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Da miracolo a prodigio

· ​Napoli e il segreto di san Gennaro ·

Come poter scindere la storia di Napoli da quella del miracolo partenopeo per eccellenza, la liquefazione del sangue di san Gennaro? Un dato è assolutamente innegabile: il sangue del martire ha un significato simbolico che travalica i confini ecclesiastici fino a divenire il “naturale” vessillo del popolo napoletano. È su quest’aspetto che si interroga Francesco Paolo de Ceglia nel suo libro Il segreto di san Gennaro. Storia naturale di un miracolo napoletano (Torino, Einaudi editore, 2016, pagine 416, 32 euro). L’attenzione è posta su un’antitesi apparentemente incomprensibile, “miracolo naturale”, ma la contraddizione non è per nulla banale: oggetto d’indagine non è il miracolo nella sua origine trascendente attribuitagli dai fedeli, ma la sua appartenenza a una «cultura che lo ha identificato come tale» appoggiandolo o nel caso opposto rinnegandolo.

Artemisia Gentileschi, «San Gennaro nell’anfiteatro di Pozzuoli» (1636)

Protagonista assoluto, dunque, è il miracolo nella sua evoluzione “culturale” dalla tarda età medievale, quando è attestato per la prima volta dalle fonti, fino all’età contemporanea. Lo scrittore analizza i labili confini «tra natura e sovrannatura, conoscibile e assolutamente ignoto», così come sono stati negoziati dall’uomo nel corso del tempo. Si scopre così che il portento è stato letto e interpretato in modo diverso, a seconda del mutare delle conoscenze scientifiche e del progresso nella scoperta delle leggi naturali.
La cornice degli eventi è la splendida città di Napoli, dove al susseguirsi delle dominazioni storiche non è corrisposto un progressivo divincolarsi del potere politico dall’ossequio al santo: tutte le case reali, al loro primo ingresso ai piedi del Vesuvio, hanno dovuto rendere rigorosamente omaggio al martire per assicurarsi il consenso popolare, dagli Aragonesi a Carlo viii di Valois nel tardo xv secolo; dai Borbone nel xviii secolo a Giuseppe Bonaparte nel 1806; da Garibaldi a Vittorio Emanuele ii nel 1860. Ma lo scenario si trasferisce talvolta oltralpe, nella Germania protestante del xviii secolo, per descrivere gli esperimenti chimici che all’epoca venivano condotti nel tentativo di trovare il misterioso meccanismo alla base dello scioglimento ematico e rivelarne così l’origine naturale.
Il mistero però permane ancor oggi. Sono state avanzate alcune ipotesi di spiegazione meccanica, come quella più probabile di un’azione combinatoria di calore e movimento alla base della liquefazione, ma per poter studiare scientificamente la composizione del liquido occorrerebbe aprire l’ampolla con il rischio di perdere per sempre il suo contenuto. Eppure oggi tutto questo non sembra più godere di molta importanza. Ciò che conta cioè non è trovare a tutti i costi una prova scientifica che sottragga il miracolo al culto dei suoi fedeli. Come mette ben in luce de Ceglia, se un giorno cesserà tale forma di venerazione, non sarà certamente a causa dei risultati prodotti in laboratorio, ma in virtù di un profondo «mutamento di sensibilità» religiosa.
Questa tendenza ha cominciato a manifestarsi già a partire dal concilio Vaticano ii, con la promozione di una devozione “più sobria”, più legata al sentimento interiore della fede che alle mere celebrazioni esteriori. In riferimento al “segreto di san Gennaro”, la Chiesa non parla più di miracolo ma solo di “prodigio” manifestando un’evoluzione concettuale fondamentale. Se il miracolo era originariamente adoperato come prova della veridicità della fede contro le eresie, oggi assume un significato generale completamente diverso, abbandonando qualsiasi pretesa dimostrativa e rivelandosi piuttosto come un atto divino di pura misericordia.
Con la parola “prodigio”, allo stesso tempo, si sottolinea il sentimento di “sorpresa” e persino di “commozione” legato al culto del sangue, che continua a essere celebrato come una presenza quasi connaturata nell’animo dei napoletani. Il misterioso scioglimento ematico conserva tratti che lo rendono distante da qualsiasi altro miracolo universalmente riconosciuto: con la sua “euritmia”, ovvero, con il suo ricorrere costante in precise date liturgiche, assume un carattere perenne, in sé unico. «Il miracolo è un evento eccezionale ovunque, ma non nella città di san Gennaro», dove «l’irrompere del sovrannaturale [sembra essere] la norma, piuttosto che l’eccezione».
L’evento prodigioso si compie seguendo un protocollo rigoroso e non potrebbe mai essere privato della solenne ritualità che da sempre lo accompagna. La liturgia è parte integrante del miracolo e garantisce la continuità del suo successo nel tempo, coinvolgendo la popolazione nella preparazione del complesso cerimoniale. È anche per questo che il culto del martire gode di tanta trasversalità: «san Gennaro non è semplicemente della Chiesa locale — afferma chiaramente de Ceglia —ma è di tutti i napoletani», come dimostra ad esempio la rivendicazione della laicità della Deputazione che custodisce il prezioso tesoro del santo.

di Valentina Giannacco

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17 luglio 2019

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