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Da guardia svizzera a giornalista

Flavio Bundi durante la cerimonia del giuramento

Da membro della Guardia svizzera pontificia a caporedattore della televisione pubblica elvetica in lingua romancia. L’8 aprile Flavio Bundi ha compiuto 31 anni: così giovane, vanta un’esperienza, umana e professionale, unica. Classe 1987, è originario di Ilanz, nei Grigioni, il solo cantone trilingue con italiano, tedesco e romancio. Ed è proprio con queste due ultime che Flavio cresce, ereditando il tedesco da parte materna e il romancio da quella paterna.

Nella sua formazione scolastica prevale la lingua tedesca, fino alla laurea in linguistica e letteratura germanica a Berna. Prima dell’università, però, assolti gli studi superiori e il servizio militare in patria, Flavio decide di dedicare quattro anni della sua vita in difesa del Papa, diventando membro della Guardia svizzera pontificia: dal 2007 al 2011, sotto il pontificato di Benedetto XVI. Un’esperienza destinata a rimanere impressa nella sua vita.

Tanti i ricordi che lo accompagnano, ancora oggi, nonostante sia passato del tempo. Il pensiero va subito alla località di Castel Gandolfo, alle porte di Roma, dove ha prestato servizio. «Era un luogo speciale — ci racconta Flavio — un ambiente davvero familiare». Tanti i momenti sereni, che gli hanno permesso di vedere da vicino Benedetto XVI, con l’opportunità di sentirlo suonare al pianoforte.

Ma è a Roma che si svolge la maggior parte del suo impegno, un incarico che lo porta a entrare in contatto con migliaia di persone, tra fedeli, pellegrini, turisti e incontri ufficiali. Nella città eterna, i ricordi sono per le ore trascorse con la sua famiglia d’origine, in occasione delle visite. «Per me erano speciali, soprattutto quelle dei nonni», ricorda con affetto Flavio.

La vita al servizio della difesa del Pontefice è scandita anche da momenti “normali”, perché i soldati del Papa sono prima di tutto ragazzi e come tali hanno le loro passioni. Per Flavio è il calcio, tanto da far parte della squadra composta dai membri della Guardia svizzera, dove ha ricoperto anche il ruolo di capitano. «Amo gli sport di squadra. In particolare il calcio, quando ero in Italia tifavo Inter, ma anche la pallavolo».

Con la sua squadra ha disputato quello che potremmo definire il campionato di calcio più speciale del mondo, che nel derby vede fronteggiarsi la Guardia svizzera pontificia e la Gendarmeria vaticana.

Finita l’esperienza all’interno delle mura leonine, Flavio ritorna al suo paese e comincia gli studi a Berna. Accanto alla linguistica e alla letteratura germanica, coltiva la passione per la musica, sia come compositore sia come direttore del coro da lui stesso fondato.

In tutte le sue attività Flavio fa tesoro dell’esperienza con Benedetto XVI e infatti, quando gli chiediamo quale sia l’insegnamento più prezioso che ha ricevuto durante i suoi anni nella Guardia svizzera pontificia, risponde «servire», cioè mettersi al servizio degli altri, dal calcio al coro, senza dimenticare la sua ultima sfida, quella di guidare la redazione in lingua romancia dell’informazione pubblica elvetica.

Ma prima dei media Flavio si era già messo a servizio del proprio paese, rivestendo il ruolo di responsabile del programma Easyvote.ch, piattaforma per promuovere la partecipazione dei giovani alla politica. Dal voto all’informazione, è un compito non semplice quello che sta impegnando attualmente Flavio, sia per la velocità con cui cambia costantemente il mondo dei media sia perché il romancio è la più “piccola” (in termini numerici) tra le quattro lingue ufficiali della Svizzera, dopo tedesco, francese e italiano.

Fin dalla sua nomina, il primo novembre scorso, Flavio Bundi ha sottolineato l’importanza del romancio, che «non viene parlato soltanto in montagna», così come ha dichiarato presentandosi al sito Swissinfo.ch, il portale internazionale dell’informazione pubblica elvetica.

L’arrivo di Flavio a Coira, nel cantone dei Grigioni, dove ha sede la redazione della Radiotelevisiun Svizra Rumantscha, ha preceduto di pochi mesi un importante anniversario, quello degli ottanta anni da quando il romancio è stato proclamato quarta lingua ufficiale della Confederazione: era il 20 febbraio 1938 e il via libera arrivò con quasi il novantadue per cento di sì nella votazione popolare.

Nell’arco di tutti questi anni molto si è fatto per non far estinguere l’idioma, sia proteggendo le tradizioni sia investendo nelle generazioni future. In questo i mezzi di informazione giocano un ruolo determinante. Nel 1997 è stato fondato il giornale «La Quotidiana», nel 2009 la Chasa Editura Rumantscha, per la pubblicazione di libri. Ora l’incarico a Flavio Bundi, dove la giovane età è arricchita da un vasto (e vario) bagaglio di esperienze passate. (simona verrazzo)

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