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Custodi non padroni
del creato

· Nel terzo anniversario della «Laudato si’» ·

I bambini di Nomadelfia e la giovane esploratrice

I bambini di Nomadelfia e l’esploratrice australiana che a sedici anni ha già conquistato a piedi l’Artide e l’Antartide sono stati tra i protagonisti della giornata iniziale della Conferenza organizzata in Vaticano dal 5 al 6 luglio nel terzo anniversario dell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco. Invitati dal Dicastero per la promozione dello Sviluppo umano integrale, politici e studiosi — scienziati, economisti, filosofi e teologi — di tutto il mondo, ma anche rappresentanti delle culture indigene, si stanno confrontando nell’aula nuova del Sinodo sul tema «salvare la nostra casa comune e il futuro della terra». Ad aprire i lavori, la mattina di giovedì 5, sono stati gli studenti delle scuole elementari e di prima media della cittadella maremmana fondata da don Zeno Saltini, riproponendo il messaggio dei nomadelfi «cambio di civiltà partendo da me stesso»: i trenta, dai sei agli undici anni, hanno invitato i presenti a pregare con le parole del Cantico delle creature. Dopo il benvenuto del cardinale prefetto Peter Kodwo Appiah Turkson e l’intervento del cardinale segretario di Stato — che pubblichiamo quasi integralmente in una nostra traduzione — sono intervenuti ragazzi impegnati nella difesa dell’ambiente nei cinque continenti: per l’Oceania da Melbourne è giunta Jade Hameister, detentrice del record di persona più giovane ad aver completato il trittico polare (Polar hat trick), un classico dell’esplorazione contemporanea che l’ha portata al Polo Nord, in Groenlandia e al Polo Sud. «In quei momenti — ha detto — ho capito che dovevo sensibilizzare la gente» sulle conseguenze del cambiamento climatico.

Dalla sua pubblicazione nel maggio 2015, l’enciclica Laudato si’ è stata ben accolta come forte contributo per comprendere meglio e affrontare in modo efficace una serie di questioni attuali, persino critiche, che stanno sfidando l’umanità, sulla base dell’approccio più ampio e più profondo dell’ecologia integrale.

Proprio dal contesto dell’inter-relazionalità, secondo cui «tutto è connesso», il Santo Padre ci ricorda che l’umanità è custode e non padrona del creato. Di fatto, come sottolinea in diverse occasioni, la rottura nella relazione dell’uomo con Dio, con il prossimo e con il creato deriva, alla radice, da un antropocentrismo deviato.

Tanto per sottolineare la vasta recezione dell’enciclica, vale la pena ricordare che è stata particolarmente apprezzata dalla comunità scientifica e che ha molto impressionato anche i seguaci di altre confessioni. All’inizio di Laudato si’ Papa Francesco sottolinea: «In questa Enciclica, mi propongo specialmente di entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune» (n. 3), invitando «a rinnovare il dialogo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta» (ibid., n. 14). Il dibattito che ha alimentato nella comunità scientifica e tra diversi gruppi religiosi forse è un chiaro segno della disponibilità a lavorare per la sua attuazione.

In queste brevi osservazioni di apertura vorrei sottolineare tre aspetti che caratterizzano in modo particolare Laudato si’.

Anzitutto, nel contesto delle sfide ambientali attuali e sempre riemergenti della nostra epoca, c’è una chiara urgenza nell’invito di Papa Francesco a prenderci cura della nostra casa comune. Sappiamo tutti quanto oggi sia precaria la situazione del nostro pianeta. L’enciclica, di fatto, è una risposta puntuale a una tra le sfide più urgenti che l’umanità deve affrontare al presente, vale a dire il possibile crollo della casa che sostenta noi e tutte le forme di vita.

