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Dall’orrore alla speranza

· Sette anni fa il massacro dei cristiani in Orissa ·

Preghiere e manifestazioni all’insegna del messaggio “Mai più violenza”: così la comunità cristiana in India vive il settimo anniversario dei massacri compiuti nel distretto di Kandhamal, in Orissa, nell’agosto 2008. Preghiere e manifestazioni si svolgeranno non solo in quella terra martoriata, dove l’evento commemorativo principale sarà il 31 agosto, ma anche in altri Stati indiani. «Io mi commuovo sempre per la gioia del mio popolo — ha dichiarato ad AsiaNews l’arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar John Barwa — che ha sofferto terribili violenze scatenate contro i cristiani. La sua fede non ha vacillato. Al contrario, in esso si sono rafforzati la fede e l’amore per Cristo». 

Il 23 agosto del 2008 un gruppo maoista uccise il leader indù Laxamananda Saraswati nel suo ashram, nel distretto di Kandhamal. Nonostante i guerriglieri avessero ammesso subito la loro responsabilità, i radicali indù scaricarono la colpa sui cristiani, da tempo criticati dal guru per il loro impegno sociale a favore soprattutto dei dalit (fuori casta) e accusati — assieme a vescovi, sacerdoti e suore — di fare proselitismo. A Kandhamal gli estremisti indù scatenarono la persecuzione più violenta contro la minoranza cristiana mai avvenuta in India. I pogrom costrinsero alla fuga 55.000 fedeli e condussero alla razzia e al rogo di 5600 case in 415 villaggi. Secondo la Chiesa cattolica e attivisti sociali, furono quasi 300 le chiese distrutte, oltre a conventi, scuole, ostelli e istituti di assistenza. Almeno 91 le vittime: 38 morte sul colpo, 41 per le ferite subite nelle violenze, 12 in azioni di polizia. Mercoledì scorso, il Governo del Karnataka ha deciso di risarcire con 15.000 rupie dodici delle vittime che hanno subito ferite negli attacchi del 2008. Tra queste, anche alcune religiose che manifestavano in modo pacifico contro la brutalità dei radicali indù.

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19 settembre 2019

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