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​Da Abramo a Cristo

· Il dovere di accogliere lo straniero ·

Frédérique Cantais «L’étranger» (2015)

Xenitéia è un termine polivalente difficile da rendere nelle lingue moderne. Sembra provenire dal linguaggio militare; originariamente denotava la destinazione in un paese straniero o una postazione all’estero. Viene spesso tradotto “esilio”, ma si tratta, a mio avviso, di una traduzione eccessivamente restrittiva e, in ogni caso, non è il termine impiegato nelle fonti antiche per l’esilio involontario o per la condanna all’esilio. Adoperato in un contesto spirituale il termine “stranierità” risulta spesso più adeguato di “esilio”. Stranierità, diversamente da “esilio”, mantiene un legame con la radice xénos e, mentre incorpora il tema dell’esilio, sia volontario che involontario, si apre a un campo semantico più vasto; rinvia non solo all’essere stranieri o al farsi stranieri o forestieri ma anche all’estraneità ai legami e agli attaccamenti di questa terra. Tali considerazioni ci portano a entrare ovviamente nella sfera della spiritualità monastica all’interno della quale il tema della xenitéia assunse rapidamente un’importanza considerevole.

Merita osservare che il tema e il concetto di xenitéia appaiono piuttosto raramente all’infuori degli scritti specificamente monastici. Nelle fonti monastiche la figura di Abramo emerge come l’archetipo anticotestamentario più appropriato per il tema monastico della xenitéia. Antonio abate loda quelle anime che iniziano il cammino di conversione non a motivo di un castigo o per paura di un castigo ma per il loro innato senso del bene e la loro prontezza, al pari di Abramo, nell’obbedire al comando divino. La Vita del grande asceta egiziano Giovanni Colobos ci racconta che egli abbracciò la vita monastica emulando Abramo. Giovanni Climaco loda Abramo come il più brillante modello di xenitéia. Nella tradizione latina, Girolamo fa appello regolarmente ad Abramo quale archetipo della vocazione ascetica. Considera la propria vocazione simile a quella di Abramo, incoraggia le sue figlie spirituali a recarsi in Terra santa e pratica la sua vita ascetica emulando Abramo. Ancor più, Girolamo sembra considerare essenziale per la vita monastica un certo allontanamento fisico dalla propria patria. Per Girolamo una vera crescita spirituale richiede l’uscire dalla propria terra.

di Marcus Plested

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19 maggio 2019

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