Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Dal Pontefice una risposta d'amore  alle sfide del tempo

· Il cardinale Bertone durante la messa in occasione dell'incontro dei vescovi salesiani nel santuario di don Bosco ·

«Benedetto XVI svolge la sua missione e fa fronte alle sfide di questo nostro tempo con una grande carica di santità personale». Lo ha ribadito il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, durante l'omelia della messa presieduta nel santuario di Colle Don Bosco, domenica 23 maggio, in occasione dell'incontro dei vescovi salesiani. «Molte volte — ha spiegato — mi viene chiesto come vedo la Chiesa dall'osservatorio di uno che è chiamato a lavorare accanto al Santo Padre come segretario di Stato. Innanzitutto il Papa è colui che lo Spirito Santo ha scelto come Supremo Pastore per condurre la Chiesa, e con lei il mondo, verso i traguardi pensati da Dio. Benedetto XVI svolge la sua missione e fa fronte alle sfide di questo nostro tempo, con una grande carica di santità personale, coltivata al cospetto della verità. Riguardo alle esigenze della Chiesa, il suo governo è forte, mentre la sua paternità verso tutti è colma di soavità e di amore. Benedetto XVI è instancabile nell'indicarci la bellezza della fede cristiana. Egli è fermamente convinto di essere chiamato a far risplendere la luce di Cristo davanti agli uomini e alle donne di oggi. Sua grande preoccupazione non è la sua personale dignità, ma il bene delle anime. In comunione con lui, ogni vescovo cammina davanti al suo gregge e indica la via. Custodisce i suoi, come maestro, santificatore e guida credibile. Per questo, a immagine del buon pastore, deve essere disposto anche a dare la vita per le pecore.»

«Il mio compito accanto a Benedetto XVI — ha proseguito — mi porta a condividere la sua sollecitudine per tutti i figli della Chiesa, sia di coloro che la riempiono di gloria con la loro santità, sia di coloro che la crocifiggono con il loro peccato. In occasione del recente viaggio-pellegrinaggio a Fatima, abbiamo potuto vedere e ascoltare con quale forza ha ricordato a tutta la Chiesa la necessità della conversione, della preghiera e della penitenza». Le difficoltà della Chiesa «perseguitata e osteggiata — ha detto ancora — in tante parti; i chiaroscuri della Chiesa santa e peccatrice nei suoi figli; le ansie della Chiesa bisognosa di aiuto perché fatta di uomini e donne che affrontano i pericoli e le sfide della società in cui vivono, necessitano di una ardente carità pastorale e di esempi di santità».

Parlando della Pentecoste all'inizio dell'omelia l'aveva definita come «un avvenimento fondante per la Chiesa, che in questo giorno si presenta al mondo, dopo la sua nascita attraverso il battesimo nello Spirito, come testimone del Signore Gesù». La Chiesa, ha aggiunto, nasce così trasformando profondamente la persona dei discepoli e creando la comunità dei credenti al servizio del mondo. Citando poi il discorso tenuto dal Papa alla seconda assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, durante la prima congregazione generale, il porporato ha ricordato che Benedetto XVI vede così la formazione della Chiesa, ieri, oggi e sempre: «Noi preghiamo che la Pentecoste non sia solo un avvenimento del passato, il primo inizio della Chiesa, ma sia oggi, anzi adesso: nunc sancte nobis Spiritus . Preghiamo che il Signore adesso realizzi l'effusione del suo Spirito e ricrei di nuovo la sua Chiesa e il mondo. Ci ricordiamo che gli apostoli dopo l'Ascensione non hanno iniziato — come forse sarebbe stato normale — a organizzare, a creare la futura Chiesa. Hanno aspettato l'azione di Dio, hanno aspettato lo Spirito Santo. Hanno compreso che la Chiesa non si può fare, che non è un prodotto della nostra organizzazione: la Chiesa deve nascere dallo Spirito Santo. Come il Signore stesso è stato concepito ed è nato dallo Spirito Santo, così anche la Chiesa deve essere sempre concepita e nascere dallo Spirito Santo. Solo con questo atto creativo di Dio noi possiamo entrare nell'attività di Dio, nell'azione divina e collaborare con Lui».

Riferendosi quindi al contesto dell'incontro dei vescovi salesiani provenienti da tutto il mondo, ha parlato della chiamata a seguire don Bosco nella grande missione di educazione e evangelizzazione dei giovani. Molti, ha aggiunto, sono stati poi scelti dal Papa per collaborare direttamente con lui a Roma a servizio della Chiesa universale o per essere pastori di Chiese locali. «Mi rivolgo dunque a voi — ha detto — carissimi confratelli salesiani vescovi e cardinali! Perché oggi il Signore Gesù ci ha chiamato su questo colle? Ci troviamo qui, come in un cenacolo fraterno attorno al successore di don Bosco — ha aggiunto salutando il rettor maggiore don Pascual Chávez Villanueva — a riaffermare la nostra vocazione e a rinvigorire con la forza dello Spirito Santo il desiderio di essere annunciatori del Vangelo, soprattutto ai giovani. Proprio per questo, il Signore ha voluto riportarci alla contemplazione di un santo che ha affascinato la nostra vita: san Giovanni Bosco. Sulla scia del suo luminoso esempio disponiamoci, al soffio dello Spirito Santo, a fare dono alla Chiesa della nostra santità personale, prima ancora che del nostro servizio ministeriale».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

19 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE