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​Dai taxi di Berlino

Il taxi ferma a Charlie Check Point, è questo il nome del punto di passaggio tra Berlino est e Berlino Ovest, è il possibile varco, ancora inaccessibile, del più famoso Muro del Novecento e quel pomeriggio era ancora in piedi (lo sarebbe stato per altri dieci anni). È la fine del ‘79 quando da quel taxi scende Lucio Dalla: «Chiesi al tassista di aspettare qualche minuto. Mi sedetti su una panchina e mi accesi una sigaretta» ha ricordato a distanza di tempo il cantautore bolognese. Ma non era solo quel giorno in quel luogo doloroso, cicatrice dell’Europa: «Poco dopo si fermò un altro taxi. Ne discese Phil Collins che si sedette nella panchina accanto alla mia e anche lui si mise a fumare una sigaretta. In quei giorni a Berlino c’era un concerto dei Genesis, che erano un mio mito. Tanto che mi venne la tentazione di avvicinarmi a Collins per conoscerlo, per dirgli che anch’io ero un musicista. Ma non volli spezzare la magia di quel momento. Rimanemmo mezz’ora in silenzio, ognuno per gli affari suoi». Dalla e Phil Collins seduti sulle panchine a fumare in silenzio una sigaretta davanti al Muro di Berlino, potrebbe essere l’avvio o il finale di una sceneggiatura cinematografica. Non sappiamo quali pensieri affollarono la mente del cantante inglese, ma tutti gli amanti della musica leggera (all’epoca si chiamava ancora così) conoscono e cantano le strofe di Futura, la canzone che Dalla compose proprio su quella panchina quel pomeriggio e scelse di inserire come brano finale all’album Dalla del 1980, uno dei suoi maggiori successi: «In quella mezz’ora scrissi il testo di Futura, la storia di questi due amanti, uno di Berlino Est, l’altro di Berlino Ovest che progettano di fare una figlia che si chiamerà Futura». Non era la prima volta che il Muro di Berlino ispirava la musica rock. Tre anni prima era uscito un brano anche questo molto fortunato, un vero e proprio inno che è diventato per alcune riviste una delle più belle canzoni del rock: Heroes di David Bowie. Canzone d’amore e ballata epica, con tanto di suono dei sintetizzatori che ricordano le cornamuse, Heroes è uno struggente grido di due amanti che vivono e sognano all’ombra di quel Muro: «Io riesco a ricordare/ In piedi accanto al Muro/ E i fucili sparavano sopra le nostre teste/ E ci baciammo, /come se niente potesse accadere/ E la vergogna era dall’altra parte/ Oh possiamo batterli, ancora e per sempre/ Allora potremmo essere Eroi,/ anche solo per un giorno». È lo stesso sogno che ha agitato quel pomeriggio Lucio Dalla che lì seduto davanti al varco sente che quel Muro sta scricchiolando: «Qui tutto il mondo sembra fatto di vetro/ E sta cadendo a pezzi come un vecchio presepio», e chiude la canzone-preghiera per la figlia Futura con parole di speranza: «Aspettiamo che ritorni la luce/ Di sentire una voce/ Aspettiamo senza avere paura, domani». (andrea monda)

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19 novembre 2019

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