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Da una lacrima sul viso

· I mondiali di calcio entrano nella fase decisiva ·

Il torneo perde le giocate di Neymar e Di Maria

Ha pesato la storia. Sono stati dei quarti di finale equilibrati e in ognuna delle quattro partite hanno prevalso non solo la tecnica e la tattica: in campo è entrata anche la forza del passato, l’esperienza, la tradizione, la capacità di gestire la pressione. In sintesi: la storia di quattro nazionali che hanno vinto mondiali o che, è il caso dell’Olanda, hanno comunque già giocato semifinali e finali. In palio c’era tantissimo e, naturalmente, s’è vista anche un po’ di paura in campo; perciò chi è riuscito a passare in vantaggio ha poi maggiormente pensato a gestire l’incontro.

Neymar a terra dopo aver subito il colpo alla schiena che ha concluso il suo mondiale

A conti fatti Brasile-Germania e Argentina-Olanda sono le semifinali giuste. E lasciano presagire incontri molto equilibrati. Non credo che, a oggi, si possa prevedere un favorito e, come spesso capita a questi livelli, il risultato sarà probabilmente determinato da un dettaglio, da un particolare.

E ci saranno assenze pesanti: per l’Argentina quella di Angel Di Maria, un giocatore fantastico che rappresentava una valida alternativa a Leo Messi nella fase inventiva del gioco. Vorrà dire che il numero 10 sarà ancora maggiormente responsabilizzato: ha tutte le qualità per sopportare questo carico. Ora, con l'altra dolorosa assenza, quella di Neymar, è il grande e assoluto protagonista del Mondiale.

E peccato davvero per il brutto infortunio della stella brasiliana, chiunque ami il calcio, indipendentemente dai colori che sostiene, non può che essere dispiaciuto per quanto gli è capitato. Tutti quanti siamo rimasti coinvolti dalle sue lacrime.

Già, le lacrime. Sono entrate di diritto tra i protagonisti del torneo. Prima si è tanto discusso delle lacrime di gioia dei calciatori brasiliani dopo la vittoria sul Cile, poi abbiamo purtroppo assistito alle lacrime di dolore di Neymar e Di Maria: dolore fisico, ma anche interiore per la consapevolezza di vedersi sfuggire il sogno sportivo di un mondiale giocato fino all’ultimo minuto. Infine le lacrime degli sconfitti. Al di là dei tanti interessi e dei tanti soldi che gli girano intorno, il calcio è un gioco e uno spettacolo fatto di emozioni. Emozioni per chi lo guarda, emozioni per i protagonisti. Siamo persone, e mostrare con sincerità le proprie emozioni non è segno di debolezza.

Ecco perché forse, finora, l’immagine più bella di questo mondiale non è un tiro, un dribbling o una parata, ma quella del difensore brasiliano David Luiz che invita il pubblico ad applaudire il giovanissimo talento James Rodriguez singhiozzante in mezzo al campo dopo la sconfitta. Lo sport a volte insegna anche questo: a saper perdere e a saper vincere. In ogni caso si esce più forti.

E visto che ho parlato di lacrime, non vorrei dimenticare lacrime ben più importanti: quelle fuori degli stadi. E magari proporre un’idea a chiunque giocherà la finale di questo mondiale: perché non pensare nel prossimo futuro a rigiocarla in un’amichevole il cui incasso possa andare a sostenere le famiglie e quanti vivono nelle favelas in Brasile? È l’idea di uno sport sempre più attento al mondo reale che lo circonda. Lo stesso principio per cui il 1° settembre si giocherà a Roma, voluta da Papa Francesco, una partita interreligiosa per la pace. Potrebbe essere un modo per asciugare qualche lacrima.

Javier Zanetti

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25 giugno 2018

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