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Da Dante all’era 2.0

· La crisi dell’umanesimo occidentale ·

Pubblichiamo stralci di un articolo da «Vita e pensiero». 

Si insegna nelle scuole che Dante, il più grande genio letterario del Medioevo, non solo porta a compimento e sistematizza quasi un millennio di cultura cristiana, ma annuncia la futura nascita dell’umanesimo italiano. Petrarca e Boccaccio, rispettivamente di quaranta e cinquant’anni più giovani di lui, sono già pienamente umanisti. Il primo inventa il modello di una nuova poesia lirica che si diffonderà e dominerà in Europa fino all’età barocca e oltre, arrivando alle soglie del romanticismo. 

Il secondo realizza uno stile narrativo adeguato a rappresentare un’umanità che ha cominciato a ignorare ogni trascendenza religiosa per ubbidire a moventi puramente terrestri, secondo una logica degli istinti e delle passioni che nessuna norma morale riesce più a frenare. Il soggettivismo sentimentale in Petrarca (con correzioni riflessive di tipo stoico-cristiano) e l’avventurosa astuzia materialistica in Boccaccio provocano il rovesciamento di una morale teologicamente ispirata in una morale dell’immanenza che più tardi, attraverso mediazioni neoplatoniche, porterà a una particolare specie di divinizzazione dell’umano e di sincretismo fra sapienza greco-latina e mistica cristiana. Pensatori e moralisti come Marsilio Ficino, Giovanni Pico della Mirandola, Leon Battista Alberti, Machiavelli e Castiglione elaborano vari modelli di umanità perfetta o nella sua sublimità spirituale o in una polimorfica efficienza mondana. La loro trattatistica è altamente, appassionatamente pedagogica, sia che si tratti di affrontare con distacco filosofico le sofferenze della vita, sia che si tratti di vivere con impeccabile ed efficace dominio di sé le insidie dell’ambiente sociale e dell’agire politico. Ma è soprattutto nelle arti visive che si esprime e trionfa questo primo, grande umanesimo europeo, con Brunelleschi, Donatello, Masaccio, Leonardo, Raffaello, Michelangelo, Tiziano.
Se ci si chiede che cosa ne è oggi dell’umanesimo e quale posto, quale senso abbia nel futuro, non può non venire in mente una vicenda secolare come questa. È nel Novecento, comunque, che l’umanesimo e l’illuminismo sono entrati più radicalmente in crisi. Le profonde innovazioni sia nelle scienze della natura sia nelle scienze dell’uomo, con il darwinismo e il marxismo già influenti nel XIX secolo, e più tardi con Freud, Einstein, le rivoluzioni politiche e artistiche e i tentativi filosofici di rifondare o ricomporre la ramificazione pluridisciplinare della cultura, hanno reso problematica la continuità con le precedenti nozioni di umanesimo. Va detto d’altra parte che il Novecento, nascendo come dogma della modernità progressiva e del bisogno di rivoluzione, ha messo fin troppo in ombra i legami con il secolo precedente.

di Alfonso Berardinelli 

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22 settembre 2018

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