Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Da Ulisse a Mosè

· Il tema del ritorno nella letteratura ·

Mantiene quanto promette Raccontare il ritorno (Bologna, il Mulino, 2017, pagine 260, euro 25), il più recente saggio di Emilia Di Rocco che affronta Temi e trame della letteratura, come recita il sottotitolo, esplorando uno dei più suggestivi archetipi della storia letteraria. Quando si parla di archetipi è necessario un approccio sovranazionale e comparatistico, perché solo percorrendo le tante strade che i temi di lunga durata attraversano si possono individuare continuità e discontinuità, riprese e distanze. Ed è proprio con uno sguardo ampio e insieme profondo che l’autrice, docente di letterature comparate all’università la Sapienza di Roma, racconta le storie degli eroi del ritorno portando alla luce lo spessore, la complessità, la bellezza di questo affascinante tema letterario. 

«Ulisse e le sirene» (particolare, III secolo, Tunisi)

Il libro prende le mosse da quello che Piero Boitani definisce «il primo romanzo della letteratura occidentale. Forse il migliore». L’Odissea è infatti il racconto del ritorno con il mito fondativo di Ulisse che riesce, dopo infinite peripezie, a giungere a Itaca e a riprendersi la vita che era stata la sua prima della partenza. Il tema era già affiorato nell’Iliade. È Agamennone, capo supremo degli Achei, a stabilire la vicinanza tra due codici all’apparenza tanto distanti, quello epico della guerra e quello intimo e domestico degli affetti familiari. Solo la conquista di Troia — dice ai suoi soldati — permetterà ai Greci di tornare a casa, un’armonizzazione funzionale a spingere l’esercito a combattere. Belle le pagine che Emilia Di Rocco dedica ai personaggi di Ettore e di Achille. Due eroi umanissimi, attraversati come sono dalla percezione e dal sentimento della fine. L’addio di Ettore, simbolo della resistenza, è nel commiato struggente da Andromaca, nell’apprensione per il futuro della moglie e del figlio quando non sarà li a proteggerli. Quanto ad Achille la consapevolezza del proprio destino, cioè l’impossibilità del ritorno, si lega alla nostalgia della patria e del tempo di pace e al conforto che tenta di trovare nella promessa di gloria eterna.
Altrettanto centrale nella cultura e nella letteratura occidentali l’altra esperienza dell’erranza, l’esodo verso la Terra promessa. A Ulisse si contrappone Mosè, ai pericoli del mare il deserto, la terra più inospitale che c’è, ma anche il «simbolo dell’attesa», il «luogo di confine tra la schiavitù e il ritorno» e soprattutto la prova più importante che gli ebrei devono sostenere per la realizzazione del viaggio.
Sia pure a distanza i due archetipi, l’Odissea e l’Esodo, hanno continuato a dialogare nel tempo e nello spazio forse perché condividono un presupposto comune: la memoria. L’oblio che minacciava il ritorno a Itaca di Ulisse minaccia anche gli ebrei che devono farsi popolo della memoria, perché dimenticare l’esodo vuol dire dimenticare l’alleanza con Dio e andare di nuovo incontro all’esilio.
Se l’Esodo rappresenta il paradigma del ritorno nel vecchio testamento, è un incontro tra padre e figlio a rappresentarlo nel nuovo testamento. Si tratta della celebre parabola del figliuol prodigo che ripropone, ma con significative variazioni, un tema già affiorato nel romanzo antico greco da Caritone di Afrodisia a Longo Sofista. Raccontata nel vangelo di Luca la parabola fa parte del gruppo delle tre dette della misericordia: la pecorella smarrita, la dracma perduta e appunto quella che va sotto il nome di figliuol prodigo, ma che potrebbe chiamarsi in tanti altri modi secondo la prospettiva dalla quale si legge, del padre misericordioso, dell’accoglienza festosa, dell’abbraccio benedicente oltre naturalmente del ritorno a casa. Un racconto di coinvolgente forza — da qui la sua capacità di germinazione in letteratura, nelle arti figurative e nella musica — articolato come una vera e propria storia dove si succedono gli eventi, i personaggi, gli stati d’animo e gli interrogativi, quelli che si pone il figlio maggiore. Colui che è sempre rimasto accanto al padre, che non ha abbandonato la casa né dissipato le sostanze di famiglia, non capisce il senso della gioia che accompagna il ritorno del figlio minore, i ricchi doni con cui il padre lo accoglie né il banchetto che offre in suo onore, anzi reagisce mostrandosi amareggiato fino all’indignazione. Come nota Emilia Di Rocco, nella sua raffinata e intensa lettura del testo lucano, a lui, il figlio che non ha scelto l’assenza, il padre ribadisce il suo affetto e rivolge parole rassicuranti che mettono in scena il miracolo della grazia divina dove «l’amore non conosce abbandoni» (Sant’Agostino).
Per completare questo affascinante itinerario tra le tante varianti che si sono imposte all’invenzione originaria, Emilia Di Rocco affronta tre temi complementari: tempo, identità e memoria. Perché chi ritorna deve fare i conti con un passato perduto e con un sé stesso reso diverso dall’esperienza dell’altrove. Se, come diceva Cesare Pavese, un «paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via» è anche vero che «ogni viaggio è un ritorno» (Claudio Magris) così che l’idea di partenza si accompagna sempre all’idea del rimettersi in strada verso il luogo dal quale ci si era allontanati. Dopo la geniale svolta dantesca, che al nóstos omerico contrappone il desiderio di conoscere, il viaggio da esperienza di perdita e sofferenza diventa un’occasione di scoperta e la rappresentazione letteraria del ritorno si trasforma in testimonianza. Del viaggiatore, del vagabondo, dell’esule, del reduce fino al sopravvissuto che, come Primo Levi, è chiamato a «raccontare l’indicibile».

Muovendosi con pari naturalezza tra antichità e modernità, con uno stile di grande eleganza e chiarezza Emilia Di Rocco non si limita a tracciare un rigo di matita su una mappa, ma disegna un itinerario emozionante, offrendo al lettore un bagaglio ricchissimo con cui affrontare le diverse tappe di questa umana avventura che ha dato vita ad alcune tra le pagine più belle della letteratura.

di Francesca Romana de' Angelis

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

27 aprile 2018

NOTIZIE CORRELATE