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Custodi del creato

· Giornata di studio organizzata dal dicastero per la famiglia ·

Come porre rimedio agli errori e risanare le ferite inferte al creato e alla famiglia umana? Su che basi ricostruire quel patto con il creato sancito al cospetto del Creatore nel paradiso terrestre? Che significa per l’uomo contemporaneo ritrovare l’Eden, cioè un rapporto sano e fecondo con il creato nel rispetto della missione affidataci da Dio? Sono queste le domande alle quali si è cercato di dare una risposta nella giornata di studio «Famiglia custodisci il creato!» organizzato dal Pontificio Consiglio per la famiglia, in collaborazione con l’associazione culturale Greenaccord, sabato 29 marzo a Roma, nella sala san Pio X.

Più che tema di riflessione sembra essere un grido destinato a riecheggiare nel mondo quello proposto per la giornata che è stata incentrata sulla lectio magistralis tenuta dal metropolita ortodosso di Helsinki, Ambrosius, e conclusa dal cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi.

In apertura dei lavori l’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente del dicastero organizzatore, nel rivolgere il suo saluto ai partecipanti, ha dato lettura del telegramma, a firma del segretario di Stato cardinale Pietro Parolin, con il quale Papa Francesco ha voluto esprimere la sua certezza che «la famiglia, custode privilegiata del dono della vita, sia anche luogo fondamentale di educazione al rispetto del grande dono della creazione». Il Pontefice si augura poi che «si intensifichi presso credenti e non credenti la consapevolezza della comune responsabilità per l’intera famiglia umana e per il mondo, casa comune affidata alla custodia di tutti».

Nell’intervento introduttivo l’arcivescovo Paglia ha poi spiegato il senso della giornata, organizzata «per evidenziare l’urgenza che le famiglie maturino la consapevolezza che è parte essenziale della loro vita un nuovo rapporto con il creato», cioè quel dono immenso che è stato affidato da Dio all’uomo perché lo custodisse. «Oggi purtroppo — ha notato il presule — dobbiamo constatare che l’uomo moderno ha tradito questa sua missione». Un errore antropologico causato dal fatto di aver creduto «che siamo stati posti al centro del giardino dell’Eden per godere solo per noi stessi e subito dei frutti della terra, senza pensare agli altri né di oggi né di domani». E ha poi ammonito che «se i credenti di ogni religione e i non credenti non sono consapevoli che alla base della distruzione della natura c’è un errore antropologico, non si salverà né l’uomo né la natura».

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