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Custodi di uomini

Nel verde dei Giardini vaticani, tra sprazzi di sole in mezzo alle nubi e una brezza che accennava a farsi sentire, Papa Francesco ha celebrato la messa sabato pomeriggio, 28 settembre, presso la Grotta di Lourdes. L’occasione è stata la festività liturgica di san Michele arcangelo, patrono della Gendarmeria, nel 203° anniversario di fondazione del Corpo.

Hanno partecipato i gendarmi in servizio insieme a molti di quelli che ormai sono in pensione. Uno accanto all’altro, con le famiglie e i parenti più stretti. Insieme con il Pontefice hanno concelebrato, tra gli altri, il cardinale Giuseppe Bertello, il vescovo Fernando Vérgez Alzaga, rispettivamente presidente e segretario del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, il vescovo Joaquín Mariano Sucunza, ausiliare di Buenos Aires, il salesiano don Franco Fontana, direttore della comunità salesiana in Vaticano e cappellano della Direzione dei servizi di sicurezza e protezione civile, e padre Gioele Schiavella, già parroco di Sant’Anna e cappellano del Corpo. Il servizio liturgico è stato curato da alcuni gendarmi e da un vigile del fuoco. All’offertorio sono stati presentati tre segni di solidarietà a favore di iniziative promosse dalla Gendarmeria durante l’anno a sostegno di altrettante associazioni: “Semi di Rosa” delle Maestre Pie Venerini, per la realizzazione del dispensario medico di Za-Kpota, in Benin; “Pace in Terra”, impegnata nel riscatto di persone vulnerabili vittime della tratta degli esseri umani, dell’emarginazione, del disagio o di gravi difficoltà economico-familiari; e “Santina”, per la costruzione di un refettorio nel carcere di Acapulco.

Tra i presenti, il comandante del Corpo, Domenico Giani, e il vice direttore della Direzione dei servizi di sicurezza e protezione civile, Gianluca Gauzzi Broccoletti. Hanno animato la liturgia i canti del coro della basilica di Santa Maria Ausiliatrice in via Tuscolana e del coro della polizia femminile della Lituania. Al termine della messa, una bambina ha consegnato al Papa una composizione di rose che è stata deposta ai piedi della statua della Madonna.

Il cappellano, don Fontana, nel saluto al Pontefice, ha raccontato la propria esperienza come cappellano, sottolineando lo spirito accogliente e cordiale con cui i gendarmi e i vigili del fuoco svolgono il loro servizio. Il salesiano ha poi assicurato al Papa che «in tutti c’è la buona volontà e la massima disponibilità a servire lei e la Chiesa nella comunione, nella stima reciproca, con dedizione e amore anche se spesso ciò comporta non pochi sacrifici a livello personale e familiare». Quanto si fa, infatti, non «è solo un lavoro ma una missione vissuta nell’impegno, nella coerenza, nella testimonianza e nella solidarietà». Il sacerdote ha rimarcato poi l’importanza di una formazione sempre più rispondente alle sfide di oggi, così «da aiutarci a essere nel proprio servizio e nella ferialità di una semplice e coerente vita sacramentale, “onesti cittadini e buoni cristiani”».

Nel pomeriggio di domenica 29, nel Cortile quadrato dei Musei Vaticani, si sono svolti i festeggiamenti per la ricorrenza del santo patrono. Dopo il saluto del cardinale Bertello — presente insieme con il vescovo Vérgez Alzaga e il prefetto della Casa pontificia, l’arcivescovo Georg Gänswein — il sostituto della Segreteria di Stato, l’arcivescovo Edgar Peña Parra (che ha dato lettura del messaggio del Papa pubblicato in questa pagina) ha preso la parola alla presenza, tra gli altri, del comandante e di ufficiali della Guardia svizzera, di rappresentanti delle forze dell’ordine italiane e di molti familiari e amici dei gendarmi. «Oggi — ha detto — si rinnova uno fra i più significativi appuntamenti dello Stato della Città del Vaticano: la festa della Gendarmeria, che raduna tante persone provenienti da diversi ambiti istituzionali, sociali ed ecclesiali, per condividere in letizia un momento di festa, suggestivo e carico di significato». A nome della Santa Sede, ha aggiunto, «desidero esprimere a tutti i singoli gendarmi, il grazie più cordiale per il loro apprezzato servizio, per la loro professionalità, per la loro disponibilità alla collaborazione». Il sostituto ha poi rivolto il pensiero a coloro, e «sono la maggioranza, che in ruoli subalterni svolgono, con abnegazione e umiltà, la loro preziosa opera, sempre pronti ad affrontare con efficacia ogni evenienza».

L’indispensabile apporto che la Gendarmeria offre «all’attività istituzionale della Santa Sede e del Papa richiede prudenza, solerzia e generosità». Il riferimento è stato alla rilevante attività connessa con le visite pastorali in Italia e con i viaggi del Pontefice all’estero, come pure ai peculiari compiti svolti in occasione delle celebrazioni liturgiche e delle udienze in Vaticano. «La presenza e l’intervento dei gendarmi — ha sottolineato il presule — sono sempre caratterizzati da un composto atteggiamento di discrezione e di cortesia». Così anche nelle «funzioni di sicurezza e di ordine pubblico, possiamo apprezzare efficienza e ponderatezza, uniti a diligente senso del dovere e viva attenzione al bene comune». Questo stile, ha detto rivolto ai gendarmi, fa parte «della lunga storia e della nobile tradizione del vostro benemerito Corpo e ne rappresenta il vostro patrimonio morale». Esso comprende «costante fedeltà ai principi del Vangelo e all’insegnamento della Chiesa, solido nutrimento spirituale mediante l’ascolto della Parola di Dio e la preghiera». Da qui l’invito a conservare questo «prezioso patrimonio morale e spirituale, attingendo incessantemente ad esso per testimoniare una sempre viva lealtà al successore di Pietro e un’autentica e limpida vita cristiana in famiglia, nel lavoro, nei luoghi di distensione e nei vari ambienti che frequentate».

In precedenza il comandante Giani aveva tracciato il consueto bilancio dell’attività svolta dai gendarmi, sottolineando come «la nostra è una storia ormai ultracentenaria: un traguardo considerevole, di cui essere fieri, e noi lo siamo». Alla base di questa storia «ci sono grandi ideali, ma anche i nostri personali riferimenti, sentimenti genuini che ci caratterizzano in maniera profonda: disciplina, obbedienza, fraternità, carità e umanità». La Gendarmeria, ha fatto notare, «è una struttura gerarchicamente organizzata, che si occupa di ordine pubblico e della sicurezza del Papa, innanzitutto». La sicurezza non «è un muro, ma un ponte: impegno, cioè, per facilitare l’incontro del Papa con i fedeli, nell’articolato esercizio del suo ministero». Giani ha poi sottolineato un aspetto particolare: solo nella disciplina, «il nostro compito di garantire sicurezza e ordine pubblico riesce a coniugarsi con l’accoglienza e con l’essere gente di pace». Per questo la Gendarmeria ha «un carattere unico: ai compiti istituzionali — sicurezza, vigilanza, ordine pubblico, attività giudiziaria — come un normale organo di polizia, unisce la capacità di garantire l’incontro, l’accoglienza, il dialogo che il Papa vive continuamente con i fratelli tutti».

L’obbedienza al Pontefice, ha aggiunto il comandante, è un tratto che «contraddistingue, così come l’adesione alla fede cattolica». L’obbedienza, ha aggiunto, «ci porta anche ad allargare la visuale del nostro servizio, come si è verificato in alcuni Paesi», come nella Repubblica Centrafricana, dove la Gendarmeria ha avuto «un ruolo di peacekeeping per tentare di facilitare la riconciliazione in un contesto che tanto sta a cuore a Papa Francesco». Giani ha anche sottolineato la dimensione della fraternità, che, ha detto, «è indice di un cammino vocazionale». Essa però, ha concluso, «va accolta, vissuta, amata, va sentita dentro di noi; nel nostro cuore, nella nostra mente, nella nostra anima». Fraternità che è «sinonimo di fratellanza: per san Francesco, il “dono” dei fratelli precede l’illuminazione circa la sua vocazione». (nicola gori)

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