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Da 12 a 72 le città europee in missione come i discepoli

· L’arcivescovo Fisichella sulle prospettive della nuova evangelizzazione nell’Anno della fede ·

Sarà Benedetto XVI ad aprire l’Anno della fede il prossimo 11 ottobre, cinquantesimo anniversario dell’inizio del concilio Vaticano II, con una celebrazione alla presenza dei padri sinodali impegnati nella XIII assemblea generale — in programma dal 7 al 28 ottobre — sul tema «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana». Lo riferisce l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, in questa intervista al nostro giornale. Il presule anticipa anche che la «missione metropoli» sarà estesa da dodici a ben settantadue città europee. Cifre dall’evidente valore simbolico: si passa infatti dal numero ristretto degli apostoli a quello più ampio dei primi discepoli inviati di Cristo.

Il 9 gennaio si è svolto in Vaticano il secondo incontro dei responsabili di «missione metropoli», progetto pastorale cui hanno aderito dodici grandi città del vecchio continente. Com’è andata?

Sin dalla prima riunione, tenutasi nel luglio dello scorso anno, c’è stato un grande entusiasmo, insperato, da parte delle dodici città impegnate in questo segno di evangelizzazione comune e partecipato. Una vitalità testimoniata da tutte le metropoli presenti, che vedono la missione come una reale possibilità di azione pastorale, capace di incidere nel vissuto quotidiano delle persone. La Quaresima è stata vista come una felice opportunità, perché la lettura della Parola di Dio, le catechesi del vescovo, la celebrazione del sacramento della riconciliazione, unite al segno di carità, possono essere ancora un segno evidente dell’impegno dei cristiani nell’annunciare il Vangelo di Gesù ai nostri giorni. E colpisce positivamente come abbia ricevuto un’approvazione unanime la mia proposta di estendere nel 2013 quest’esperienza a 72 grandi città d’Europa. E non è cosa da poco.

Lei prima di Natale ha celebrato la messa in uno dei più grandi centri commerciali di Roma. Come spiega questa singolare iniziativa?

Ci sono già in diverse parti del mondo esperienze di nuova evangelizzazione. Aver celebrato la Santa Eucaristia all’interno di uno dei più grandi centri commerciali d’Europa significa immettersi in un processo di nuova evangelizzazione che già trova coinvolte molte parrocchie del territorio e altrettanti movimenti, che hanno individuato i nuovi luoghi di aggregazione delle persone. Ed è significativo che monsignor Nosiglia, l’arcivescovo di Torino — che partecipa alla missione metropoli — abbia parlato dei centri commerciali come di nuovi oratori. Essi sono infatti realmente luoghi di aggregazione, studiati e realizzati per diventare le nuove piazze non solo delle nuove città, ma anche di quelle più antiche. Certo, fanno allontanare dalla bellezza dei centri storici per attrarre con il luccichìo delle insegne dei negozi, ma hanno anche il merito di far incontrare le persone più disparate: uomini e donne di ogni età — giovani, ragazzi, adulti, anziani, famiglie — e stato sociale; ciò significa che sono diventati uno spazio in cui non può mancare la presenza dei cristiani. Questi ultimi infatti sono chiamati a provocare, ricordando al mondo che l’uomo vale più di quello che consuma o di quello che acquista, perché deve rispondere alla domanda sul senso dell’esistenza.

Le Indicazioni pastorali diffuse dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 6 gennaio scorso interpellano direttamente il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, stabilendo l’istituzione — presso il dicastero — di un’apposita segreteria per coordinare le diverse iniziative riguardanti l’Anno della fede. A che punto siete?

Siamo a un buon punto, considerato che non c’è molto tempo: stiamo impiantando la segreteria, che dovrà essere un po’ l’anima di tutte le iniziative. Esse — come dice la nota — si svolgeranno soprattutto a livello di Chiesa universale, in modo particolare qui a Roma con la presenza del Papa. Inoltre ci saranno comunicazione e partecipazione tra quanto avverrà nelle diverse Chiese locali o a livello di associazioni e movimenti. Abbiamo già in programma una prima riunione con i capi dicastero più direttamente coinvolti nell’Anno della fede, per poter comporre un calendario di massima. Il tempo stringe, ma l’entusiasmo che sta contagiando tante Chiese sparse per il mondo ci obbliga a guardare al prossimo anno con l’intento di una preparazione davvero adeguata alla portata dell’avvenimento. Perché prima di qualunque iniziativa deve esserci la consapevolezza del popolo di Dio di vivificare la propria fede, di conoscere e di sperimentare di più l’incontro con Gesù, per vivere sempre più con il desiderio di conoscere in maggior profondità i contenuti del cristianesimo.

