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​Da simbolo dello sterminio
a luogo di rinascita

· Alla vigilia della visita del Papa ad Auschwitz ·

Fra qualche giorno Papa Francesco visiterà l’ex campo di sterminio tedesco di Auschwitz-Birkenau e gli occhi del mondo intero saranno ancora una volta rivolti al simbolo più sconvolgente del xx secolo e al destino che degli esseri umani hanno riservato ad altri esseri umani. Giovanni Paolo ii e Benedetto xvi erano venuti in questo luogo con una preghiera prima che diventassero successori di Pietro e avevano portato la loro esperienza personale della guerra, ma anche la storia dei loro popoli, quello polacco e quello tedesco, in ognuno dei quali c’era la presenza della diaspora ebraica.

Una strada del quartiere ebraico ricostruita nel Museo Polin di Varsavia

Lo sterminio degli ebrei realizzato dai tedeschi in terra polacca ha cambiato per sempre il loro destino, ma anche il destino delle altre nazioni, tra cui anche la nostra. Il noto giornalista israeliano Yossi Halevi ha osservato una volta che Giovanni Paolo II — ovunque andasse in pellegrinaggio, si incontrava con i rappresentanti di due sole nazioni: dei polacchi e degli ebrei. Ciò dimostra quanto sia forte il legame che ci unisce.

Quando 1050 anni fa iniziò la storia della Polonia cristiana, nel suo territorio gli ebrei erano già presenti. Ibrāhīm ibn Yaʿqūb, un mercante e viaggiatore originario dalla lontana Spagna del X secolo, scrive che «il Paese di Mieszko è quello più ampio dei paesi slavi» e la sua relazione di viaggio è entrata a far parte della nostra storia. Poco dopo, gli ebrei, espulsi dall’Europa occidentale, trovano rifugio nella Repubblica polacca. I loro diritti sono regolati dai privilegi reali, emessi dal 1264 al 1367. Il nome ebraico del nostro Paese, Po-lin è spiegato come un luogo preparato da Dio. Oggi, a portare questo nome è il moderno Museo di storia degli ebrei polacchi a Varsavia. Un luogo che ha lo scopo di mostrare lo sviluppo della cultura, della scienza e della spiritualità ebraiche che irradiavano verso il mondo intero da centri come Vilnius o Lublino, una volta chiamati “la Gerusalemme del Nord”. Il museo mostra luci e ombre della storia degli ebrei polacchi.

La spartizione della Polonia compiuta alla fine del xviii secolo dalle potenze limitrofe, che si avvalgono abilmente della presenza nel territorio polacco di varie minoranze nazionali, cambia in modo drammatico la situazione del Paese. Poi, è il tempo delle due guerre mondiali.

Lo sterminio degli ebrei e la loro assenza nel mondo del dopoguerra ha un significato speciale per la Polonia perché la sua comunità è rimasta orfana in un due modi diversi: i nazisti tedeschi sterminarono i “nostri” ebrei, mentre i bolscevichi russi sterminarono a Katyń la nostra élite intellettuale. Inoltre, durante i 45 anni di schiavitù comunista la verità sulla storia fu sistematicamente distorta, anche circa l’attività del movimento organizzato dallo Stato clandestino polacco per salvare gli ebrei, evento unico nell’Europa in guerra. Di quella politica ipocrita fu vittima in modo eccezionale anche la comunità dei fedeli della Chiesa cattolica che a causa delle restrizioni politiche vigenti a quei tempi non aveva né la possibilità di portare la propria testimonianza sui fatti, né la possibilità di partecipare in maniera attiva all’azione post-conciliare volta a trasformare i rapporti tra il cristianesimo e l’ebraismo.

Solo dopo la caduta del comunismo, cioè dopo il 1989, hanno potuto esprimersi in modo libero e indipendente sia i gruppi di dialogo cattolico-ebraico che le stesse comunità religiose ebraiche (che ora sono otto con due filiali, e hanno scuole, cori, club e associazioni).

di Barbara Sułek-Kowalska
Membro del Comitato dell’Episcopato di Polonia per il dialogo con l’ebraismo

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21 agosto 2019

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