In secondo luogo, Laudato si’ è importante per il suo messaggio di un’ecologia integrale. In Caritas in veritate Papa Benedetto xvi ha osservato che «il libro della natura è uno e indivisibile» (n. 51). L’ecologia umana e l’ecologia naturale vanno di pari passo e sono sollecitudini inscindibili della famiglia umana. Papa Francesco vede in san Francesco «l’esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità [...]. In lui si riscontra fino a che punto sono inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace interiore» (Laudato si’, n. 10). Secondo Papa Francesco, tutto è interconnesso; sicché «il grido della terra» è intimamente connesso con «il grido dei poveri» (ibid., n. 49). Pertanto, come membri della famiglia comune, tutti noi dobbiamo unirci per impegnarci a salvare la nostra casa comune. Come scrive Papa Francesco, «tutti possiamo collaborare come strumenti di Dio per la cura della creazione, ognuno con la propria cultura ed esperienza, le proprie iniziative e capacità» (ibid., n. 14).

In terzo luogo, Laudato si’ aggiunge al discorso ecologico una dimensione profonda, un’attenzione che spesso manca nei dibattiti sull’ambiente. Papa Francesco vi propone una visione profondamente spirituale del mondo naturale, parlando del “vangelo” della creazione, che è anche il titolo del secondo capitolo dell’enciclica. Egli sottolinea «come le convinzioni di fede offrano ai cristiani, e in parte anche ad altri credenti, motivazioni alte per prendersi cura della natura e dei fratelli e sorelle più fragili» (ibid., n. 64). Anche questo è un aspetto del messaggio di ecologia integrale del Papa; ed è intimamente connesso con la visione antropologica relazionale di Laudato si’. Come scrive il Pontefice: «l’esistenza umana si basa su tre relazioni fondamentali strettamente connesse: la relazione con Dio, quella con il prossimo e quella con la terra» (ibid., n. 66). La nostra relazione con Dio e con il prossimo include necessariamente la nostra relazione con madre Terra. Tale relazione può e deve essere armoniosa; tuttavia, come ha osservato Papa Francesco all’inizio della sua lettera enciclica: «La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi» (ibid., n. 2). Come conseguenza di questa violenza che c’è nei nostri cuori, la terra stessa è oppressa e devastata, la vita dell’uomo stessa viene offesa in una cultura dello scarto prevalente, e l’intero creato è in bilico sull’orlo della catastrofe. È dunque urgente che cambiamo il nostro senso del progresso umano, la gestione della nostra economia e il nostro stile di vita.

La dottrina cattolica della creazione non considera il mondo un incidente. Il nostro pianeta, di fatto l’intero universo, è un atto intenzionale di Dio che viene offerto in dono agli esseri umani. La creazione è il primo passo nella grande vocazione dell’uomo: creazione, incarnazione, redenzione.

L’umanità non è pensata in un secondo momento. Dio non aveva due programmi: prima il mondo, e poi l’umanità. L’uomo e la donna sono fatti a immagine e somiglianza di Dio, sono parte intrinseca dell’universo e la loro vocazione è di “arare e custodire” tutto. Ma aratura e custodia non dovrebbero includere dominazione e devastazione. Un tale comportamento si fa scherno della dignità e del rispetto dovuto ai doni di Dio.

In questa luce, dovrebbe essere semplice per noi comprendere le preoccupazioni di Papa Francesco riguardo ai poveri e alla natura. Egli non offre consigli terreni su come essere previdenti e pratici, sebbene il suo messaggio abbia conseguenze concrete immense. Piuttosto egli ci ricorda:

la conseguenza fondamentale della creazione, che stabilisce un triplice livello di relazioni per la persona umana: con Dio il Creatore, con le altre persone umane in un vincolo di fraternità e con il mondo come casa-giardino della nostra esistenza; le esigenze fondamentali della nostra vocazione a partecipare all’opera di Dio come co-creatori; e dunque la nostra responsabilità per l’opera di Dio, che non nasconde il suo volto da nessun aspetto della creazione, povero o ricco, naturale o umano, adesso o in futuro.

di Pietro Parolin

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21 agosto 2018

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