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Da Voltaire agli esperimenti di Marconi

· ​Personaggi e vicende che hanno fatto la storia di Villa Mondragone ·

Quante stagioni, quante vicende storiche hanno attraversato un luogo come la Villa Mondragone di Frascati. Quanti personaggi hanno abitato un edificio che è segno identitario dell’agro tuscolano, un monumento insigne che la storia dell’arte ha consegnato alla veduta di Alessandro Specchi e la letteratura ai memoriali dei grandi viaggiatori; dal presidente de Brosses al marchese de Sade a Wolfgang Goethe.

Le opere e i giorni di Villa Mondragone cominciano da molto lontano quando nel sito poi edificato nelle forme attuali ai tempi del cardinale Marco Sittico Altemps e dei principi Borghese fra XVI e XVII secolo, sorgeva la Villa dei Quintili, potente famiglia senatoria in auge fra I e II secolo.
Il celebre Antinoo monumentale del Louvre qui rinvenuto e arrivato a Parigi a seguito della sciagurata vendita dei marmi Borghese nel 1807, è la più nota testimonianza di quella stagione.

Guglielmo Marconi

Ci sono stati poi gli anni gloriosi di Gregorio XIII Boncompagni, il Papa che ha amato e abitato questa villa e le ha dato il nome Mondragone. Infatti il drago alato e rampante figura nel suo stemma e si moltiplica ovunque nei numerosi edifici costruiti durante il suo pontificato. Qui, per la riforma del calendario civile, si riunivano matematici e astronomi, teologi e cosmografi, anche Christoph Klau (Clavius nel suo nome latinizzato), anche Ignazio Danti il progettista della Galleria delle carte geografiche e della Torre dei venti nei Palazzi Apostolici. Qui, il 24 febbraio 1582, Gregorio XIII promulgava con la Inter gravissimas la nuova disciplina del tempo. Nasceva il calendario detto gregoriano, destinato ad imporsi in tutto il mondo.
La villa crebbe nel XVII secolo con la fortuna dei Borghese e declinò con il loro declino, iniziato nel 1621 con la morte di Papa Paolo V ma soprattutto con quella, nel 1633, del gran cardinale Scipione.
La villa tuttavia continuava a essere tappa obbligata per i viaggiatori del grand tour e scenario privilegiato per i riti mondani e le performances intellettuali della aristocrazia. Poteva persino accadere (estate del 1755) che a Villa Mondragone venisse presentata la Zaira di Voltaire con i Borghese e i loro sodali della grande nobiltà romana, recitanti in veste di attori protagonisti. Erano quelli gli anni di Benedetto XIV Lambertini e a Roma il clima era così tollerante e permissivo che un’opera dell’“ateo” Voltaire poteva essere ospitata e celebrata in uno dei luoghi meglio rappresentativi dell’ancien regime ultraclericale.
Un’altra stagione di Villa Mondragone è quella che la vede ospitare, dal 1865, la scuola, il «nobil Collegio» retto dai padri gesuiti. Illustri personaggi passarono per le aule della villa diventata ginnasio e liceo di grande prestigio; anche Guglielmo Marconi che vi sperimentò nel 1932 il collegamento radio a microonde; anche Corrado Alvaro, un allievo promettente espulso, a quattordici anni, nel 1909, per ribellismo e antagonismo nei confronti degli insegnanti.
Negli anni Trenta dello scorso secolo nel nobil Collegio di Villa Mondragone passano la propaganda fascista e la cultura de «La Civiltà Cattolica» ma fra il 1943 e il 1944 vi arrivano e sostano anche gli sfollati dal fronte di Anzio, anche i renitenti alla leva di Salò e gli ebrei braccati dai nazisti.
Infine, l’ultima stagione di Mondragone inizia nel 1981 quando l’edificio passa in proprietà dalla Compagnia di Gesù all’università di Tor Vergata che ne ha fatto un luogo di alta rappresentanza e un centro di eccellenza per gli studi umanistici e naturalistici.
La nuova stagione di Villa Mondragone è oggi rappresentata da un libro Villa Mondragone. Seconda Roma (Roma, Palombi Editore, 2015, 320 pagine, euro 29) a cura di Marina Formica, che racconta i molti anni dell’edificio, parla dei personaggi che l’hanno abitato, delle vicende storiche che l’hanno attraversato, dei tesori d’arte che custodisce e ha custodito, dell’ambiente naturale che lo circonda. Il rettore Giuseppe Novelli ha voluto che il volume uscisse per il centocinquantesimo anniversario della trasformazione, nel 1865, della Villa in scuola.
I docenti di Tor Vergata, ognuno per la propria specializzazione, hanno offerto al libro i loro saperi accademici così che (ricorda nell’introduzione il rettore Novelli) in un luogo e per una occasione di alto valore simbolico, si è riusciti a far «dialogare la storia con l’archeologia, con l’arte, con la fisica, con la scienza e con la musica, con la medicina e con la letteratura, con la botanica, con l’architettura e con la geografia». Da un libro che raccoglie il meglio della scienza universitaria italiana non ci poteva aspettare di meno. 


di Antonio Paolucci

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19 marzo 2019

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