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Da Babele all'unità

· Nella basilica Vaticana la messa della solennità di Pentecoste presieduta da Benedetto XVI ·

Il 7 ottobre san Giovanni d'Avila e santa Ildegarda di Bingen dottori della Chiesa

«Alla dispersione di Babele si contrappone l'unità di Pentecoste». Così Benedetto XVI ha ricordato la «perenne verità» del racconto biblico che descrive il tentativo degli uomini di «essere come Dio» costruendo da soli una via verso il cielo.

Nell'omelia della messa presieduta nella basilica Vaticana domenica 27 maggio, solennità di Pentecoste, il Papa si è detto convinto che anche in questo tempo, segnato da enormi progressi nel campo della comunicazione e della scienza, «stiamo rivivendo la stessa esperienza di Babele». Diversi e preoccupanti i segnali rilevati dal Pontefice. «Permangono squilibri - ha detto - che non di rado portano a conflitti; il dialogo tra le generazioni si fa faticoso e a volte prevale la contrapposizione; assistiamo a fatti quotidiani in cui ci sembra che gli uomini stiano diventando più aggressivi e più scontrosi». In questa situazione, ha aggiunto, «pregare Dio sembra qualcosa di sorpassato, di inutile», mentre tra le persone appare diffuso «un senso di diffidenza, di sospetto, di timore».

Qual è allora la strada per recuperare «la capacità di accordarsi, di capirsi e di operare insieme»? La risposta, ha assicurato il Papa, «la troviamo nella Sacra Scrittura: l'unità può esserci solo con il dono dello Spirito di Dio, il quale ci darà un cuore nuovo e una lingua nuova, una capacità nuova di comunicare». Questo significa che «agire da cristiani significa non essere chiusi nel proprio "io", ma orientarsi verso il tutto; significa accogliere in se stessi la Chiesa tutta intera», respingendo «la tendenza a dominare sugli altri» e scegliendo «la gioia del servizio disinteressato».

Al termine della messa, prima della recita del Regina Caeli, il Pontefice ha annunciato che il prossimo 7 ottobre proclamerà dottori della Chiesa san Giovanni d'Avila e santa Ildegarda di Bingen.

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23 ottobre 2019

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