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Dal carisma all’istituzione

· Il diritto canonico nella Iuvenescit ecclesia ·

Con la pubblicazione della Lettera Iuvenescit Ecclesia la Congregazione per la dottrina della fede «intende richiamare, alla luce della relazione tra doni gerarchici e doni carismatici, quegli elementi teologici ed ecclesiologici la cui comprensione può favorire una feconda ed ordinata partecipazione delle nuove aggregazioni alla comunione e alla missione della Chiesa» (n.3).

He-Qi  «Holy Spirit Coming»

Evidentemente tra gli elementi teologici ed ecclesiologici, anche se non lo si dica espressamente, vanno compresi quelli canonici. Infatti, l’organizzazione giuridica fa parte della stessa natura della Chiesa, per cui la considerazione della realtà canonica non può non far parte della riflessione ecclesiologica, che altrimenti rischierebbe di rimanere chiusa in un discorso astratto, senza presa sulla sua vita concreta. La mediazione tra un’ecclesiologia astrattamente delineata e un’ecclesiologia effettivamente attuata spetta infatti proprio alle istituzioni, quindi al diritto ecclesiale.

Dall’altra parte, il diritto canonico svincolato dai suoi fondamenti teologici ed ecclesiologici cadrebbe inevitabilmente nel formalismo, quindi perderebbe la sua efficacia a livello di vita ecclesiale. Per questo il documento in questione, insistendo sull’armonica connessione e complementarietà tra i doni gerarchici e i doni carismatici, afferma che una contrapposizione tra una Chiesa istituzionale e una Chiesa carismatica «non trova in realtà un fondamento adeguato nei brani del Nuovo Testamento». Infatti, sia Paolo che Pietro, pur nel riconoscimento dell’origine dallo Spirito Santo dei carismi, danno delle istruzioni e delle regole per il loro buon uso, in modo che nell’obbedienza alla gerarchia ecclesiale non generino un ministero autonomo, ma si inseriscano nella vita della Chiesa (n.7).

di Gianfranco Ghirlanda

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20 marzo 2019

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