Nel documento si legge anche che la Segreteria dovrà aprire un apposito sito internet. Come state procedendo?

Stiamo lavorando a una pagina web in grado di offrire ogni informazione utile per vivere in modo efficace l’Anno della fede e per mettere in comunicazione le diverse realtà coinvolte. Lunedì 16 gennaio abbiamo iniziato lo studio con alcuni esperti di comunicazione in modo da approntare nel momento opportuno il portale. D’altra parte prima delle questioni tecniche devono essere comprese le necessità. Quindi sulla base delle esigenze che l’Anno della fede richiede si dà poi una risposta effettiva. Sono convinto che verrà attivato in tempi brevi, mi auguro che possa vedere la luce già entro Pasqua. Stiamo camminando a marce forzate, perché l’efficacia e la buona riuscita dell’Anno della fede dipendono dalla capacità di poterlo preparare nella maniera più coerente e anche agevolando la conoscenza delle iniziative. E prima di tutto facendo riflettere sulla Lettera apostolica di Benedetto XVI Porta fidei , che è una meditazione profonda e significativa di quanto è richiesto per vivere con coerenza l’Anno della fede.

Quali altri appuntamenti attendono il Pontificio Consiglio nel 2012?

Anzitutto possiamo anticipare che l’inizio dell’Anno della fede coinciderà con la solenne celebrazione del Santo Padre in cui si ricorderà il cinquantesimo dell’apertura del concilio Vaticano II. Questo è un momento altamente significativo visto che il Papa ha firmato la Lettera Apostolica l’11 ottobre 2011 quasi a voler ricordare che le scadenze sono talmente importanti che meritano non soltanto di essere ricordate, ma anche di essere celebrate. È il modo migliore per fare memoria di questo avvenimento che ha caratterizzato certamente il ventesimo secolo della storia della Chiesa, e perciò merita una celebrazione del tutto peculiare, considerando che saranno presenti anche tutti i padri sinodali impegnati nell’assise su nuova evangelizzazione e trasmissione della fede. Quindi assisteremo a una coincidenza di tematiche e di avvenimenti che possono provocare la nostra vita a una lungimiranza di impegno nei confronti di un’azione pastorale di evangelizzazione a cui il Papa ci ha richiamato nel discorso alla Curia per gli auguri di Natale come un impegno che toccherà la Chiesa nei prossimi anni.

Nell’ottobre scorso si è svolto il primo incontro internazionale organizzato dal Pontificio Consiglio, conclusosi con l’udienza di Benedetto XVI. Può tracciare un bilancio dell’avvenimento?

Da quell’incontro sono scaturiti impegni che erano imprevisti. Assistiamo a una vivacità di esperienze di nuova evangelizzazione, che nel momento in cui viene sostenuta e soprattutto orientata verso una visione unitaria e comune — pur nel riconoscimento della complementarità delle diverse iniziative ed esperienze — può portare realmente a gustarne i frutti. C’è la richiesta costante, quotidiana, di voler partecipare all’azione di nuova evangelizzazione della Chiesa e c’è anche un sostegno che proviene da tutte le diverse realtà ecclesiali. Per esempio sto avvicinando realtà della vita consacrata e ho in calendario incontri con i responsabili degli ordini religiosi mendicanti, e di diocesi: venerdì scorso sono stato ad Assisi, sabato a Udine, questa settimana ho appuntamenti a Francoforte, poi in Spagna. C’è una realtà complessa talmente attiva che quasi a stento riusciamo a corrispondere a tutte le richieste che ci vengono fatte. Pensi che qualche giorno fa a Lisieux si sono riuniti oltre cento responsabili dei santuari francesi per parlare di nuova evangelizzazione e il nostro dicastero era presente con un rappresentante. Dall’Europa all’America Latina, dagli Stati Uniti all’Australia, dove ad agosto incontrerò la Conferenza episcopale, c’è l’esigenza di conoscere la nuova evangelizzazione per farla diventare vita quotidiana.

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