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Da Haiti al confine
tra Messico e Stati Uniti

· ​In migliaia in fuga da Port-au-Prince e fermi a Tijuana ·

Provengono da Haiti i circa 25.000 migranti che ogni giorno arrivano nel tratto più ad ovest della frontiera tra Messico e Stati Uniti, nel centro di San Ysidro, non lontano da Tijuana. Le autorità dell’agenzia statunitense che si occupa delle frontiere, Custom and Protection Border (Cpb). rendono noti i numeri del fenomeno, sottolineando il sospetto che ci si trovi davanti all’ennesimo racket di esseri umani.

Si tratta di uomini, donne e bambini, che dormono all’aperto, raggiunti da coperte o acqua che alcuni volontari portano. Fuggono dalla difficile situazione che vive l’isola caraibica a sei anni dal terremoto che ha provocato la morte di 250.000 persone e ha reso sfollate un milione di persone. Una situazione aggravata, poi, da due forti uragani e dal colera che dal 2010 a oggi ha causato circa 9.000 vittime, tra i nove milioni di abitanti.

In questo tratto di terra messicana, a un passo dagli Stati Uniti che vedono come meta finale di salvezza, questi migranti arrivano dopo lunghi tragitti, attraverso Ecuador, Colombia, Panama, Nicaragua, Honduras, Guatemala e quindi Messico.

La dogana di cui parliamo, quella che divide Tijuana, in Messico, e San Diego, nella statunitense California, è nota. È punto focale per la rotta della speranza centroamericana. L’alternativa a costeggiare il Pacifico è di andare lungo la costa sul Golfo del Messico, puntando agli Stati di Veracruz e Tamaulipas. Su questo tratto si parla di almeno 20.000 scomparsi. L’ultima in ordine di tempo è stata la scoperta di 72 cadaveri in una fattoria a San Fernando, in Tamaulipas.

In ogni caso si tratta di corridoi di morte, controllati dai cartelli criminali che dal sequestro e dall’estorsione dei migranti guadagnano decine di milioni di dollari. Ogni anno ne passano almeno 400.000.

Provenendo dal Guatemala, i migranti hanno come più facile approdo lo Stato messicano del Chiapas, dove in una discarica di spazzatura non è difficile trovare migranti anche giovanissimi che cercano di recuperare qualcosa per fare qualche soldo e proseguire il cammino. Suor Leticia Gutiérrez della Missione scalabriniana per migranti e rifugiati in Messico ci tiene a sottolineare che l’immigrazione non può essere solo un fenomeno da contenere per i politici, che dovrebbero ricordare che si tratta di persone. È nota come la suora che sfida i boss.

Ma finora i migranti arrivavano dai Paesi dell’America latina. Negli ultimi mesi si registra questa sorta di boom da Haiti.

È impressionante immaginare il lungo viaggio che fanno questi migranti già provati alla partenza. Nella poverissima isola, 65.000 persone vivono ancora in tendopoli. Un bambino su tre non arriva a cinque anni di età per malnutrizione e malattie che sarebbero curabili. Il 70 per cento degli adulti in età da lavoro sono disoccupati. E il punto è che il 2015 è stato un anno disastroso, sebbene si parli di rilancio dell’economia dell’isola e di progetti nel campo del turismo. Solo i casi di colera risultano aumentati di tre volte rispetto all’anno precedente.

Dal Cbp spiegano che gli haitiani che arrivano a Tijuana non chiedono asilo politico. Le autorità americane valutano caso per caso chi possa essere accolto. Intanto la situazione nei centri si fa complicata e a rischio di forti tensioni.

di Fausta Speranza

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