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​Curare con le rose

· ​Storia di un misterioso benefattore ·

Il titolo è Lettera ai miei figli sull’incertezza ma potrebbe essere Giobbe oggi o qualcosa di simile (Milano, Quattro D, 2016, pagine 185, euro 14,90). Ricco, molto ricco grazie all’ingente patrimonio che ha ereditato da suo padre e a una vita di lavoro — è un trader finanziario esperto capace di guadagnare cifre altissime in pochi minuti — Andrea, il protagonista del libro, sente la necessità di condividere con gli altri un po’ del suo benessere.

John William Waterhouse, «The Soul of the Rose» (1908, particolare)

I giornali lo chiamano “l’angelo invisibile”; è lui il misterioso benefattore venuto alla ribalta delle cronache nel 2012 grazie al «Corriere della Sera». Leggendo gli articoli sulle persone in difficoltà, spesso decide di intervenire con un aiuto economico, senza chiedere nulla in cambio e senza mai rivelare il suo nome. Andrea non si limita a staccare assegni, segue personalmente le persone che aiuta, ma ci tiene a mantenere l’anonimato. Per lo stesso motivo, nel medioevo i membri delle confraternite della Misericordia aiutavano i malati coperti da un cappuccio, per non poter essere riconosciuti in seguito e donare davvero il loro tempo gratis et amore Deo. Andrea è riuscito sempre a depistare giornalisti in cerca di scoop e semplici curiosi. Essere pubblicamente additato come filantropo lo metterebbe a disagio. Aiuta gli altri per il gusto di farlo, sfidando l’incomprensione quando non il disprezzo dei suoi familiari e — cosa ancora più dolorosa — dei suoi figli.

Improvvisamente la sua vita cambia; va in ko tecnico a causa di una malattia misteriosa che due giorni su tre gli impedisce di alzarsi dal divano e gli toglie tutto, anche l’energia per aiutare gli altri.

«Non è una bella sensazione quando il cuore smette di battere. Poi ricomincia. Poi smette di nuovo» racconta Andrea. Il confine tra la vita e la morte diventa sempre più labile, e le domande si fanno sempre più pressanti. Ormai è talmente debole e confuso da non riuscire neanche a concludere la lettera che vuole scrivere ai suoi figli, in cui spiega cosa sente e cosa pensa, che cosa vorrebbe restasse di lui. Andrea, che ha dedicato tutto al prossimo, si sente solo.

Poi un giorno, poco prima di Natale, per strada incontra Giovanni, un ex giardiniere senzatetto dai grandi occhi verdi quasi ciechi che vuole togliersi la vita perché ha una malattia che non gli lascia scampo. Per fermarlo gli propone un patto: «Ho delle bellissime rose inglesi che non riesco neanche a potare. Resta a curare il mio terrazzo fino a quando fioriranno le rose e poi farai ciò che desideri». Con l’arrivo dello sconosciuto cominciano a susseguirsi eventi singolari, come se il passato di Andrea lo venisse a trovare.

Chi è, davvero, Giovanni? Qual è il senso del suo arrivo? Il dialogo serrato — a volte teso, fino al litigio — con lui lo aiuta a riconciliarsi con il presente, mentre la malattia avanza sempre più grave e sempre meno comprensibile secondo le logiche umane. «Sono certo — scrive Andrea — che il dividendo umano (mi piace chiamarlo così) che ne trarrò sarà di molto superiore a quello economico. Questi anni sono stati splendidi da questo punto di vista ma so che quelli che verranno saranno anche migliori». Il bene, semplicemente, fa bene, anche in mezzo alle contraddizioni più lancinanti. Torna in mente un passo del capolavoro di Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos, Les liaisons dangereuses. Quando Valmont aiuta una famiglia contadina solo allo scopo di apparire in una luce migliore davanti alla signora di Tourvel resta stupito dal piacere che si prova a fare il bene; «sarei tentato di credere — aggiunge con la consueta malizia — che quelle che noi chiamiamo persone virtuose non hanno poi tutto quel merito che tutti si compiacciono di metterci davanti agli occhi» (lettera xxi).

Anche Andrea si accorge che l’allenamento al bene gli fa vedere cose che prima non vedeva: una luce strana negli occhi del professionista di mezz’età in crisi dopo la morte della moglie, la dolcezza inaspettata di Anna, due bimbi da crescere da sola e un terzo in arrivo. Evidentemente anche un “buono” come Andrea, non solo il vecchio Scrooge, ha bisogno del suo personalissimo, privato Christmas Carol, per far pace con il suo passato e, soprattutto, con il suo imminente futuro.

di Silvia Guidi

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12 dicembre 2019

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