Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Dai mostaccioli al grano dei morti

· Nella tradizione popolare italiana ·

La associamo a una manifestazione commerciale nata oltreoceano, ma chi si ricorda oggi che la festa di Halloween prende le mosse, in realtà, da una tradizione italiana ancestrale? Le sue origini infatti non sono altro che costumi “usciti dalla porta” — con l’emigrazione massiccia degli italiani verso gli Stati Uniti dalla fine del XIX secolo — e “rientrati dalla finestra” negli ultimi decenni con l’attrazione europea verso la cultura statunitense. 

Illustrazione per la festa di ognissanti

Costumi privati, però, della loro dimensione spirituale. Infatti, del tutto spirituale era in origine la All Hallows-Even ovvero festa di ognissanti (istituita il 1° novembre per sostituire la festa pagana di Samain, che segnava l’inizio e la fine dell’anno agricolo), volta a ricordare i nostri cari scomparsi. Per secoli, in molte regioni della penisola, era consuetudine accendere lumini all’interno di zucche svuotate e intagliate, e i bambini andavano di casa in casa a chiedere cibo per i defunti che, si diceva, potevano nutrirsi attraverso loro. Lo ricordano Lydia Capasso e Giovanna Esposito nel recente libro Santa Pietanza (Milano, Guido Tommasi Editore, 2017, pagine 208, euro 16), ricettario dedicato alla tradizione culinaria legata alla devozione per i santi. Nel capitolo intitolato «Più dolcetti che scherzetti» si sottolinea come la gastronomia sia lo strumento prediletto del popolo — per la dimensione unificante e accessibile a tutti — per fare memoria delle anime e del mondo ultraterreno. La festa di ognissanti conta in Italia tante specialità quante regioni, dalla cicciata del Cilento alla colva pugliese — o grano dei morti — dallo stoccafisso coi bacili in Liguria, ai cannistru palermitani. Il ricettario, arricchito dalle illustrazioni di Gianluca Biscalchin, contiene centoventiquattro piatti che offrono lo spunto per narrare leggende e curiosità, seguendo il calendario gregoriano. Scopriamo ad esempio che perfino san Francesco d’Assisi, uno dei più ascetici tra i santi, aveva una debolezza: i mostaccioli, quei biscotti secchi assaggiati per la prima volta a Roma insieme alla nobildonna Jacopa dei Settesoli — della famiglia dei Frangipane che ispirò a Francesco la fondazione dei fratelli e sorelle della penitenza — e sua cara amica. Sul letto di morte, il Poverello scrisse a Jacopa pregandola di raggiungerlo ad Assisi per un ultimo saluto, raccomandandosi di portare con sé, oltre ai ceri e al sudario per il funerale, quei famosi biscottini che tanto amava. Un dolce che verrà poi cucinato ogni 4 ottobre per ricordare il santo patrono d’Italia. (solène tadié)

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

24 marzo 2019

NOTIZIE CORRELATE