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Dalla cattolicità
il dinamismo
della missione

· Nella «Lumen gentium» e in altri testi conciliari ·

Si concludono venerdì 11 ottobre in Spagna le celebrazioni per il venticinquesimo anniversario di fondazione della provincia ecclesiastica di Mérida-Badajoz. Nel pomeriggio, nella basilica di Santa Eulalia a Mérida, l’arcivescovo già segretario del Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti terrà una conferenza dedicata al concilio Vaticano II, in particolare al profondo impulso missionario di alcuni suoi testi. Pubblichiamo stralci dell’intervento.

Walter Rane, «In remembrance of me» (1997)

Nella Lumen gentium l’idea di missione nasce con la trattazione della cattolicità quale caratteristica essenziale del nuovo popolo di Dio, la Chiesa, al cui grembo sono chiamati tutti gli uomini (n. 13: «Universalità dell’unico popolo di Dio»). Effettivamente Dio, unico, ha creato l’uomo e ha voluto l’umanità come una unità, per cui questo movimento di riunione che è al principio della storia della salvezza lo realizza la missione, affrontando le separazioni che provengono dal peccato, così da rappresentare rigorosamente l’esecuzione del piano di salvezza. Joseph Ratzinger, in Vatican II: l’activité missionnaire de l’Eglise (Parigi, Cerf, 1967), nota a tale proposito che «al testo giovanneo sul radunare [insieme] i figli di Dio, la costituzione aggiunge l’idea cristologica, designando il Cristo come “erede di tutte le cose”». Il modo concreto con cui si opera la riunione è indicato dall’affermazione relativa a Cristo e sviluppata poi in quella che nell’affermazione riguarda lo Spirito Santo «Signore e vivificatore», che è il principio di tale radunarsi, sull’unità nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nella frazione del pane e nelle orazioni.

È quindi a partire dal concetto di Chiesa che il secondo paragrafo del n. 13 ricava la strutturazione di quanto delineato prendendo l’avvio dal pensiero di Dio. Ecco dunque l’immagine del Corpo e della recapitulatio di tutta l’umanità sub Capite Christo, in unitate Spiritus Eius. Ed è al servizio di questo carattere essenzialmente escatologico del Regno che si trova la cattolicità della Chiesa di cui la missione rappresenta il dinamismo realizzatore; così il testo ne trae la quintessenza di un direttorio missionario: «Siccome, dunque, il Regno di Cristo non è di questo mondo (cfr. Giovanni, 18, 36) la Chiesa […], introducendo questo regno, nulla sottrae al bene temporale di qualsiasi popolo, ma al contrario favorisce e accoglie tutta la dovizia e capacità e consuetudini dei popoli, in quanto sono buone, e accogliendole le purifica, le consolida, le eleva». Questo testo si può quindi considerare il locus theologicus di una serie di proposizioni più pratiche formulate in altri luoghi conciliari, sulla liturgia per esempio (vedi numeri 39, 40, 65 e 119 della Sacrosanctum concilium) e sulla formazione sacerdotale (Optatam totius, 16). In tale numero appare una “dialettica” nel considerare le religioni non cristiane (già in abbozzo al n. 13 di Lumen gentium nei verbi “assumere” e “purificare”).

Questi due poli li ritroviamo posti più nettamente nello sviluppo del n. 17 di Lumen gentium, che è il testo propriamente missionario di tale costituzione. Esso promana — nota Ratzinger — anzitutto e soprattutto da una cattolicità escatologica nella sua causa. Di fatto «la natura escatologica della Chiesa la rende libera in faccia al mondo (libera per ciò che è cattolico, poiché cattolico ed escatologico s’ingranano reciprocamente). Ma essa sottomette il mondo al criterio dell’escatologia: solo il fuoco del giudizio escatologico può purificare e ammorbidire l’uomo in modo che possa accogliere in sé la regalità di Gesù Cristo» (Vatican II: l’activité missionnaire de l’Eglise, pag. 126).

Si possono considerare, a questo proposito, tre aspetti di un pluralismo nel seno dell’unità ecclesiale, e cioè i numerosi popoli del mondo, gli stati di vita differenti e la “costruzione” ecclesiale a partire da numerose Chiese particolari nei vari luoghi e regioni del mondo, unite nell’unità, nell’azione (comunione) e nella pace (cfr. Lumen gentium, 22). Per questo la cattolicità ha molteplici conseguenze per la vita della Chiesa, e precisamente sotto il suo aspetto missionario, che sono segnalate in alcuni testi sinodali.

Nella Lumen gentium si consacra alla missione tutto il n. 17. Basti solo qualche riferimento al contenuto perché ciò che qui appare in forma schematica lo si trova nel capitolo dottrinale con il quale si apre il Decreto sull’attività missionaria della Chiesa. Torna così a risuonare l’“andate” e le parole straordinariamente possenti, quasi un grido, dell’apostolo: «Guai […] a me se non predicassi» (i Corinzi, 9, 16), a cui fa eco il mandato ai missionari. «Con la definizione della missione, questo rapido numero fonda anche la missiologia e segnala fine, rappresentanti e metodo della missione» (Vatican II: l’activité missionnaire de l’Eglise, pag. 131), mentre si indica la via che va dall’evangelizzazione all’evangelizzazione e ciò abbraccia e reclama la plantatio delle Chiese nei “territori missionari”.

Tralasciando di indicare ora metodo e rappresentanti, ricordo il fine, questo: «La Chiesa prega insieme e lavora affinché l’intera pienezza del cosmo si trasformi in popolo di Dio, Corpo di Cristo e tempio dello Spirito Santo, e in Cristo, centro di tutte le cose, sia reso ogni onore e gloria al Creatore e Padre dell’universo».

I testi teologici (in senso stretto) del concilio sono profondamente impregnati dell’idea missionaria (vedi altresì particolarmente i numeri 8 e 10 della Dei verbum, senza dimenticare la Gaudium et spes — e basti a noi solo qui menzionarla — perché rivolgersi al mondo equivale a “missione”, a dialogo e alla collaborazione con tutti gli uomini di buona volontà; e qui è sottointeso l’aggiornamento, il rinnovamento-riforma nella continuità della Tradizione). Certo, dialogo e missione non sono puramente e semplicemente identici e «il mondo moderno deve restare nel campo visuale se non si vuol rimanere in uno storicismo e arcaismo contrari alla Scrittura». Ratzinger aggiunge che «l’equilibrio della bilancia è delicato» fra i due poli del rinnovamento.

Ci si può domandare d’inizio, in modo radicale, come fanno alcuni: ma la libertà religiosa non contraddice il compito missionario della Chiesa? Ma possiamo rispondere: al contrario! Essa è la condizione stessa perché ci possa essere e avere missione. Di fatto libertà religiosa, come superficialmente qualcuno dice, non significa indifferenza per la verità e non concerne la relazione tra religione e verità, fra persona umana e verità religiosa, ma rapporto fra società e religione, l’indipendenza della professione di una religione in relazione a ogni vincolo sociale.

di Agostino Marchetto

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19 novembre 2019

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