croce una vita nuova, risorta

· Le celebrazioni del Venerdì Santo presiedute da Benedetto XVI ·

Dalla croce nasce una vita nuova, una vita redenta. È il messaggio del Venerdì Santo così come lo ha illustrato il Papa durante le celebrazioni di ieri, 22 aprile. Nel pomeriggio, nella basilica di San Pietro, Benedetto XVI ha presieduto la celebrazione della Passione del Signore e, in serata, la Via Crucis al Colosseo. Un appuntamento, quest’ultimo, che si ripete ormai dal lontato 1964 e continua a richiamare l’attenzione di milioni di fedeli, che vi assistono, collegati in mondivisione.

Al termine del percorso, al quale ha partecipato dal Colle Palatino, Benedetto XVI ha esortato a fissare lo sguardo su «quell’uomo crocifisso tra la terra e il Cielo», che rappresenta l’uomo del dolore, rifiutato, oppresso, schiacciato dal peso del male, con il volto sfigurato dal peccato, disprezzato e reietto dagli uomini, per scoprire che «non è il segno della vittoria della morte» ma che al contrario «è il segno luminoso dell’amore, anzi della vastità dell’amore di Dio». Dio, ha ripetuto il Pontefice, si è piegato su di noi, si è abbassato fino a giungere nell’angolo più buio della nostra vita «per tenderci la mano e tirarci a sé, portarci fino a Lui».

La Croce, dunque, parla «dell’amore supremo di Dio e ci invita a rinnovare, oggi, la nostra fede nella potenza di questo amore, a credere che in ogni situazione della nostra vita, della storia, del mondo, Dio è capace di vincere la morte, il peccato, il male, e di donarci una vita nuova, risorta».

«Fissiamo il nostro sguardo su Gesù Cristo — è l’esortazione conclusiva del Papa — e chiediamo nella preghiera: illumina il nostro cuore, fa’ morire in noi l’“uomo vecchio” legato all’egoismo, al male, al peccato, rendici “uomini nuovi”, uomini e donne santi, trasformati e animati dal tuo amore».

Nel pomeriggio Benedetto XVI aveva a lungo sostato in adorazione della Croce durante la celebrazione della Passione nella basilica Vaticana. Sulla tomba del principe degli Apostoli il Papa presiede la sera del Sabato Santo la veglia Pasquale, che precede la messa del giorno con la benedizione Urbi et Orbi in piazza San Pietro.

Cari fratelli e sorelle,

questa notte abbiamo accompagnato nella fede Gesù che percorre l’ultimo tratto del suo cammino terreno, il tratto più doloroso, quello del Calvario. Abbiamo ascoltato il clamore della folla, le parole della condanna, la derisione dei soldati, il pianto della Vergine Maria e delle donne. Ora siamo immersi nel silenzio di questa notte, nel silenzio della croce, nel silenzio della morte. È un silenzio che porta in sé il peso del dolore dell’uomo rifiutato, oppresso, schiacciato, il peso del peccato che ne sfigura il volto, il peso del male. Questa notte abbiamo rivissuto, nel profondo del nostro cuore, il dramma di Gesù, carico del dolore, del male, del peccato dell’uomo.

Che cosa rimane ora davanti ai nostri occhi? Rimane un Crocifisso; una Croce innalzata sul Golgota, una Croce che sembra segnare la sconfitta definitiva di Colui che aveva portato la luce a chi era immerso nel buio, di Colui che aveva parlato della forza del perdono e della misericordia, che aveva invitato a credere nell’amore infinito di Dio per ogni persona umana. Disprezzato e reietto dagli uomini, davanti a noi sta l’«uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia» ( Is 53, 3).

Ma guardiamo bene quell’uomo crocifisso tra la terra e il Cielo, contempliamolo con uno sguardo più profondo, e scopriremo che la Croce non è il segno della vittoria della morte, del peccato, del male ma è il segno luminoso dell’amore, anzi della vastità dell’amore di Dio, di ciò che non avremmo mai potuto chiedere, immaginare o sperare: Dio si è piegato su di noi, si è abbassato fino a giungere nell’angolo più buio della nostra vita per tenderci la mano e tirarci a sé, portarci fino a Lui. La Croce ci parla dell’amore supremo di Dio e ci invita a rinnovare, oggi, la nostra fede nella potenza di questo amore, a credere che in ogni situazione della nostra vita, della storia, del mondo, Dio è capace di vincere la morte, il peccato, il male, e di donarci una vita nuova, risorta. Nella morte in croce del Figlio di Dio, c’è il germe di una nuova speranza di vita, come il chicco che muore dentro la terra.

In questa notte carica di silenzio, carica di speranza, risuona l’invito che Dio ci rivolge attraverso le parole di sant’Agostino: «Abbiate fede! Voi verrete da me e gusterete i beni della mia mensa, com’è vero che io non ho ricusato d’assaporare i mali della mensa vostra... Vi ho promesso la mia vita... Come anticipo vi ho elargito la mia morte, quasi a dirvi: Ecco, io vi invito a partecipare della mia vita... È una vita dove nessuno muore, una vita veramente beata, che offre un cibo incorruttibile, un cibo che ristora e mai vien meno. La meta a cui vi invito, ecco... è l’amicizia con il Padre e lo Spirito Santo, è la cena eterna, è la comunione con me... è partecipare della mia vita» (cfr. Discorso 231, 5).

Fissiamo il nostro sguardo su Gesù Crocifisso e chiediamo nella preghiera: Illumina, Signore, il nostro cuore, perché possiamo seguirti sul cammino della Croce, fa’ morire in noi l’«uomo vecchio», legato all’egoismo, al male, al peccato, rendici «uomini nuovi», uomini e donne santi, trasformati e animati dal tuo amore.

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21 ottobre 2019

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