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Dall’Inquisizione
al concilio

«I Pastori della Chiesa, che hanno la missione di annunziare la parola della salvezza ricevuta nella divina Rivelazione, hanno il dovere di custodire integro il deposito della fede affidato loro da Cristo. 

Jan Vermeer, «Allegoria della Fede cattolica» (1671-1674)

Per adempiere al meglio tale compito, nel corso della plurisecolare storia della Chiesa i Sommi Pontefici si sono serviti di diversi strumenti secondo le necessità che si presentavano». Da questa premessa, espressa nella prefazione dal cardinale Gerhard Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, parte la riflessione contenuta in Per promuovere e custodire la fede. Dal Sant’Uffizio alla Congregazione per la Dottrina della Fede (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2015, pagine 63, euro 8). Lo studio si propone di ripercorre la storia delle istituzioni che hanno avuto «il compito di vigilare affinché la professione della retta fede sia la guida di tutta l’attività della Chiesa». Il punto di partenza è la prima metà del XIII secolo, quando, sotto il pontificato di Gregorio ix, ebbe origine l’inquisizione medievale, «nata con il fine principale di reprimere ogni forma di eresia. Da quell’epoca, «la repressione antiereticale, in precedenza affidata agli Ordinari diocesani, fu esercitata anche direttamente dalla Santa Sede attraverso la nomina di speciali legati e, in seguito, di appartenenti agli ordini religiosi, in particolare domenicani e francescani».

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17 ottobre 2018

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