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Dalla contemplazione all’avanguardia della nuova evangelizzazione

· Nella giornata pro orantibus ·

Nella giornata Pro orantibus , dedicata a coloro che hanno fatto una scelta di vita interamente contemplativa e vivono nel “ritiro” del chiostro, credo sia utile e anche doveroso domandarci: come possono partecipare alla missione evangelizzatrice della Chiesa coloro che hanno fatto una scelta di vita caratterizzata, tra molti altri elementi, dall’accentuazione della differenza che si manifesta nel gesto di vivere “separati”, messi da parte solo per Dio? Porsi questa domanda è più che ovvio se si tiene presente che per molti la missione è legata alle opere e l’evangelizzazione a “strategie” di evangelizzazione.

D’altra parte le claustrali, optando per una vita “separata” e “nascosta”, — che non ha niente a che fare con una vita “isolata” e “assente” — si separano da tutti per unirsi a tutti, per camminare in modo “nascosto” (ma non per questo meno reale) con gli uomini e donne di oggi e per “sedersi” accanto a loro sulla sponda del pozzo, indicando ad essi “l’acqua viva”, l’unica che può colmare la sete di Dio. Proprio perché le claustrali non vivono “assenti”, nulla che fa riferimento all’uomo può essergli estraneo, e particolarmente quanto fa riferimento all’umanità ferita e sofferente.

Ecco perché la vita contemplativa e claustrale «ha anche una straordinaria efficacia apostolica e missionaria». Se qualcosa caratterizza la vita consacrata, e in modo particolare la vita interamente contemplativa, è il riconoscimento della presenza viva del Signore nella nostra vita e nella nostra storia, e se solo il discepolo/a contemplativo/a può trasmettere la Buona Notizia, allora la vita interamente contemplativa è, per sua propria natura, evangelizzatrice. Chi ha scelto una vita interamente contemplativa, vivendo in modo particolare la comunione con Cristo, ci mostra quello di cui veramente abbiamo bisogno per vivere una vita vera, autentica e piena. Inoltre dà una risposta di spiritualità alla nostra ricerca del sacro e alla nostalgia di Dio, mentre ci indica il cammino verso la trascendenza. Quali città costruite nella montagna e luci posti nel candelabro, quante si dedicano alla vita interamente contemplativa claustrale prefigurano visibilmente la mèta verso la quale cammina l’intera comunità ecclesiale.

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22 settembre 2019

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