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​Da Westminster strategie di pace

Con il mondo islamico è il momento di mettere in atto «il lavoro dell’orecchio»: ascoltarsi senza fretta, parlando senza alzare il tono della voce e cercando insieme la strada verso la pace. Ecco il suggerimento che Papa Francesco ha proposto a quattro importanti leader islamici venuti espressamente dalla Gran Bretagna per incontrarlo e parlare, appunto, di nuove strategie di pace soprattutto dopo l’attentato a Westminster Bridge del 22 marzo scorso. E così il Pontefice mercoledì mattina, 5 aprile, nell’auletta dell’aula Paolo VI, subito prima dell’udienza generale, ha incontrato Moulana Ali Raza Rizvi, presidente del Majlis e Ulama Europe; Moulana Muhammad Shahid Raza, chairman del British Muslim forum; Shaykh Ibrahim Mogra, co-chair del Christian Muslim forum, e Moulana Sayed Ali Abbas Razawi, direttore generale della Scottish Ahlul Bayt society.

Accolti dal cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso — a cui il Papa ha fatto gli auguri per il compleanno — i rappresentanti dei musulmani britannici erano accompagnati dal cardinale arcivescovo di Westminster, Vincent Nichols, che con loro promuove da tempo «iniziative di cooperazione sociale». Un incontro fortemente voluto, spiega il porporato, «per affermare che i leader religiosi vogliono e sono impegnati nel costruire rapporti comuni». Per tutti noi, ha detto a Francesco, «trovarci qui insieme oggi è un grande incoraggiamento» e anche «un’opportunità di far prevalere nel mondo islamico la voce di chi vuole veramente la pace». Inoltre, secondo il cardinale Nichols, «c’è una cosa molto importante da imparare ed è quella di non permettere alle comunità di isolarsi: le persone di fede hanno molto da offrire e il dialogo tra persone che credono in Dio crea sempre uno spazio comune». Proprio «da questo punto di vista è un dovere per i leader religiosi parlarsi, incontrarsi, esplorare insieme soluzioni comuni, affrontare la questione del credo religioso che sfocia in estremismo e violenza». Stando attenti «però a non relegare la fede in una sfera privata, perché questo contribuisce ancora di più all’isolamento delle comunità e non porta alla costruzione di una società inclusiva».

«A Westminster sono morte quattro persone ed è morto l’attentatore — ha ricordato il cardinale — e tutto è avvenuto in ottantadue secondi, un tempo in cui abbiamo visto il peggio e il meglio della natura umana». Infatti, «vicino a Westminster Bridge, c’è un ospedale, e gli infermieri e i dottori di quell’ospedale non hanno avuto paura di recarsi subito sul posto per prestare i primi soccorsi». Ma «anche la risposta delle persone che si trovavano lì è stata coraggiosa, positiva: dobbiamo ricominciare da qui, dal meglio che siamo». Non è un caso che «tra i quaranta feriti c’erano persone di dodici nazionalità perché è quello che noi siamo nel Regno Unito: diversi». Il cardinale Nichols si è detto convinto che «ci sono molti punti di forza da cui ricominciare, aiutando le persone a trasformare la paura in qualcosa di positivo» senza «manipolazioni per obiettivi politici».

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22 luglio 2019

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