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Da vittima a carnefice

· ​Infanzia senza amore ed emancipazione dalla sofferenza nel giallo di Boileau e Narcejac ·

Quanto male fa, un’infanzia senza amore? E quanta responsabilità ha poi il bambino che, una volta cresciuto, non riuscendo a emanciparsi dalla sua sofferenza, si trasforma da vittima in carnefice?

Molto probabilmente non furono queste le domande che indussero i francesi Pierre Boileau e Thomas Narcejac — definiti «la più grande coppia della letteratura nera» — a scrivere Les magiciennes. Pubblicato nel lontano 1957, ma inedito in Italia, è stato solo ora tradotto da Adelphi con il titolo di Le incantatrici (Milano, 2015, pagine 198, euro 18). Titolo fuorviante, già nella sua versione originale, forse per depistare l’attenzione. O per una buona dose di misoginia.

La trama è semplice. Pierre Doutre cresce a Versailles in un freddo collegio retto dai gesuiti: la madre, Odette, non va mai a trovarlo, mentre il padre ogni tanto compare, stracarico di doni ma sfuggente come un’anguilla. Pierre, del resto, se ne vergogna: l’uomo è l’itinerante “professor Alberto”, illusionista di professione, mestiere che accende le fantasie — e i lazzi — dei compagni di scuola.
Il tran tran della vita in collegio è però improvvisamente rotto quando il bambino viene convocato dal padre superiore: imbarcato verso Amburgo, in un carrozzone parcheggiato vicino al Kursaal, Pierre si trova dinnanzi al cadavere del padre, vittima di un esperimento troppo ardito. Chi gli racconta l’accaduto è la donna grassa e sguaiata che risulterà essere sua madre Odette. Al funerale, accanto a questa donna fasciata in un imbarazzante tailleur, Pierre resta ammaliato da una giovane, «di un biondo luminoso». La ragazza ha un doppio: le gemelle tedesche Hilda e Greta lavoravano per suo padre.
Invischiato nei progetti della rapace madre — le cui finanze sono precipitate —, Pierre scoprirà, con suo grande stupore, che la genetica gli ha trasmesso, a lui così timido e goffo, le abilità paterne. E l’avida Odette non si lascerà scappare la preda: attorno al figlio e alla strabiliante somiglianza delle gemelle costruirà infatti un numero che farà furore in Europa. E tutto ciò sebbene sia consapevole che così facendo sta minando in modo irreparabile il fragile equilibrio psichico del giovane.
Specie nella prima parte, il romanzo è scritto benissimo. Non tanto come giallo, ma come specchio fedele di un’epoca e di un mondo, il dietro le quinte dell’Europa cupa e decadente da poco uscita dalla seconda guerra mondiale. Luci del varietà, giovani dal passato oscuro, cinema di provincia e artisti circensi. Il tutto condito con seduzione, mistero, difficoltà linguistiche, incubi trascinati negli anni ed eros. Così, quando la tragedia irrompe, il lettore non si stupisce.
Il dopo è un attimo. Pierre si macera fino allo stremo. Eppure quando la madre sembra averlo in pugno definitivamente, il giovane si riscatta. È finalmente pronto a «tornare tra gli uomini».
Peccato solo che il piccolo Fantomas — nomignolo cattivo dei compagni di scuola — abbia trovato la sua via divenendo un carnefice.

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19 novembre 2019

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