Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Dal midterm nessun terremoto politico

· Obama perde il controllo del Congresso ·

È un quadro multiforme e complesso quello che emerge dalle elezioni americane di metà mandato. Stando alle ultime proiezioni, si profila con sempre maggiore nettezza l'affermazione repubblicana alla Camera dei rappresentanti, mentre il Senato resta in mano ai democratici, seppure di stretta misura. Successo repubblicano anche alle elezioni dei governatori: sui 37 da eleggere, almeno dieci Stati prima in mano ai democratici cambieranno leader.

Alla Camera — stando ai dati attualmente disponibili — i repubblicani hanno conquistato 238 seggi contro i 182 dei democratici. Un distacco pari a poco meno di sessanta seggi, ben oltre i 39 necessari per ottenere la maggioranza. Restano da assegnare quindici seggi, per i quali si registrano distacchi tra i candidati di poche migliaia di voti, in alcuni casi addirittura di centinaia. Tuttavia, anche se i democratici conquistassero tutti i seggi ancora in palio, arriverebbero a quota 197, ossia 58 in meno rispetto alla precedente consultazione.

Al Senato il partito repubblicano dovrebbe conquistare sei o sette seggi, tre o quattro in meno dei dieci necessari per assumerne il controllo. È ancora incerto il risultato negli Stati di Washington, Colorado e Alaska, dove i candidati sono divisi da poche migliaia di voti.

L'attuale speaker della Camera, Nancy Pelosi, verrà sostituita dal capogruppo repubblicano, John Boehner, al quale Obama ha già telefonato per congratularsi del successo. Secondo la Casa Bianca, il presidente si è detto «pronto a lavorare con i repubblicani per trovare un terreno comune, far avanzare il Paese e prendere decisioni per il popolo americano». Ciò nonostante Boehner ha promesso che non scenderà a compromessi sulle questioni chiave. Resta alla guida del Senato il capogruppo democratico, Harry Reid, che in Nevada ha battuto Sharron Angle, vicina al Tea Party, il movimento legato al partito repubblicano che prende il nome dai Boston Tea Party, la rivolta del 1773 dei coloni americani contro la corona britannica.

Ed è proprio il Tea Party quella che in molti già definiscono la vera novità di queste elezioni di metà mandato. Due suoi rappresentanti di spicco entreranno in Senato: il medico Rand Paul, 47 anni, e il giovane avvocato di origine cubana Marco Rubio, 39 anni. Rand Paul ha battuto in Kentucky il candidato democratico Jack Conway, mentre Marc Rubio si è aggiudicato la Florida contro l'ex governatore Charlie Crist, presentatosi come indipendente, e il candidato democratico Kendrick Meek. Ma non è finita: vicina al Tea Party è anche Nikki Haley, eletta governatore del South Carolina.

Sul piano strettamente politico, le elezioni di midterm non hanno prodotto veri sconvolgimenti. Non è una novità che Casa Bianca e Congresso siano controllati da partiti diversi. È già accaduto a Ronald Reagan nel 1982, a Bill Clinton nel 1994 e a George W. Bush nel 2006. Di certo, come sottolineano gli analisti, la sconfitta alla Camera ha un doppio significato. Da una parte, rivela tutte le difficoltà fin qui incontrate dalla presidenza Obama, difficoltà economiche anzitutto, a causa della crisi globale che ha travolto il sistema finanziario e sociale americano. Dall'altra, è chiaro che ora la realizzazione dell'agenda politica del presidente rischia di subire un rallentamento. Il vero pericolo è un radicalizzarsi delle frange più estreme del Congresso. Sui dossier fondamentali, come la riforma sanitaria, le nuove regole finanziarie e la lotta al terrorismo, Obama potrebbe essere costretto a trattare e, forse, rilevano alcuni analisti, a tornare sui suoi passi.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

23 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE