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Dal Vaticano al Messico

· Si apre nell’antico collegio di Sant’Ildefonso una grande mostra ·

Paolo Caliari, detto il Veronese, «Visione di sant’Elena» (1580 circa, particolare)

Nove sale e oltre 1650 metri quadrati di esposizione, nello splendido e antico collegio di Sant’Ildefonso a Città del Messico ospitano ben centottanta opere provenienti dai Musei vaticani, dalla Fabbrica di San Pietro, dalla Biblioteca apostolica vaticana, dalla Sagrestia pontificia, dal Museo del tesoro della basilica di San Giovanni in Laterano — che conserva splendidi arredi liturgici — senza dimenticare quadri e testimonianze provenienti dai più importanti musei locali, dall’archivio storico della provincia messicana della Compagnia di Gesù e da collezioni private.

La mostra Vaticano: De San Pedro a Francisco. Dos mil años de arte e historia — inaugurata il 18 giugno dal presidente Enrique Peña Nieto e accessibile al pubblico a partire da mercoledì 20 — è stata allestita per festeggiare il venticinquesimo anniversario del ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra il governo messicano e la Santa Sede, avvenuto il 21 settembre 1992, e vuole testimoniare attraverso l’arte e la cultura un dialogo tuttora in corso, riavviato un quarto di secolo fa, frutto concreto — ha ribadito durante la conferenza stampa di presentazione il ministro della cultura, María Cristina García Cepeda — dei legami culturali che il Messico ha stabilito con il mondo.

Per tutta la durata dell’esposizione, aperta fino al 28 ottobre con ingresso gratuito e registrazione su www.desanpedroafrancisco.com, il visitatore potrà vedere da vicino pezzi mai usciti dai Musei (come nel caso dell’Annunciazione di Marcello Venusti, restaurata per l’occasione) e ripercorrere la storia bimillenaria della Chiesa cattolica attraverso un itinerario che si snoda a partire dalla sezione «I fondamenti della Chiesa: il sangue dei martiri» per arrivare ai giorni nostri. Da san Pietro a Papa Francesco soffermandosi su temi particolarmente significativi per i cristiani, come la costruzione della basilica vaticana, approfonditi, spiegati e illustrati con infografiche, video, animazioni. Il pezzo più antico risale al primo secolo dell’era cristiana, mentre quello più recente all’elezione di Papa Bergoglio; la mostra è stata curata da Barbara Jatta, direttore dei Musei vaticani, Alessandra Rodolfo, Adele Breda, Sandro Barbagallo e Pietro Zander, e dai membri della Comisión Museológica y Museográfica Miguel Ángel Fernández e José Enrique Ortiz Lanz, coordinati da Bertha Cea Echenique e Antonio Berumen.

Un’occasione preziosa, ha continuato il ministro María Cristina García Cepeda, «sicuramente sorprendente per chi prenoterà una visita» dato che «l’arte e la cultura rappresentano la forma di dialogo più franco, diretto ed efficace che ci sia tra gli esseri umani. L’arte comunica, unisce, l’arte porta pace e armonia». Per i messicani sarà anche l’occasione per vedere di nuovo — ma inquadrati in un diverso contesto — capolavori a loro già noti, ma come il ritratto di suor Juana Inés de la Cruz di Juan Miranda, uno splendido dipinto a olio del XVIII secolo, o San Dionisio Papa e confessore di Miguel Cabrera, sempre del XVIII secolo.

Torna in mente la storia commovente di Karitina, settantasettenne contadina del Querétaro che, nel giugno di un anno fa, dopo un tour “virtuale” della Cappella Sistina in Messico (grazie alla simulazione messa a punto dal regista Gabriel Barumen in collaborazione con i Musei vaticani) vinse un viaggio premio a Roma. «Entrare nella vera Sistina è un’emozione incredibile — disse in quell’occasione Karitina, in dialetto nahuatl, l’antica lingua uto-atzeca — non so come dire, si respira Dio». Il gemellaggio tra il Messico e la Santa Sede continua, stavolta portando un po’ di Vaticano in America latina in modo non virtuale.

di Silvia Guidi

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21 aprile 2019

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