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Dalla contemplazione
alla fraternità

· In un libro gli esercizi spirituali predicati dal cardinale Ouellet per la Settimana santa ·

Un libro molto in armonia con il tempo liturgico imminente, che nasce nel contesto preciso degli esercizi spirituali per la Settimana Santa, tenuti a una comunità religiosa femminile in Spagna. Due anni fa, il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, ha predicato alle suore di Iesu Communio a Burgos e, da quella esperienza, è nato il volume Il dono della comunione (Edizioni Terra Santa, Milano, 2019, pagine 272, euro 18), scritto originariamente in spagnolo e recentemente tradotto in francese e in italiano. L’edizione italiana è stata presentata nel pomeriggio di martedì 9 aprile, alla Libreria San Paolo, in via della Conciliazione, alla presenza di Giuseppe Caffulli, direttore della rivista «Terra Santa», che ha moderato l’incontro, di Andrea Tornielli, direttore editoriale del Dicastero per la comunicazione, e dello stesso cardinale Ouellet.

Jon McNaughton «L’ultima Cena»

Secondo Tornielli, il volume del porporato canadese ha il pregio di calare profondamente il lettore nello spirito della Passione di Cristo, offrendo un’immedesimazione umana molto forte con le persone di Gesù, degli apostoli e di altre figure evangeliche. È sorprendente, ad esempio, che l’annuncio del tradimento durante l’Ultima Cena, Gesù lo faccia senza rabbia e senza indicare il colpevole. Quando, però, Pietro vuole saperne il nome, Gesù lo zittisce, dicendogli che anche lui lo rinnegherà: «Quando volgiamo lo sguardo su noi stessi difficilmente riconosciamo il male su di noi. L’atteggiamento di Pietro deve ricordarci che siamo tutti responsabili del male», scrive l’autore. Quindi dobbiamo «supplicare la grazia di riconoscerci peccatori».

Ouellet spazia anche al di là della Passione, menzionando santa Teresina di Lisieux, quando ricorda che quello che conta non è la nostra «forza» ma la «grazia»: un tema che «dovrebbe farci guardare con più distacco alle strategie pastorali o di marketing». Anche meditando sulla parabola del figliol prodigo, il cardinale offre spunti originali, tra i quali l’«invidia spirituale» del figlio maggiore, tristemente tipica di molte «comunità cristiane» attuali, che si radica in «ferite profonde». «La perfezione nell’obbedienza alla legge può essere il più grande ostacolo per la santità», in quanto «è più facile obbedire alla legge» che non all’«amore». Se il figlio maggiore avesse veramente amato il padre, «sarebbe andato lui a cercare il fratello», come fa effettivamente Gesù, «vero Figlio maggiore».

Da parte sua, Ouellet ha indicato tra i suoi ispiratori Urs von Balthasar e la sua «teologia dei tre giorni», attingendo molto anche alla mistica del Sabato Santo e della discesa agli inferi, un mistero che «in Occidente non è molto presente». Il cardinale canadese si ispira poi alla meditazione di Chiara Lubich per il Venerdì Santo, con l’«abbandono» che il Figlio «prende su di sé, fino all’estrema conseguenza della separazione dal Padre».

Nei suoi esercizi spirituali alle religiose di Iesu Communio, il cardinale Ouellet ha ripreso intuizioni che l’hanno accompagnato nel corso della sua lunga vita sacerdotale, guidando il lettore nella profondità del «mistero trinitario». Scopo del suo libro è quello di «nutrire» non solo la «contemplazione dei contemplativi» ma di tutto il popolo di Dio, superando l’atteggiamento di chi pensa Dio come «al di sopra di tutto» e «non coinvolto nei rapporti umani». La Trinità, al contrario, è una «realtà viva di cui siamo sommersi e di cui viviamo» e «Gesù la fa entrare nella storia delle vicende e delle tragedie umane».

«La comunicazione della fede — ha proseguito il porporato — non può prescindere dal dono della comunione», per cui l’amore divino non può essere un fatto individuale ma «deve tradursi in fraternità. Se non c’è il sacramento della comunità, la comunione non cresce». Troppo spesso, ha aggiunto Ouellet, abbiamo fatto della trasmissione della fede, un discorso troppo «ideologico» o «catechistico», quando quello che conta è il Kerygma, il «Cristo Risorto».

In conclusione, il cardinale Ouellet ha accennato alla straordinaria vitalità dell’ordine religioso che ha ispirato il suo ultimo libro. La Comunità Iesu Communio è un «fenomeno vocazionale eccezionale», in un’epoca in cui «ovunque i monasteri chiudono». Si tratta di una «comunità nata da un nuovo carisma nell’ambito della tradizione francescana», le cui suore «erano clarisse fino al 2010», anno in cui è arrivata l’approvazione pontificia. Le religiose di Iesu Communio conducono una «vita contemplativa molto esigente» e svolgono «evangelizzazione per attrazione», senza uscire dai loro monasteri, che, però vengono visitati da vescovi, sacerdoti e comunità di ogni genere. «Nel contesto di questi incontri, si condividono fede e testimonianze», ha aggiunto Ouellet, parlando di «conversioni» e «gente che si confessa». Le suore di Iesu Communio, ha poi concluso, sono decisamente giovani — per lo più tra i 20 e i 40 anni — e hanno raccolto circa «200 vocazioni in 20 anni».

di Luca Marcolivio

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19 agosto 2019

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