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Cuore certosino della Calabria

· Benedetto XVI tra la comunità dei monaci ·

Provengono dall’Italia, dalla Francia, dal Portogallo e dalla Slovacchia, e fino a qualche mese fa erano rappresentati anche altri Continenti. Ognuno ha alle spalle un’esperienza e un bagaglio culturale distinti. Uno è addirittura una ex stella del calcio: fra’ Paolo, al secolo Joaquim Rafael De Fonseca, ala destra negli anni Sessanta dello Sporting club di Lisbona. E poi avvocati, impiegati, professionisti, insegnanti, un liutaio, un barista, un contadino, e un ex seminarista. Li accomuna la vocazione al silenzio e all’eremitaggio sull’esempio di san Bruno di Colonia. Sono i quattordici certosini, compresi i due postulanti, i due novizi e i due professi temporanei, della certosa di Serra San Bruno, che hanno potuto coronare la gioia sperata di incontrare Benedetto XVI nel pomeriggio di domenica 9 ottobre.

Lo attendevano da tempo, con entusiasmo e con emozione che per qualche momento ha interrotto il ritmo quotidiano della vita scandita nei minimi particolari dalla regola certosina. Per qualche ora la pace del luogo è stata come sospesa dalla presenza di amici, ospiti, giornalisti, fotografi e cameramen, addetti alla sicurezza del Papa. Il vento gelido di tramontana accompagnato dalla pioggia non ha impressionato i certosini, abituati a questo luogo con un clima di montagna che ricorda la Svizzera, e per questo scelto proprio da san Bruno per fondare la sua certosa. È ancora presente in mezzo a loro non solo con il carisma, ma anche con i suoi resti contenuti nell’urna esposta sopra l’altare della chiesa. Appena il Papa è giunto — accompagnato da monsignor Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro-Squillace — il priore Jacques Dupont gli è andato incontro, prostrandosi, per accoglierlo e lo ha accompagnato fino alla chiesa, dove un lungo applauso ha interrotto il silenzio che aveva caratterizzato l’attesa.

Prima del canto de vespri secondo il proprio della domenica, il priore ha rivolto un breve saluto di benvenuto al Pontefice. della domenica. Nell’omelia Benedetto XVI ha sottolineato il legame profondo tra il ministero petrino e la vita contemplativa, tra il servizio pastorale all’unità della Chiesa, che è proprio del Pontefice e la vita monastica. I vespri si sono celebrati secondo l’antica liturgia dei certosini, caratterizzata dalla sobrietà, intesa come forma di spogliamento richiesta dalla vita eremitica, e dalla semplicità. Una semplicità toccata con mano durante i vespri, che i certosini hanno cantato con una voce sola, senza alcuno strumento musicale di accompagnamento, come stabilito dai loro statuti. Il canto certosino, d’altronde, non è fondamentalmente diverso dal canto piano gregoriano. Si differenzia soprattutto per la sobrietà e l’austera semplicità.

Terminati i vespri Benedetto XVI nella sagrestia ha firmato il libro degli ospiti illustri. Oltre ai monaci di Serra San Bruno, c’era il priore della certosa di Portes in Francia, in rappresentanza del ministro generale, che risiede nella Gran certosa, il sotto priore, il procuratore e il bibliotecario della seconda certosa italiana, quella di Farneta (Lucca) e un monaco della comunità che fa il cappellano alla certosa femminile della Trinità, fondata nel 1994 a Dugo in provincia di Savona. Il priore ha donato a Benedetto XVI alcuni ricordi. La comunità ha offerto un liuto barocco a 10 corde accordato in re minore, realizzato proprio da uno dei certosini. L’artistico oggetto musicale è stato costruito seguendo il modello di un liuto del XVII secolo di autore anonimo, presente nella collezione del Conservatoire national supérieur de musique di Parigi. È stato interamente realizzato a mano con la stessa tecnica utilizzata all’epoca, impiegando legno di acero, cedro rosso ed ebano. Un’opera dunque molto particolare, sulla quale il certosino ha voluto intagliare il rosone tipico delle chiese medioevali e lo stemma di Benedetto XVI sulla fascia di chiusura della cassa armonica. Il priore ha offerto al Pontefice altri due doni: a nome del ministro generale 28 incisioni originali realizzate da un monaco certosino di Parkminster (Inghilterra), che rappresentano le certose oggi abitate in Europa, in America e in Asia. L’altro a nome delle monache certosine. Si tratta di una pergamena di montone, dipinta con colori prodotti in casa, minerali lapislazzuli e malachite, colori classici, tradizionali dell’arte della «miniatura» molto duri, macinati a mano fino a ottenere il pigmento finissimo che è la base del colore. Prima che il Papa lasciasse la certosa il priore gli ha fatto visitare una cella e l’infermeria della comunità.

La visita alla certosa era stata preceduta dall’incontro, sul piazzale di Santo Stefano antistante il complesso monastico, con la popolazione di Serra San Bruno. Presenti anche migliaia di fedeli provenienti da tutta la diocesi di Catanzaro-Squillace, nella cui circoscrizione si trova la località del vibonese. Il sindaco Bruno Rosi aveva salutato il Pontefice a nome di tutti i cittadini. Si è trattato di un incontro breve ma molto intenso.

A conclusione della giornata il Papa è ripartito in elicottero alla volta di Lamezia Terme, dove all’aeroporto lo attendevano per il commiato le autorità. all’arrivo. Verso le ore 20 il decollo dell’aereo che lo ha riportato a Ciampino. Alle 21 circa l’atterraggio e poi il rientro, in macchina, in Vaticano.

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